LIONEL SHRIVER.
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..E ORA PARLIAMO DI KEVIN.
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Parte 2.
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PIEMME Editrice.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Primo gennaio 2001.
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Caro Franklin,
se vuoi definiscilo pure un proposito per il nuovo anno, sar sincera, visto che mi sono sempre
trattenuta dal confessartelo: io odiavo quella casa. L'ho odiata a prima vista. Non  mai migliorata ai miei occhi.
Ogni mattina mi svegliavo e mi trovavo davanti le superfici levigate, le finiture eleganti, il
morbido profilo orizzontale, e la odiavo intensamente.
Ti concedo che la zona di Nyack, immersa nel verde e affacciata sull'Hudson, sia stata una
buona scelta. Hai avuto l'accortezza di optare per la contea di Rockland, nello stato di New York,
piuttosto che per qualche localit nel New Jersey, uno stato in cui sono sicura ci siano dei posti
adorabili per vivere ma che ha un qualcosa che di certo mi avrebbe uccisa. Nyack era una zona di
integrazione razziale, e, a colpo d'occhio, poco pretenziosa, anche se a differenza di Chatham, il suo
aspetto genuino e modesto era un'illusione, dato che quasi tutti i nuovi arrivati negli ultimi decenni
erano ricchi da far schifo. Con la sua Main Street incessantemente attraversata da Audi e BMW, i
costosissimi bar brulicanti di gente, dove servivano fajita e vino bianco, i bilocali umidi e fuori mano in
vendita a settecentomila dollari, la pi grande pretesa di Nyack era la sua mancanza di pretese.
In effetti, mi sentii venir meno quando per la prima volta attraversammo a bordo del tuo pick-up
il lungo e pomposo viale della Palisades Parade. Non mi avevi detto nulla della propriet, per farmi
una sorpresa. Be', ero davvero sorpresa. Un edificio di vetro e mattoni, a un solo piano, con il tetto
piatto, che a prima vista assomigliava al quartier generale di qualche untuosa associazione di
beneficenza con troppi soldi da spendere, di quelle che conferiscono premi per la pace a Mary
Robinson e Nelson Mandela.
Non avevamo mai discusso di quello che desideravo io? Avresti dovuto averne un'idea. La casa
dei miei sogni era un vecchio edificio vittoriano, alto tre piani pi l'attico, pieno di anfratti e nicchie il
cui scopo ormai era dimenticato: appartamenti per la servit e stanze degli attrezzi, cantine,
affumicatoi, montavivande e camminamenti. Una casa che cadeva a pezzi, che colava storia
dall'ardesia scheggiata, che chiedeva a gran voce difficili riparazioni del sabato pomeriggio alla
balaustra malferma, mentre il profumo della torta che si raffreddava sul bancone saliva ai piani
superiori. L'avrei arredata con sof di seconda mano, la cui fodera a fiori sarebbe stata scolorita e
sfilacciata, tende di scarto con i legacci infiocchettati, credenze di mogano con i vetri macchiati.
Accanto al dondolo sul portico, i gerani sarebbero cresciuti rigogliosi in un vecchio secchio per il latte.
Non andr avanti, perch tu sai esattamente di cosa sto parlando. So che sono difficili da
riscaldare, so che sono piene di spifferi, so che ci sarebbe stata una perdita nella cisterna dell'acqua e
che la bolletta della luce sarebbe stata altissima, so che ti avrebbe angosciato il pensiero che il pozzo in
cortile sarebbe stato un pericolo per i monelli del vicinato, perch ho un'immagine cos vivida di quella
casa che potrei camminare attraverso il giardino incolto con gli occhi chiusi e cadere io stessa in quel
pozzo.
La mia casa ideale era confortevole e avrebbe chiuso fuori il mondo; le tue enormi
porte-finestra che si affacciano sull'Hudson (devo ammetterlo la vista era formidabile), erano il
simbolo di una casa sempre aperta. I sassolini rosa e i sentieri lastricati ne costeggiavano i confini come
un gigantesco tappetino di benvenuto. Lungo la facciata e il vialetto centrale c'erano cespugli ben
potati. Non alberi di noce, viluppi intricati di solidago, muschio, ma cespugli ben potati. E tutto
intorno? Un prato all'inglese.
Spalancasti la porta. L'ingresso scivolava in un salotto grande come un campo di basket, da l
partivano due brevi scalinate che portavano nella sala da pranzo, separata dalla cucina solo da un
divisorio basso sopra il quale si potevano posare le vivande. Ancora non avevo visto una sola porta. Mi
venne il panico, pensai: Non ci si pu nascondere da nessuna parte.
Dimmi che non  d'effetto dicesti.
Io risposi in tutta onest: Sono attonita.
Io credevo che un bambino piccolo, lasciato libero su una vasta distesa di legno lucido, senza
mobili, brillante sotto un sole insipido, si sarebbe messo a correre all'impazzata, sarebbe scivolato nei
corridoi con le calze, ridacchiando, scatenandosi, per nulla turbato dall'asettica desolazione nella quale
sarebbe stato proiettato. Invece, Kevin si aggrappava alla tua mano a peso morto, e dovemmo spingerlo
ad andare in esplorazione. Cammin lento fino al centro del salone, e l si sedette. Erano stati molti i
momenti in cui mi ero sentita distante da mio figlio, ma quella volta  i suoi occhi simili a quelli di
Annie O, la piccola orfanella, inespressivi come un mucchietto di cera  non avrei potuto sentirmi pi
vicina a lui.
Devi vedere la camera da letto dicesti, e mi prendesti la mano. I lucernari sono spettacolari.
Lucernari! esclamai, fingendomi allegra.
Tutti gli angoli della nostra enorme camera da letto erano obliqui, il soffitto inclinato. L'effetto
era stridente, e la palese sfiducia nei confronti delle usuali parallele e perpendicolari, cos come il
rifiuto per il concetto di stanza, mi rendeva insicura.
Diversa, eh?
Diversa! A un certo punto degli anni Novanta, le distese di tek passarono di moda. Non
c'eravamo ancora, ma io avevo avuto una premonizione.
Mi mostrasti la cesta per la biancheria in tek, che intelligentemente poteva fungere anche da
panca, sul coperchio era legato un cuscino giallo con disegnate delle faccine sorridenti. Facesti
scivolare le porte scorrevoli del guardaroba sulle rotaie oliate. Gli oggetti mobili della casa erano del
tutto silenziosi, ogni superficie levigata. Le ante del guardaroba non avevano maniglie. Non c'erano
chiodi o viti. I cassetti avevano dei piccoli tasselli. Gli armadi della cucina si aprivano e si chiudevano
con un morbido clic.
Mi accompagnasti in veranda, attraverso le porte a vetri scorrevoli. Pensai: Ho una veranda.
Non avrei mai gridato Sono in terrazza! ma Sono in veranda. Mi dissi che era solo una parola,
eppure quella piattaforma chiamava a gran voce i barbecue con dei vicini che non mi piacevano
neppure tanto. Le bistecche di pescespada sarebbero state crude un minuto e troppo cotte quello
successivo, e io ci avrei patito.
Tesoro, lo so che ti sembrer ingrata, avevi cercato duramente, ti eri buttato nel lavoro di
trovare una casa con la seriet che dedicavi all'esplorazione di location per la Gilette. Ora sono pi
consapevole delle scarsit di beni immobili in questa zona, perci confido che tutte le altre propriet
che avevi visto fossero terribili. Mentre questo posto non lo era. Gli architetti non avevano badato a
spese. I legni erano preziosi  anche se un po' affettati  la rubinetteria dorata. I vecchi proprietari
l'avevano progettata nei minimi dettagli. Avevi comprato la casa dei sogni di qualche altra famiglia.
Me lo figuro. Una coppia industriosa  passata da squallidi appartamenti in affitto a una serie di
villette senza pretese, finch finalmente: un'eredit, la ripresa del mercato, la promozione. Finalmente
si possono permettere di costruire da zero la casa che hanno sempre sognato. La coppia si rovina gli
occhi sui progetti, cercando il modo di nascondere gli armadi, di separare morbidamente il salotto dallo
studio (Con una PORTA vorrei gridare, ma  troppo tardi per il mio consiglio barboso). Tutti quegli
angoli innovativi sembrano cos dinamici sulla carta. Persino i cespugli sono adorabili alti una spanna.
Ma io ho una teoria sulle case dei sogni. Non ne ho mai vista funzionare una. Parte del
problema sta nel fatto che a prescindere da quanti soldi sperperi in battiscopa di quercia, una casa senza
storia rimane comunque povera.
In altri termini, la questione sembra affondare le sue radici nella natura stessa della bellezza,
una qualit elusiva in maniera sorprendente, e che di rado si pu comprare con il denaro. Scappa via di
fronte agli sforzi eccessivi. Compensa la casualit, si degna di mostrarsi per capriccio, per fatalit.
Tu stesso dicesti che la casa aveva solo tre anni. Tre anni? Quello era il tempo che doveva
essere stato necessario per costruirla! Chi  che si sarebbe imbarcato in un'impresa simile per
andarsene appena finita? Magari il signor Proprietario era stato trasferito a Cincinnati, ma avrebbe
potuto rifiutare il lavoro. Cos'altro lo avrebbe potuto allontanare da quella pesante porta d'ingresso se
non una profonda repulsione per la sua stessa creatura? Chi avrebbe potuto vivere giorno dopo giorno
con davanti il fallimento della propria immaginazione reso solido come mattoni?
Com' possibile, ti domandai mentre mi portavi nel giardino sul retro che le persone che
hanno costruito questo posto lo abbiano venduto tanto presto? Dopo avere realizzato una casa cos
dichiaratamente... ambiziosa?
Ho avuto l'impressione che si trattasse di due persone che andavano in due diverse direzioni.
Un divorzio.
Be', non  che per questo la propriet sia maledetta o che altro.
Ti guardai con curiosit. Non ho detto questo.
Se le case trasmettessero quel genere di cose, dicesti con violenza non ci sarebbe in tutto il
paese una capanna sicura per un matrimonio felice.
Maledetta?  evidente che avessi intuito che, per quanto apparisse gradevole la vita in un
sobborgo  grandi parchi, aria fresca, ottime scuole  eravamo scivolati, in maniera drammatica, fuori
strada. Eppure quello che adesso mi colpisce non  tanto la tua intuizione, quanto la tua capacit di
ignorarla.
Quanto a me, io non ebbi alcuna premonizione. Ero solo sconcertata, non capivo come fossi
finita, dopo la Lettonia e la Guinea Equatoriale, a Gladstone, nello stato di New York. Riuscivo a
malapena a tenermi in equilibrio, come fossi in piedi sulla tavola da surf durante un'alta marea nelle
acque luride a Far Rockaway, mentre il nostro nuovo acquisto emanava onde su onde di luminosa
bruttezza.
Com' possibile che tu non le vedessi?
Forse perch hai sempre avuto una propensione per gli arrotondamenti. Al ristorante, se il
quindici per cento del conto era diciassette dollari, tu arrotondavi sempre la mancia a venti. Quando
capitava di passare una serata estenuante con dei nuovi vicini, avrei potuto scommetterci, tu avresti
proposto di offrire alla coppia una seconda opportunit. Quando Marina, quella ragazza italiana che
conoscevo a malapena, si ferm da noi per due notti e il tuo orologio spar, io ero furibonda, tu invece
ti convincesti di averlo lasciato in palestra. Andare a pranzo con Brian e Louise doveva essere
divertente? Era divertente. Sembravi capace di levigare e smussare tutti gli angoli. Mentre mi
accompagnavi nel gran tour della nostra nuova propriet, il tuo atteggiamento da agente immobiliare
senza scrupoli contrastava con l'espressione affettuosa nei tuoi occhi, mi imploravi di assecondarti.
Parlasti senza sosta, come se fossi incapace di fermarti, e un velo di isteria tradiva in modo fatale il tuo
sospetto che il numero 12 di Palisades Parade non fosse uno straordinario esempio di moderna
architettura ma un ampolloso flop. Comunque, attraverso una complessa combinazione di ottimismo,
desiderio e spacconeria, tu smussasti gli angoli. Sebbene la parola pi brutale per definire quello che
facesti sia mentire, non si pu negare che la delusione sia una variante della generosit. Dopotutto, hai
praticato l'arrotondamento con Kevin fin dal giorno della sua nascita.
Quanto a me, io sono un'intransigente. Preferisco che le mie fotografie siano bene a fuoco.
Anche a rischio di essere tautologica, a me una persona piace solo quando mi piace. La mia vita
emotiva ha un'assoluta precisione matematica, fino al secondo, o persino al terzo decimale, al punto da
concedere persino a nostro figlio di avere un certo grado di gradevolezza. In altre parole, Franklin: io
avrei lasciato diciassette dollari.
Spero di essere riuscita allora a convincerti che trovavo la casa deliziosa. Era la tua prima
grande decisione presa in autonomia, e non avevo alcuna intenzione di sputarci sopra solo perch la
prospettiva di abitare in quel luogo mi faceva venire voglia di tagliarmi le vene dei polsi. Dentro di me,
stabilii che il problema non era il tuo diverso gusto estetico (o la tua totale mancanza di gusto), era solo
che tu eri molto suggestionabile. Io non ero al tuo fianco a sussurrarti all'orecchio le controindicazioni.
In mia assenza, ti rifugiasti nel gusto dei tuoi genitori.
O quantomeno in una versione aggiornata del loro gusto. Palisades Parade cercava in maniera
letale di essere al passo con i tempi; la casa che i tuoi genitori avevano costruito a Gloucester, nel
Massachusetts, era un classico saltbox del New England. Ma il non badare a spese, l'ingenua fede
nel concetto di carino, erano inconfondibili.
Non mi sentivo di sposare appieno il motto di tuo padre: I materiali sono tutto. Per precisare,
riconoscevo il valore delle persone che facevano delle cose, e le stimavo molto: Herb e Gladys si sono
costruiti la loro casa, affumicavano il salmone, facevano la birra. Ma non avevo mai incontrato nessuno
che vivesse in modo cos netto a tre dimensioni. Le uniche volte che ho visto tuo padre eccitato  stato
per un ceppo d'acero ricurvo o una birra scura con la schiuma cremosa, e penso che in entrambi i casi a
scatenare la sua ammirazione fosse la perfezione statica; sedere davanti al fuoco, sorseggiare una buona
birra, non erano che effetti collaterali. Tua madre cucinava con la precisione di un chimico, e
mangiavamo bene quando andavamo a trovarli. La torta di lamponi con la meringa era stata copiata da
qualche rivista, eppure avevo comunque il forte sospetto che fosse la torta come oggetto l'obiettivo e
che mangiare il dolce, e quindi devastare quella creazione, fosse una sorta di atto vandalico. (Come si
spiegherebbe se no che tua madre, esile come un cadavere, era un'ottima cuoca ma non aveva mai
appetito?)
Eppure tutto in casa loro era tirato a lucido: tanta lucentezza per nascondere il fatto che sotto
non c'era nulla. Non leggevano; c'era qualche libro, un'enciclopedia (le coste color vinaccia davano un
tocco di calore allo studiolo), ma gli unici volumi sfogliati erano i manuali, libri di fai-da-te e di cucina.
Non capivano come fosse possibile che qualcuno potesse apprezzare un film senza il lieto fine o
comprare un quadro che non fosse grazioso. Possedevano un impianto stereo di prim'ordine, con casse
da mille dollari ciascuna, ma solo una manciata di CD. Raccolte: il meglio dell'opera, i capolavori della
musica classica. Potrebbe sembrare pigrizia, ma in realt la situazione era molto pi disperata: non
sapevano a cosa servisse la musica.
Certo, ogni volta che andavamo a trovarli parlavamo di tutto questo in modo esaustivo, dato che
mangiavamo troppo e vivevamo a sessanta chilometri dal cinema pi vicino, e avevamo scelto di
sezionare i tuoi genitori come forma di intrattenimento. Il punto  che quando Kevin... il gioved... non
erano preparati. Non potevano trovare la macchina giusta, come l'apparecchio tedesco per togliere i
semini ai lamponi, per riuscire a elaborare questi eventi e dar loro un senso. Quello che ha fatto Kevin
non era razionale. Non ha reso un motore pi silenzioso o una puleggia pi efficiente; non serve a
distillare la birra o ad affumicare il salmone. Non fa calcoli; , dal punto di vista materiale, un'idiozia.
L'ironia della sorte  che sebbene i tuoi genitori avessero sempre deplorato la sua mancanza di
industriosit protestante, erano loro due ad avere con Kevin pi cose in comune di chiunque altro. Non
sapevano a cosa servisse la vita, e lo stesso pu dirsi di Kevin; la cosa interessante  che sia i tuoi
genitori sia il tuo primogenito detestano il tempo libero.
Non dimenticher mai la prima volta che andai a trovare i tuoi dopo il gioved. Confesso di aver
procrastinato; un gesto di debolezza. Ero sicura che sarebbe stato incredibilmente difficile, anche se tu
fossi riuscito a venire con me, ma certo la rottura irreversibile del nostro matrimonio lo impediva.
Soli, senza il cuscinetto protettivo del loro figlio, si present subito la cruda realt, non avevamo pi
alcun legame. Penso che anche loro avvertissero lo stesso distacco. Quando tua madre apr la porta, il
suo viso divenne cinereo, ma quando mi invit a entrare, us lo stesso tono con cui avrebbe fatto
accomodare un rappresentante della Hoover.
Definire tua madre rigida sarebbe ingiusto, ma  straordinaria per le convenzioni sociali. Le
piace sapere cosa fare adesso e cosa succeder poi. Per questo  una tale appassionata delle cene
elaborate. L'ordine delle pietanze la tranquillizza, la zuppa sempre prima del pesce, e non resiste, come
facevo io, all'opportunit di riempire la giornata cucinando tre pasti al giorno, di servire a tavola e di
pulire la cucina. Al contrario di me, non lotta contro le convenzioni, non le vive come una costrizione;
 una persona piena di buone intenzioni, ma priva di immaginazione, ed  grata alle regole. Ahim, non
si trova da nessuna parte sui manuali di galateo come comportarsi a un t del pomeriggio con la tua ex
nuora, dopo che tuo nipote ha commesso un omicidio di massa.
Mi fece accomodare nel salotto degli ospiti, invece che in quello privato, e questo fu un errore;
la rigidit delle sedie con la spalliera alta serv solo a dare enfasi al fatto che al confronto le regole
erano in caduta libera. Il colore dei fiori sul velluto verde acqua e rosa antico contrastava talmente con
il livido sottotesto della mia visita da far sembrare le poltrone ammuffite e leggermente nauseabonde;
del colore del fango. Tua madre fugg in cucina. Fui tentata di gridarle di non preoccuparsi, che tanto
non sarei riuscita a mangiare niente, quando realizzai che negarle questo piccolo adempimento, a cui
era grata, sarebbe stato crudele. Pi tardi mi sforzai persino di mangiare uno dei suoi spiedini di
formaggio, anche se mi diede la nausea.
Quando tuo padre sal dal seminterrato (sentii i suoi passi sulle scale e lottai per allontanare il
terrore; sebbene avesse settantacinque anni era sempre stato un uomo vigoroso, e ora i passi erano
troppo lenti e pensati), notai che era profondamente cambiato. Gli abiti da lavoro di cotone gli
cascavano addosso con grandi pieghe. Erano passate solo sei settimane, mi sconvolgeva che in un
periodo cos breve potesse aver perso tanto peso. La carne sul viso segnato era floscia: le pesanti borse
sotto gli occhi cascavano e lasciavano scoperti gli occhi orlati di rosso; le guance penzolavano come
quelle di un bracco. Mi sentii colpevole, infettata dalla logorante convinzione di Mary Woolford che la
colpa deve sempre ricadere su qualcuno. Del resto, anche tuo padre ne era convinto. Non  una persona
vendicativa, ma un costruttore di dispositivi elettronici in pensione (incredibile, costruiva macchine che
servivano a costruire macchine) affronta la questione della responsabilit collettiva e tratta gli affari
con la massima seriet. Kevin si era rivelato difettoso, e io ero il produttore.
Sbatacchiai la tazza sottile sul piattino di ceramica e mi sentii goffa. Domandai a tuo padre
come andasse il giardino. Mi parve confuso, come se avesse scordato di avere un giardino. I cespugli
di mirtilli, si ricord lugubre cominciano adesso a fruttare. La parola fruttare aleggi nell'aria. I
cespugli forse davano ancora i loro frutti, ma tuo padre sembrava inaridito.
E i piselli? Erano dolci e croccanti.
Sbatt le palpebre. La pendola batt le quattro. Non disse pi nulla dei piselli, e c'era un'orribile
nudit in quel nostro silenzio. Avevamo dimostrato che tutte le altre volte in cui l'avevo domandato, a
me non importava nulla dei piselli, e che in tutte quelle occasioni lui mi aveva risposto senza interesse.
Abbassai gli occhi. Mi scusai perch non ero passata a trovarli prima. Non dissero cose del tipo
Va bene, capiamo. Non dissero niente, perci continuai a parlare io.
Raccontai che sarei andata a tutti i funerali, se fossi stata benaccetta. I tuoi genitori non parvero
sconcertati da quel repentino cambio di argomento; in effetti stavamo parlando del gioved dal
momento in cui tua madre mi aveva aperto la porta.
Dissi che non volevo apparire insensibile, perci avevo telefonato ai genitori prima; un paio di
loro mi avevano semplicemente sbattuto il telefono in faccia. Altri mi implorarono di stare alla larga; la
mia presenza sarebbe stata indecente, aveva detto Mary Woolford.
Poi raccontai loro di Thelma Corbitt  ricordi, suo figlio Danny era il ragazzo smilzo con i
capelli rossi, l'amico attore  che fu tanto gentile da mettermi in imbarazzo. Osai dire a tua madre che
la tragedia sembra tirare fuori molti aspetti inattesi del carattere delle persone. Dissi che era come se
certa gente (pensavo a Mary) fosse avvolta nella plastica, sottovuoto come le cene dei ragazzi che
girano zaino in spalla, e non pu fare altro che sudare nel proprio inferno privato. E altri sembrano
avere esattamente il problema contrario, come se il disastro li avesse immersi nell'acido, avesse
strappato loro lo strato esterno di pelle che un tempo li proteggeva dai dardi e dai colpi
dell'oltraggiosa fortuna. Per questo genere di persone, il solo camminare per le strade in balia di
qualsiasi vento sconosciuto diventa un'agonia, e il dolore si insinua nel recente divorzio di quell'uomo
o nel cancro alla gola di quella donna. Anche loro erano all'inferno, ma era l'inferno di tutti, questo
grande mare agitato, senza approdi, di rifiuti tossici.
Dubito di aver posto la questione in termini cos fantasiosi, ma dissi che Thelma Corbitt era il
genere di donna le cui sofferenze private erano diventate un esempio per la vita degli altri. Non feci
omaggio ai tuoi genitori di tutta la telefonata, naturale, ma mi torn in mente l'intera conversazione:
Thelma aveva ammirato subito il coraggio che avevo dimostrato con la decisione di alzare il telefono e
chiamarla. Mi invit al funerale di Denny, ma solo se per me non era troppo doloroso andarci.
Risposi che mi avrebbe fatto bene esprimere il mio cordoglio per la scomparsa di suo figlio, e
per una volta realizzai che non stavo semplicemente seguendo il flusso, ripetendo quello che dovevo
dire. Senza alcun aggancio logico, Thelma mi inform che Denny era stato chiamato cos in omaggio
alla catena di ristoranti dove lei e suo marito erano andati per il loro primo appuntamento. Cercai di
impedirle di andare avanti, perch mi sembrava pi semplice sapere il meno possibile riguardo al
ragazzo, ma a quanto pareva lei pensava che saremmo state entrambe meglio se avessi saputo chi era il
giovane che mio figlio aveva ucciso. Disse che Denny stava facendo le prove per la commedia di
primavera della scuola, Don't drink the water di Woody Allen, e lei lo aiutava con le battute. Ci
faceva ridere a crepapelle concluse. Io dissi che lo avevo visto in Streetcar e che (stiracchiai un po' la
verit) era stato favoloso. Sembrava cos compiaciuta, se non altro perch il suo ragazzo non
rappresentava una semplice statistica per me, un nome su un giornale, una tortura. Poi mi disse che si
domandava se per me non fosse pi dura che per tutte loro. Feci un passo indietro. Dissi che non era
giusto, che dopo tutto io avevo ancora mio figlio. Quello che disse dopo mi colp. Davvero? Ne sei
sicura? Non risposi, ma la ringraziai per la sua gentilezza, e poi ci perdemmo entrambe in un turbine
di reciproca gratitudine: una gratitudine quasi impersonale, eravamo riconoscenti per il semplice fatto
che ci fosse qualcuno al mondo non troppo orribile. Cominciammo tutte e due a piangere.
Cos, come ho detto ai tuoi genitori, andai al funerale di Denny. Mi sedetti in fondo. Ero vestita
di nero, anche se di questi tempi ai funerali  una cosa fuori moda. E poi in fila per andare a porgere le
mie condoglianze, porsi la mano a Thelma e le dissi: Mi dispiace per quello che ho perso. Ecco cosa
dissi, un lapsus, una gaffe, ma pensai che sarebbe stato peggio correggermi. Hai perso. I tuoi genitori
pensavano che dicessi delle stupidaggini. Mi guardavano impassibili.
Alla fine trovai rifugio nella logistica. Il sistema legale  a sua volta una macchina, se ne poteva
descrivere il funzionamento, cos come una volta tuo padre mi aveva spiegato, con poetica lucidit, il
funzionamento di un trasformatore catalitico. Dissi che Kevin era sotto custodia cautelare e non poteva
uscire su cauzione, e sperai che quella terminologia, familiare perch sentita in televisione, li potesse
confortare; non fu cos. Dissi che avevo ingaggiato il miglior avvocato possibile e cio, naturalmente, il
pi costoso. Pensavo che tuo padre avrebbe approvato; anche lui comprava sempre i prodotti di prima
fascia. Mi sbagliavo.
Mi interruppe in tono monotono. A che scopo?
Non lo avevo mai sentito porre questa domanda su niente in vita sua. Ammirai il balzo. Tu e io
avevamo sempre riso alle loro spalle, dicevamo che erano spiritualmente aridi.
Non ne sono sicura, anche se forse dovrei saperlo... per tirare fuori Kevin il prima possibile,
credo.
 quello che desideri? domand tua madre.
No... quello che desidero  tirare indietro l'orologio. Quello che desidero  non essere mai
nata, se questo  il risultato della mia vita. Non posso avere quello che desidero.
Ma vorresti che lo punissero? insistette tuo padre. Attenzione, non sembrava aggressivo. Non
ne avrebbe avuto l'energia.
Temo che mi sia scappata una risata. Solo un piccolo huh! Comunque, non fu una reazione
appropriata. Mi dispiace spiegai. Ma gli auguro buona fortuna. Sono sedici anni che io cerco di
punire Kevin. Niente di quello che gli portavo via lo preoccupava. Cosa potr fare il sistema di
correzione minorile dello stato di New York? Lo rimander nella sua stanza? Ci ho provato. Non c'era
niente che lo interessasse fuori dalla sua stanza, e nemmeno dentro; che differenza fa? Ed  difficile che
riescano a fargli provare vergogna. Solo le persone dotate di una coscienza possono essere angosciate.
Puoi punire solo le persone che hanno delle speranze da frustare o dei legami da recidere; che si
preoccupano di quello che pensi di loro. Puoi davvero punire solo le persone che sono gi un po'
buone.
Almeno potranno impedirgli di fare del male a qualcun altro sugger tuo padre.
I prodotti difettosi vengono ritirati dal mercato. Dissi in tono insolente: Be', c' in corso una
campagna perch venga giudicato come un adulto e gli venga comminata la pena di morte.
Tu cosa pensi? domand tua madre. Buon Dio, i tuoi genitori mi avevano domandato se la
AWAP sarebbe mai diventata una societ per azioni; mi avevano domandato se le macchine a vapore
stiravano i pantaloni come il ferro da stiro, ma non mi avevano mai chiesto cosa pensassi.
Kevin non  un adulto. Ma sar diverso quando avr raggiunto la maggior et? A essere onesti,
ci sono dei giorni, guardai tetra fuori dal loro bovindo in cui spero che lo condannino a morte. Che
finisca tutto una volta per sempre. Ma in questo modo sarei sollevata dalle mie responsabilit.
Non ti darai la colpa, mia cara? disse tua madre in tono monotono, anche se nervoso. Non
voleva sentirmelo dire.
Non mi  mai piaciuto molto, Gladys. Incrociai il suo sguardo in modo diretto. Da madre a
madre. So che  un luogo comune che i genitori dicano ai figli, con voce severa: Ti voglio bene, ma
non mi piaci sempre. Ma che razza di amore ? Suona un po' come: Non sono indifferente a te, puoi
ancora ferire i miei sentimenti, ma non sopporto di averti in mezzo ai piedi. Chi vuole essere amato in
questo modo? Se mi fosse data la possibilit di scegliere, io scarterei il legame di sangue e opterei per
piacere ai miei genitori. Mi domando se sarei stata pi commossa se mia madre mi avesse presa tra le
braccia e mi avesse detto: Mi piaci come persona. Mi domando se il semplice fatto di godere della
compagnia dei figli non sia pi importante.
Li avevo imbarazzati. Peggio, avevo fatto proprio quello contro cui Harvey mi aveva messo in
guardia. Pi tardi vennero entrambi chiamati a deporre, e citarono alla lettera alcuni frammenti del mio
discorsetto mortifero. Non penso che i tuoi genitori ce l'avessero con me, ma sono degli onesti cittadini
del New England, e io non gli avevo dato alcuna ragione per proteggermi. Immagino che non volessi
che lo facessero.
Quando finii di esprimere i miei sentimenti sulla pena di morte e posai la tazza di t, fredda
come pietra, i due mi sembrarono sollevati, anche se frenetici, e incrociarono gli sguardi. Dovettero
rendersi conto che quella piacevole conversazione all'ora del t non si sarebbe ripetuta molte altre
volte, e forse pi tardi quella sera, incapaci di dormire, avranno pensato alle domande che avrebbero
voluto pormi. Erano stati cordiali, certo, e mi invitarono ad andarli a trovare ogni volta che volevo. Tua
madre mi assicur che, nonostante tutto, mi consideravano ancora parte della famiglia. La sua
comprensione mi parve meno cortese di quanto lo sarebbe stata sei settimane prima. In quel periodo, la
prospettiva di essere inclusa in qualsiasi famiglia aveva lo stesso appeal di rimanere bloccata in
ascensore tra due piani.
Ancora una cosa. Tuo padre mi sfior un braccio accanto alla porta, e di nuovo mi pose quel
genere di domanda che aveva eluso per la gran parte della sua vita. Hai capito perch?
Temo che la mia risposta sarebbe servita solo a curarlo dal desiderio di fare quel genere di
domande, perch le risposte sono sempre cos insoddisfacenti.
Buon anno, mio caro,
Eva
6 gennaio 2001
Caro Franklin,
il collegio elettorale ha appena nominato un presidente repubblicano, e tu devi essere contento.
Ma nonostante le tue pose da sessista e retrogrado, nella paternit ti sei mostrato liberale, eri infastidito
dalle punizioni corporali e attento a scegliere giochi non violenti, come richiedevano i tempi. Non ti
voglio deridere, mi chiedo solo se anche tu hai analizzato quelle nostre precauzioni e ti sei domandato
dove abbiamo sbagliato.
La mia rivisitazione degli anni della crescita di Kevin  stata coadiuvata da un legale preparato.
Signora Khatchadourian, mi torment Harvey alla sbarra a casa vostra vigeva la regola che i
bambini non possono giocare con le armi giocattolo?
Per quello che pu servire, s.
E controllavate quello che vedeva in televisione?
Tentavamo di tenere Kevin lontano da ci che era troppo violento o esplicito dal punto di vista
sessuale, soprattutto quando era piccolo. Sfortunatamente, questo significa che mio marito non poteva
vedere la maggior parte dei suoi programmi preferiti. Eravamo costretti a fare un'eccezione.
Che eccezione? Era di nuovo seccato, questo non era previsto.
The History Channel. Risatina nervosa; recitavo per il loggione.
Il punto , prosegu Harvey a denti stretti avete fatto tutti gli sforzi possibili per assicurarvi
che vostro figlio non fosse circondato da influenze negative?
Dentro la mia casa dissi. Sei acri fuori da un pianeta. E persino l, io non ero protetta
dall'influenza negativa di Kevin.
Harvey smise di respirare. Ebbi l'impressione che qualche esperto di medicina alternativa
doveva avergli insegnato una tecnica di rilassamento. In altre parole, lei non poteva controllare quello
con cui Kevin giocava o che guardava alla televisione quando andava a casa di altri bambini?
In tutta franchezza, era difficile che altri bambini chiedessero a Kevin di tornare da loro pi di
una volta.
Intervenne il giudice: Signora Khatchadourian, per favore, si limiti a rispondere alle
domande.
Oh, pensavo di averlo fatto protestai indolente; cominciavo a scocciarmi.
Che mi dice di Internet? continu Harvey. Vostro figlio aveva la possibilit di accedere a
qualsiasi sito web, compresi, diciamo, siti violenti o pornografici?
Oh, facevamo tutto quanto in nostro potere per bloccare i siti indesiderati, ma Kevin forzava le
protezioni in un giorno. Feci un gesto sdegnoso. Harvey mi aveva avvisata di non lasciar intendere in
alcun modo che stavo prendendo il processo poco sul serio, ma il dibattimento risvegliava la mia indole
perversa. Comunque, il mio problema pi grande era prestare attenzione. Tornata al tavolo della difesa,
mi cadevano le palpebre, mi ciondolava la testa. Aggiungevo quel genere di commenti gratuiti che il
giudice  una donna affilata e puritana che mi ricordava la dottoressa Rhinestein  mi aveva invitato a
tralasciare solo per tenermi sveglia.
Vedete, continuai verso gli undici, dodici anni, ormai era troppo tardi. La regola di non
usare armi giocattolo, la protezione del computer... i bambini vivono nello stesso mondo in cui viviamo
noi. Illuderci di poterli proteggere non solo  nave, ma  anche un segno di vanit. Vogliamo poter dire
a noi stessi che bravi genitori siamo, che stiamo facendo del nostro meglio. Se dovessi ricominciare
tutto daccapo, lascerei che Kevin giochi con quello che vuole; erano gi abbastanza poche le cose che
gli piacevano. E rinuncerei alle regole sulla televisione, i programmi dedicati ai bambini servivano solo
a farci sentire stupidi. Mettevano in evidenza la nostra impotenza, e ci procuravano il suo disprezzo.
Quello che suscitava la derisione di Kevin non era, come sembrava che volessi lasciar
intendere, la nostra patente incapacit di proteggerlo dal Grande Mondo Cattivo, no, per Kevin era la
sostanza e non l'inefficacia dei nostri tab a essere una barzelletta. Sesso? Oh, lo usava quando
scopriva che ne avevo paura, o che avevo paura di scorgerlo in lui, ma altrimenti? Altrimenti era una
noia. Non ti offendere, perch tu e io abbiamo trovato grande piacere l'uno nell'altro, ma il sesso  una
noia. Come la scatola degli attrezzi giocattolo che Kevin disdegnava gi da piccolissimo, i pioli
cilindrici vanno infilati nei buchi rotondi. Il segreto  che non c' alcun segreto. In effetti nella sua
scuola scopare senza vergogna era la norma, succedeva tutti i giorni, perci dubito che lo eccitasse
molto. Un nuovo buco rotondo rappresenta una novit transitoria la cui vacuit per Kevin era palese.
Quanto alla violenza, il segreto  qualcosa di pi che un trucco da quattro soldi.
Ricordi, una volta ignorammo il sistema di classificazione dei film per vedere qualche pellicola
decente e guardammo una videocassetta di Braveheart come fosse un film per tutta la famiglia. Nella
scena della tortura finale, Mel Gibson viene tirato sulla ruota, con i quattro arti legati alle estremit del
marchingegno. Ogni volta che i suoi aguzzini inglesi giravano l'argano, la canapa della corda strideva,
e pure io. Quando il boia sprofond il pugnale dentellato nelle viscere di Mel e tir verso l'alto, io mi
strinsi i palmi delle mani sulle tempie e uggiolai. Ma sbirciai Kevin da dietro i gomiti, e vidi che il suo
sguardo era blas. La piega inacidita della bocca era sempre uguale, aveva la solita espressione di
quiete. Non stava proprio facendo le parole crociate del Times, ma riempiva con una matita tutte le
caselle bianche, con aria assente.
Negli anni ho osservato Kevin guardare gente decapitata, sviscerata, smembrata, scuoiata,
impalata, accecata, crocifissa, e non l'ho mai visto battere ciglio. Perch aveva capito il trucco. Se
rifiuti di immedesimarti, guardare tutta quella gente fatta a fettine non  pi sconvolgente che ammirare
tua madre che prepara il filetto alla Stroganoff.
C'erano poche cose in Braveheart, Le Iene o La sposa di Chucky che Kevin non avrebbe potuto
inventare da solo.
Alla fine  questo che non ci ha mai perdonato. Non pu essersi risentito perch abbiamo
cercato di alzare una cortina tra lui e l'orrore del mondo degli adulti, ma ci accusa di averlo allettato
con la prospettiva di qualcosa di esotico.
Nel tenere nascosti i nostri misteri perch Kevin era troppo giovane, in maniera implicita
lasciavamo intendere che, quando sarebbe cresciuto, il sipario si sarebbe alzato per rivelare... cosa?
Come per l'ambiguo universo emotivo che io mi aspettavo di trovare sull'altra sponda della
gravidanza,  probabile che Kevin si fosse formato un'immagine vivida di quello che noi gli tenevamo
nascosto. Ma ci che non avrebbe potuto immaginare  che non gli nascondevamo proprio nulla.
La verit  che la vanit dei genitori protettivi che ho citato davanti alla corte trascende
l'atteggiamento Guarda noi, siamo persone cos responsabili. Le proibizioni innalzano la nostra
prosopopea. Ci fortificano nella certezza che noi adulti siamo degli iniziati. Siamo convinti di aver
avuto accesso a un Talmud non scritto; abbiamo giurato di nasconderne i contenuti inquietanti agli
innocenti, per il loro bene.
Be', quando Kevin comp quattordici anni, noi ormai avevamo smesso di cercare di controllare i
video che guardava, gli orari che faceva, quanto poco leggeva. Ma guardare quegli stupidi film e
navigare su quegli stupidi siti internet, tracannare quegli stupidi alcolici, tirare da quegli stupidi
mozziconi e scopare con quelle stupide ragazzine, dovette far sentire Kevin profondamente tradito.
Nel frattempo, potevo dirlo dall'espressione di acquiescenza sul suo volto, Harvey considerava
la mia piccola conferenza come un gesto autodistruttivo. Il nostro caso  il suo caso in verit  si
fondava sull'asserzione che io ero una madre normale con normali sentimenti materni, che avevo preso
le normali precauzioni per essere certa di crescere un figlio normale. Che fossimo vittime della cattiva
sorte, di cattivi geni o di una cattiva cultura, era una questione che riguardava gli sciamani, i biologi o
gli antropologi, non certo la corte. Harvey era attento a evocare la paura latente in ogni genitore, cio
che  possibile fare tutto giusto e svegliarsi comunque in un incubo dal quale non c' via d'uscita.
Ripensandoci, era un approccio molto furbo, e ora che  passato un anno o gi di l, mi rammarico un
po' di essere stata cos stizzosa.
Comunque, come l'etichetta spersonalizzante di depressione post-natale, la nostra linea di
difesa tutto  nelle mani di Dio, mi infastidiva. Sentivo il bisogno di distinguermi da quelle mamme
super normali, a costo di dichiararmi particolarmente disprezzabile, e persino a costo di spendere sei
milioni e mezzo di dollari (l'accusa aveva calcolato il valore della AWAP). Avevo gi perso tutto,
Franklin, tutto tranne la mia societ. E il fatto che fosse ancora mia mi faceva apparire volgare.  vero
che pi tardi cominciai a provare nostalgia per quella mia creatura, ora allevata da sconosciuti, ma
allora non mi importava. Non mi interessava perdere la causa, fintanto che nel processo venivo
quantomeno tenuta sveglia; non mi importava perdere tutti i miei soldi e pregavo di essere costretta a
vendere la nostra orribile casa. Non mi importava di niente. E c' una libert nell'apatia, un selvaggio,
vertiginoso senso di liberazione che pu quasi ubriacarti. Puoi fare qualsiasi cosa. Chiedi a Kevin.
Come al solito, avevo combattuto la mia crociata a favore degli avvocati della parte avversa (mi
amavano; avrebbero voluto chiamarmi a testimoniare in loro favore), perci mi chiesero di scendere dal
podio. Mi fermai a met strada. Mi scusi, Vostro Onore, mi sono appena ricordata una cosa.
Desidera correggere la sua testimonianza agli atti?
Permettemmo a Kevin di tenere un'arma. (Harvey sospir.) Una pistola ad acqua, quando
aveva quattro anni. Da ragazzino mio marito amava le pistole ad acqua, perci facemmo
un'eccezione.
Era un'eccezione a una regola che io trovavo assurda, tanto per cominciare. Teneteli lontani
dalle armi giocattolo, e i bambini vi punteranno contro un bastone, e non vedo alcuna differenza tra
maneggiare un oggetto di plastica con le pile che fa rat-a-tat-tat o puntare un bastoncino di legno e dire
bang bang. Almeno a Kevin piaceva la pistola ad acqua, visto che aveva scoperto che era una
seccatura.
Durante tutto il trasloco da Tribeca, aveva schizzato i trasportatori e poi li aveva pi volte
accusati di essersi fatti la pip addosso. Io trovavo quell'accusa piuttosto divertente per un ragazzino
che si rifiutava ancora di seguire i nostri affettuosi suggerimenti di andare sul gabinetto come la
madda e il pap, all'incirca due anni dopo che la maggior parte dei bambini gi tirava lo sciacquone
come se piovesse. Indossava la maschera di legno che gli avevo portato dal Kenya, con dei capelli
arruffati, elettrici, dei piccoli buchi per gli occhi circondati da grandi cerchi bianchi e denti lunghi sette
centimetri, fatti con ossa di uccello. Enorme sul suo corpo segaligno, gli conferiva l'aspetto di una
bambola vudu con il pannolino. Non so cosa avessi in testa quando la comprai. Il ragazzino non aveva
proprio bisogno di una maschera, dato che il suo viso era gi impenetrabile, e l'espressione rabbiosa di
quell'oggetto mi dava i brividi.
Trasportare scatoloni con il cavallo dei pantaloni bagnato non doveva essere una scampagnata. I
due uomini erano persone gentili, attente, che non si lamentavano mai, perci quando notai che i loro
visi cominciavano a cambiare espressione, dissi a Kevin di smetterla. A quel punto volt la maschera
nella mia direzione, per appurare che stessi guardando, e schizz l'instancabile trasportatore nero sul
sedere.
Kevin, ti ho detto di smetterla. Non bagnare questi gentili signori che ci stanno aiutando.
Questa volta dico sul serio. Come ovvio questa frase lasci intendere che la volta prima non dicessi
sul serio. Un bambino intelligente calcola il limite del crescendo di questa volta dico sul serio, non
scherzo,  l'ultima volta che te lo ripeto, e conclude che tutti gli avvertimenti di sua madre sono delle
stronzate.
Perci ripetemmo tutti i passi. Squish. Kevin, smettila all'istante. Squish. Kevin, non te lo
ripeto pi. E poi squish, e l'inevitabile: Kevin, se schizzi ancora qualcuno ti porto via la pistola ad
acqua, capito? Che mi procur un bel: Gne gne, gne gne gne gne gne gne, gne gne gne gne. GNE
GNE?
Franklin, a che servivano quei tuoi libri sull'essere genitori? Un secondo dopo tu gli arrivasti
accanto e ti facesti prestare quel maledetto giocattolo. Sentii delle risate ovattate e qualcosa tipo
mamma, e poi tu mi schizzasti.
Franklin, non  bello. Gli ho detto di smetterla. Cos non mi aiuti.
Gne gne, gne gne gne gne gne gne, gne gne gne gne. GNE GNE? Incredibile, questa volta il
gne gne veniva da te, e dopo mi schizzasti in mezzo agli occhi. Kevin starnazz (sai, a tutt'oggi non ha
ancora imparato a ridere). Quando gli restituisti la pistola, mi inond il viso.
Gli strappai il giocattolo.
Ehi! urlasti. Eva, il trasloco  una rottura di scatole! (Scatole, non palle, ecco come
parlavamo adesso.) Non possiamo divertirci un po'?
Ora avevo io la pistola ad acqua, perci il miglior modo per uscirne sarebbe stato accordarmi:
schizzarti allegramente sul naso, e avremmo fatto la lotta, mi avresti strappato l'arma e l'avresti gettata
a Kevin... E avremmo riso e saremmo caduti uno sull'altro, e forse ce ne saremmo ricordati anni dopo:
quella mitica battaglia con la pistola ad acqua il giorno in cui ci trasferimmo a Gladstone. E poi uno di
noi avrebbe restituito il giocattolo a Kevin e lui avrebbe ricominciato a inzuppare i trasportatori e io
non avrei pi potuto chiedergli di smetterla, perch anche io avevo schizzato voi. Oppure potevo
scegliere di fare quella che rovinava tutto, e lo feci; mettere la pistola nella borsetta, e lo feci.
I signori si sono fatti la pip nei pantaloni, dicesti a Kevin ma la madda ha rovinato la festa.
Certo avevo sentito altri genitori parlare dell'ingiusta divisione poliziotto buono, poliziotto
cattivo; di come il poliziotto buono sia sempre il preferito del bambino mentre il cattivo porta sempre
tutto il peso. Avevo pensato: Che clich del cazzo, com' possibile che sia successo anche a me? Io
non sono neppure interessata a questa roba.
L'alter ego vudu di Kevin memorizz il punto in cui la pistola si trovava nella mia borsa. La
maggior parte dei ragazzini avrebbe cominciato a piangere, lui invece mi rivolse il suo ghigno di ossa
d'uccello. Fin dalla scuola materna, Kevin era uno che tramava. Sapeva aspettare il momento giusto.
Siccome  molto facile ferire i sentimenti dei bambini, perch hanno pochi privilegi e i loro
diritti sono cosa da poco, anche quando i genitori sono bene intenzionati, capisco che punire il proprio
figlio sia una cosa terribilmente dolorosa. Eppure, in verit, quando sequestrai la pistola ad acqua di
Kevin, avvertii un'ondata di gioia pura. Mentre sul pick-up seguivamo il camion del trasloco verso
Gladstone, il possesso di quel giochino che Kevin desiderava tanto mi riempiva di un tale piacere che
tirai fuori la pistola dalla borsa e giocherellai con il grilletto. Legato in mezzo a noi nel sedile anteriore,
Kevin alz lo sguardo dal mio grembo al cruscotto con teatrale noncuranza. Nostro figlio era un tipo
all'apparenza taciturno, rilassato, ma quella maschera lo tradiva: dentro era furioso. Mi odiava con tutto
il cuore, e io ero felice come una pasqua.
Penso che in quel momento abbia percepito il mio piacere e abbia deciso di privarmene in
futuro. Aveva gi intuito che l'attaccamento  fosse anche solo per una pistola ad acqua  lo rendeva
vulnerabile. Dato che quello che desiderava diventava qualcosa che io potevo negargli, il minimo
desiderio era uno svantaggio. Come a voler offrire un tributo a questa epifania, sbatt la maschera
contro il tettuccio del pick-up e poi la scalci noncurante con le scarpe da tennis, rompendo qualche
dente. Non immaginavo che fosse un ragazzino tanto precoce  un tale mostro  da riuscire a imparare
a controllare i propri desideri materiali fin dall'et di quattro anni e mezzo. Voleva ancora indietro la
sua pistola ad acqua, ma alla fine l'indifferenza avrebbe governato le sue azioni, era un'arma
devastante.
Quando arrivammo, la casa mi parve persino pi brutta di quanto ricordassi, mi domandavo
come avrei potuto su-perare la notte senza scoppiare a piangere. Saltai fuori dall'auto. Kevin ora era
capace di togliersi da solo la cintura di sicurezza e rifiutava il nostro aiuto. Stava in piedi sul predellino,
per impedirmi di chiudere lo sportello.
Ora dammi la mia pistola. Non era uno di quei piagnucolii che inteneriscono le mamme. Era
un ultimatum. Non mi sarebbe stata offerta una seconda chance.
Sei stato uno stronzo, Kevin dissi sottovoce, prendendolo sotto le ascelle e posandolo a terra.
Niente giocattoli per gli stronzi. Pensai: Ehi, posso anche divertirmi a fare il genitore.  uno
sballo.
La pistola ad acqua perdeva, perci non volevo infilarla nella borsa. Mentre i trasportatori
cominciavano a scaricare, Kevin mi segu in cucina. Mi appoggiai sul bancone, mi misi in punta di
piedi e infilai la pistola in cima alla credenza.
Ero impegnata a indicare dove portare la roba e non tornai in cucina per venti minuti.
Lo metta l, signore dissi. Fermo.
Kevin aveva avvicinato una scatola ad altre due impilate per creare una scala e salire sul
bancone, sul quale uno dei trasportatori aveva posato uno scatolone di piatti, un altro gradino. Ma
aveva aspettato di sentire i miei passi prima di arrampicarsi sugli scaffali dell'armadio. (Nel libro di
Kevin una disobbedienza senza testimoni  tempo sprecato.) Quando arrivai, le sue scarpe da tennis
erano appollaiate tre scaffali sopra. La mano sinistra stringeva la parte superiore dell'anta aperta,
mentre la destra era a cinque centimetri dalla pistola ad acqua. Non c'era alcun bisogno di gridare
fermo, era gi in posa come se qualcuno dovesse scattargli una foto.
Franklin urlai. Vieni qui, per favore. Subito! Non ero abbastanza alta per prenderlo in
braccio da l. Mentre stavo sotto per afferrarlo in caso scivolasse, Kevin e io incrociammo gli sguardi. I
suoi occhi rilucevano di orgoglio, o forse di gioia, o di piet. Mio Dio, ha solo quattro anni, e gi
vince pensai.
Ehi, peste! Ridesti e lo tirasti gi, ma non prima che riuscisse ad afferrare la pistola. Franklin,
avevi delle braccia cos belle. Sei un po' piccolo per imparare a volare.
Kevin  stato molto, molto cattivo farfugliai. Ora ti dobbiamo portare via la pistola per
tanto, tanto, tanto tempo!
Ehi, se l' guadagnata. Non  vero piccolo? Ragazzi, per una scalata cos ci vuole fegato. Sei
davvero una scimmietta, eh?
Un'ombra solc il suo viso. Forse pens che lo stessi offendendo, ma comunque in quel
momento sentiva che avrebbe fatto bene a mostrarsi condiscendente. Sono la scimmietta disse,
impassibile. Usc dalla stanza, dondolando la pistola con noncuranza arrogante, che io associai a quella
dei dirottatori di aerei.
Mi hai appena umiliata.
Eva, trasferirsi  gi abbastanza duro per noi, ma per i bambini  un trauma. Chiudi un occhio.
Senti, ho una brutta notizia riguardo alla tua sedia a dondolo...
Per battezzare la nuova casa la sera dopo preparammo una cena a base di bistecche, e io
indossai il mio caftano preferito, un broccato bianco su bianco che veniva da Tel Aviv. Quella stessa
sera Kevin impar a riempire la pistola ad acqua con il succo d'uva. Tu trovasti la cosa divertente.
Quella casa mi resisteva tanto quanto io resistevo a lei. Niente funzionava. C'erano cos pochi
angoli retti che una semplice cassettiera spinta in un angolo lasciava sempre un triangolo vuoto. I miei
mobili sembravano malconci, anche se a Tribeca quella scatola fatta a mano, il pianoforte scordato, il
divano con i cuscini spiumati assumevano il giusto tocco di anticonformismo.
Lo stesso valeva per gli oggetti della cucina: contro il bancone di marmo verde, il mio frullatore
degli anni Quaranta da pittoresco divenne sudicio. Pi avanti, tu tornasti a casa con un robot da cucina
a forma di pallottola, e io portai il vecchio frullatore all'esercito della salvezza, con lo spirito di chi
accompagna una persona cara all'esecuzione. Quando tolsi dalle scatole le pentole e le padelle
ammaccate, con l'alluminio incrostato, i manici rotti e tenuti insieme dal nastro adesivo, sembrava che
un senzatetto si fosse insediato nella casa di un tipo del jet-set in vacanza a Rio. Anche le padelle
sparirono; trovasti un set adatto a noi da Macy's, di smalto rosso, molto alla moda. Non avevo mai fatto
caso a quanto fossero malridotte le stoviglie, anche se in un certo senso mi era piaciuto non
accorgermene.
Dopo tutto, ero quasi ricca, ma non avevo mai posseduto niente, e a parte le grucce di seta del
Sudest asiatico, qualche statua intagliata dall'Africa Occidentale e i tappeti armeni di mio zio, ci
sbarazzammo dei detriti della mia vecchia vita a Tribeca con una velocit spaventosa. Persino le cose
che venivano dall'estero assunsero un'aura di non autenticit, come se fossero state comprate in un
outlet di prodotti di import-export. Siccome la ricostruzione estetica coincise con il mio periodo
sabbatico alla AWAP, mi sentivo come se stessi evaporando.
Per questo l'arredamento dello studio era cos importante. Mi rendo conto che per te
quell'incidente esemplifica la mia intolleranza, la mia rigidit, il mio rifiuto di fare sacrifici per i figli,
ma non  questo che signific per me.
Per il mio studio scelsi la stanza della casa davanti alla quale non crescevano alberi. Aveva solo
un lucernaio ed era quasi rettangolare, senza dubbio progettata per ultima, quando, grazie a Dio, la
coppia della Casa dei Sogni si era trovata a corto di idee brillanti. La maggior parte della gente
considererebbe un abominio mettere la carta da parati sul legno, ma noi nuotavamo nel tek, e io
desideravo sentirmi, almeno in una stanza, a casa mia. Avrei rivestito lo studio di mappe. Ne possedevo
scatoloni e scatoloni: carte cittadine di Porto o Barcellona; mappe della Geographical Survey della
valle del Rodano con il tracciato del mio viaggio in treno sottolineato in giallo; interi continenti solcati
da ambiziosi itinerari aerei tracciati con righello e penna a sfera.
Dal punto di vista fisico, il progetto era difficile. Le mappe erano tutte di diverse misure, e
dovevo tracciare uno schema che non poteva essere simmetrico o sistematico, ma che comunque
risultasse un patchwork gradevole, con un equilibrio di colori e un mix giudizioso di centri cittadini e
continenti. Dovetti imparare a usare la colla da parati, una cosa molto complicata, e dovetti stirare le
mappe pi vecchie e stropicciate; la carta si brun subito. Con cos tante cose di cui occuparmi per la
nuova casa e le continue telefonate con Louis Role, il nuovo direttore editoriale alla AWAP, mi ci
vollero parecchi mesi per ricoprire le pareti dello studio.
Questo  quello che intendo quando sostengo che Kevin ha aspettato l'occasione giusta. Aveva
seguito il lavoro nello studio, e sapeva quanto mi fosse costato; aveva contribuito personalmente a
renderlo ancora pi difficoltoso, spargendo la colla in giro per tutta la casa. Probabile che non capisse
quali paesi fossero rappresentati da quelle mappe, ma capiva che per me rappresentavano molto.
Quando attaccai l'ultimo rettangolo accanto alla finestra, una carta topografica della Norvegia
solcata dai fiordi, scesi dalla scala e ammirai il risultato con un brivido di piacere. Era bellissimo!
Dinamico, eccentrico, sentimentale. I biglietti ferroviari, le cartine dei musei e le ricevute degli alberghi
attaccate qua e l aggiungevano al collage un tocco personale. Ero riuscita a dare un significato a un
pezzo di quella casa vuota e senza anima. Misi su Big World di Joe Jackson, chiusi il bidone della colla,
ripiegai i teli che coprivano la scrivania e aprii l'ultima scatola. Sistemai le penne stilografiche e le
boccette antiche di inchiostro rosso e blu, lo scotch, la graffettatrice e gli oggetti per giocherellare: il
campanaccio da mucca in miniatura comprato in Svizzera e il penitente in terra cotta che avevo preso
in Spagna.
Nel frattempo parlottavo con Kevin, dicevo qualcosa molto da Virginia Woolf: Ognuno di noi
ha bisogno di una stanza che sia sua. Tu hai la tua cameretta, lo sai, no? Ecco, questa  la stanza della
madda. E a ognuno di noi piace rendere la nostra stanza speciale. La mamma  stata in un mucchio di
posti diversi, e tutte queste mappe le ricordano i viaggi che ha fatto. Vedrai, anche tu un giorno vorrai
rendere speciale la tua stanza, e io ti aiuter se me lo permetterai...
Cosa vuol dire speciale disse, afferrandosi un gomito. Nella mano libera stringeva la pistola
ad acqua, che perdeva sempre di pi. Nonostante fosse ancora magrolino per la sua et, non avevo mai
conosciuto nessuno che occupasse tanto spazio metafisico quanto lui. Una strana gravit non ti
permetteva mai di dimenticare che era l, e, anche se parlava poco, guardava sempre.
Renderla vicina alla tua personalit.
Cos' la personalit?
Ero sicura di avergli gi spiegato quella parola. Continuavo a nutrire il suo vocabolario, quando
non gli parlavo di Shakespeare: le chiacchiere educative riempivano il vuoto. Avevo la sensazione che
avrebbe voluto che tacessi. Sembrava non esserci fine alle informazioni che non voleva ricevere.
Per esempio, la tua pistola ad acqua  parte della tua personalit. Mi trattenni
dall'aggiungere: come il modo in cui hai rovinato il mio caftano preferito, anche quello  parte della
tua personalit; oppure il fatto che caghi ancora nei pannolini nonostante tu abbia quasi cinque anni,
quello  parte della tua personalit. Comunque, Kevin, lo fai apposta, secondo me hai capito cosa
intendo.
Devo attaccare delle schifezze sul muro. Sembrava affranto.
A meno che tu non preferisca non farlo.
Preferisco non farlo.
Grandioso, abbiamo trovato un'altra cosa che preferisci non fare esultai. Non ti piace andare
al parco, non ti piace ascoltare la musica, non ti piace mangiare e non ti piace giocare con il Lego.
Scommetto che non ti viene in mente nient'altro che non ti piace, neppure se ci pensi.
Tutti quei pezzi di carta schifosi sugger prontamente. Sono stupidi. Dopo non mi piace,
stupidi era la sua parola preferita.
Questo non riguarda la tua stanza, Kevin, non riguarda nessun altro. Non mi interessa che tu
pensi che le mie mappe siano stupide. A me piacciono. Mi ricordo che alzai un ombrello di sfida: non
avrebbe fatto piovere sulla mia sfilata. Lo studio aveva un aspetto magnifico, era tutto mio, mi sarei
seduta alla scrivania e avrei giocato a fare l'adulta, e non vedevo l'ora di aggiungere il tocco definitivo:
un chiavistello alla porta. S, avevo chiamato un carpentiere e avevo fatto montare una porta.
Ma Kevin non aveva intenzione di lasciar perdere. C'era qualcosa che voleva dirmi. Non
capisco. Era tutto di legno. Ora  stupido. Che differenza fa? Perch l'hai fatto? Sbatt un piede. 
stupido.
Kevin aveva spostato la fase dei perch, che di solito si vive attorno ai tre anni, visto che a
quell'et parlava a malapena. La fase dei perch pu sembrare causata da un insaziabile desiderio di
comprendere il rapporto tra la causa e l'effetto. Avevo ascoltato molti di questi dialoghi al parco
giochi:  ora di andare a fare la pappa, biscottino! Perch? Perch tra poco avremo fame. Perch?
Perch i nostri corpi ci dicono di mangiare! Perch? I bambini di tre anni non sono interessati alla
chimica della digestione; semplicemente si sono imbattuti nella parola magica che prevede sempre una
risposta. Ma la fase dei perch di Kevin era reale. Riteneva che la mia carta da parati fosse un
incomprensibile spreco di tempo, cos come per lui tutto quello che facevano gli adulti era un'assurdit.
Non solo ne era perplesso, ma si infuriava anche, e fino ad allora la sua fase dei perch non si era
dimostrata un momento di passaggio, ma una condizione permanente.
Mi inginocchiai. Guardai il suo viso affilato e tormentato e gli posai una mano sulla spalla.
Perch amo il mio nuovo studio. Amo le mappe. Le amo.
Avrei potuto parlare urdu. Sono stupide disse, immobile come una pietra. Mi alzai. Lasciai
cadere la mano. Il telefono squillava.
Non avevo ancora installato la linea separata per lo studio, perci uscii per andare a prendere la
cornetta in cucina. Era Louis, con un'altra crisi sulla guida del Giappone. Mi ci volle parecchio tempo
per risolvere il problema. Pi di una volta chiamai Kevin, gli dissi di uscire dallo studio e di mettersi in
un punto in cui potessi vederlo. Ma avevo ancora un'azienda da portare avanti, e hai un'idea di quanto
sia difficile tenere gli occhi su un bambino piccolo in ogni singolo momento di ogni singolo giorno?
Sono davvero solidale con quelle mamme diligenti che voltano la schiena per un batter d'occhio,
lasciano la figlia nella vasca per andare ad aprire la porta e firmare per un pacco, tornano indietro di
corsa e trovano che la bambina ha sbattuto la testa sul rubinetto ed  annegata in cinque centimetri di
acqua. Cinque centimetri. Qualcuno dar credito alla donna per le ventiquattro ore meno tre minuti
nelle quali ha sorvegliato la bambina come un falco? Per i mesi, gli anni passati a dire non mettertelo in
bocca, tesoro, o ops, siamo quasi cadute? Oh, no. Processiamo questa gente, diciamo omicidio colposo,
e le trasciniamo in giudizio in mezzo ai singhiozzi e alle amare lacrime del loro dolore. Perch contano
solo i tre minuti, quei tre miserabili minuti che sono stati sufficienti.
Finalmente riagganciai. Kevin aveva scoperto il piacere di una stanza con la porta. Lo studio era
chiuso. Ehi, piccolo chiamai, abbassando la maniglia. Quando sei cos silenzioso mi spaventi...
Le pareti erano coperte di inchiostro rosso e nero. La carta pi porosa si stava gi gonfiando.
Anche il soffitto era inzaccherato, visto che avevo ricoperto anche quello. Le chiazze gocciolavano sul
tappeto armeno di mio zio, il nostro regalo di nozze. La stanza era cos zuppa che pareva che si fosse
avviato l'impianto antincendio, solo che dai tubi invece che acqua era uscito olio di motore, punch
hawaiano alle ciliegie e sorbetto di lamponi.
Pi tardi, seguendo il tracciato degli schizzi porpora, avrei concluso che aveva usato la bottiglia
di inchiostro indiano nero, prima di passare al cremisi, ma non aveva lasciato niente alla mia
immaginazione: stava ancora risucchiando quello che restava dell'inchiostro rosso nel serbatoio della
pistola ad acqua. Cos come aveva posticipato il momento di afferrare la pistola nascosta sulla
credenza, sembrava aver lasciato anche questo ultimo boccone per il mio arrivo. Era in piedi sulla sedia
dello studio, concentrato sul suo lavoro; non alz neppure lo sguardo. Il buco per riempire il serbatoio
era piccolo, e nonostante fosse intento a versare, il tavolo di quercia brunita era coperto di macchie.
Aveva le mani zuppe.
Ora, annunci con calma  speciale.
Gli strappai la pistola dalle mani, la buttai a terra e la feci a pezzi.
Indossavo delle graziose scarpe di tela gialle, che avevo comprato in Italia. L'inchiostro mi
rovin anche quelle.
Eva
13 gennaio 2001
Caro Franklin,
 il secondo sabato del mese, e sono di nuovo al Bagel Caf a rimuginare. Sono tormentata
dall'immagine della guardia con il viso tempestato di nei, che oggi mi ha guardata con un miscuglio di
dispiacere e disgusto. Io provo pi o meno la stessa cosa riguardo al suo viso. I nei sono grandi e gonfi,
simili a delle zecche, screziati e gelatinosi, si allargano come piccoli funghi dalla base pi stretta, cos
che alcuni di loro hanno cominciato a pendere. Mi sono domandata se sia ossessionato da questo
difetto, se faccia gli straordinari a Claverack per riuscire a farseli rimuovere, oppure se abbia sviluppato
una passione perversa nei loro confronti. La gente sembra capace di abituarsi a qualsiasi cosa, e il passo
dall'adattarsi all'affezionarsi  breve.
Detto tra noi, temo di aver cominciato ad affezionarmi alle deturpazioni della mia vita. In questi
giorni  solo attraverso la notoriet che riesco a comprendere chi sono e che ruolo recito nei drammi
degli altri. Sono la madre di uno di quei figli di Columbine (e come addolora Kevin che Littleton
abbia conquistato il nome sull'etichetta ai danni di Gladstone). Niente di quello che faccio o dico
riuscir mai a sovrastare il peso di quel fatto, e ho la tentazione di smettere di combattere, di
arrendermi. Questo deve spiegare perch alcune madri nella mia condizione abbiano rinunciato ai
tentativi di recuperare le vite che conducevano in passato (quando erano direttori marketing o architetti)
e siano entrate nel giro delle conferenze, o si siano messe alla testa della Marcia del Milione di
Mamme. Con tutta probabilit  questo che intendeva Siobhan quando parlava di chiamata.
Franklin, oggi, nella sala delle visite a Claverack, temo di essermi sorpresa a lasciar perdere.
Seduta accanto a me c'era una donna di colore, esile, serena, di un'altra generazione, ma di
sicuro mamma. Continuavo a lanciare occhiate affascinate ai suoi capelli, intrec-ciati in una complessa
spirale che alla sommit scompariva all'infinito, mentre l'ammirazione lottava con la leziosa
considerazione piccolo borghese che mi faceva domandare da quanto non si lavasse quelle trecce. La
sua serena rassegnazione era tipica delle madri di colore che frequentavano quella stanza; avevo
condotto uno studio in proposito.
Le mamme bianche dei delinquenti, una rarit statistica, tendono ad agitarsi, o se rimangono
ferme, sono rigide come bastoni, le mascelle serrate, dritte come se dovessero sottoporsi a una
radiografia. Se ci sono pochi visitatori, le mamme bianche scelgono sempre un posto con accanto due
sedie vuote da ambo i lati. Si portano dei giornali da leggere, scoraggiano la conversazione. Non
appartengono a questo luogo. Spesso riconosco il marchio dell'oltraggio di Mary Woolford, come se
queste madri si guardassero attorno nella stanza in cerca di qualcuno a cui fare causa. In alternativa, si
legge nei loro volti la tipica espressione da non pu essere successo davvero: un'incredulit tanto
belligerante da poter generare un ologramma nella sala d'attesa, un universo parallelo in cui Johnny o
Billy tornano a casa da scuola alla stessa ora di sempre, un altro normale pomeriggio nel quale il
ragazzo far merenda con latte e cereali e finir i compiti a casa. Noi bianchi ci aggrappiamo con tanta
forza ai nostri diritti acquisiti, che, quando le cose vanno storte, non siamo capaci di rinunciare a questo
surrogato di mondo, tortuoso, solare, stupidamente idiota che sentiamo di meritarci, nel quale la vita 
bella.
Al contrario, le madri nere si siedono una accanto all'altra, anche se la stanza  quasi vuota.
Non sembrano mai arrabbiate, o inquiete, o sorprese di trovarsi qui. Sono sedute nello stesso universo
in cui sono sempre vissute. E la gente di colore sembra avere una maggior capacit di cogliere per
tempo la natura degli eventi. Gli universi paralleli sono fantascienza, e Johnny  o Jamille  non 
tornato a casa quel pomeriggio, non  vero? Fine della storia.
Allo stesso tempo, all'interno del nostro piccolo circolo c' un tacito accordo per cui non
indaghiamo le ragioni che hanno condotto qui il giovane uomo che veniamo a trovare. Oh, qualche
mamma di tanto in tanto butta l un commento su come Tyron non ha rubato quel lettore CD, o che
aveva quel chilo di roba per un amico, ma poi le altre donne si scambiano sorrisi complici e presto la
piccola signora ci appelleremo contro questa ingiustizia, ci mette una pietra sopra. (Kevin mi ha
informato che dentro nessuno sostiene di essere innocente. Al contrario, confabulano sugli atroci
delitti per i quali non sono stati beccati. Se la met di questi stronzi dicesse la verit, farfugli il
mese scorso mezzo paese sarebbe morto. In effetti, Kevin si era vantato pi di una volta del gioved,
e molti dei nuovi acquisti non gli avevano creduto: Gi, e io sono Sidney Poitier, bello. A quanto
pare trascin uno di questi scettici per i capelli fino alla biblioteca, per mostrargli una copia del
Newsweek a conferma delle sue credenziali.)
Perci ero colpita dall'atteggiamento pacato di questa giovane donna. Invece che pulirsi le
unghie o sistemare gli scontrini nel portafogli, rimaneva seduta con la schiena eretta, le mani
appoggiate sulle ginocchia. Guardava dritto davanti a s e leggeva un cartello informativo sull'AIDS,
con tutta probabilit per la centesima volta. Spero che queste mie considerazioni non appaiano razziste
 di questi tempi non so mai cosa possa rivelarsi offensivo  ma la gente di colore sembra
incredibilmente brava ad aspettare, come se il gene della pazienza fosse ereditario allo stesso modo di
quello dell'anemia mediterranea. L'ho notato anche in Africa: decine di africani seduti o in piedi al
bordo della strada, in attesa dell'autobus o, peggio ancora, senza aspettare niente in particolare; e non
sembravano mai irrequieti o seccati.
A un certo punto la donna attravers la stanza e and alla macchinetta delle merendine
nell'angolo. La macchina forse non dava il resto, perch la donna venne da me e mi domand se avessi
da cambiare un dollaro. Mi agitai e cercai in tutte le tasche del cappotto, in tutte le fessure della borsa,
tanto che per quando riuscii a mettere insieme le monetine, lei doveva esseri pentita di avermele
chieste. Avevo a che fare con gli sconosciuti cos di rado ormai: preferivo continuare a prenotare voli
nella stanza sul retro della Travel R Us, piuttosto che incontrare i clienti.
Quantomeno questo strano scambio serv a rompere il ghiaccio e, per ricompensarmi di quello
che avevo fatto sembrare un gran lavoro, quando torn a sedere mi parl.
Avrei voluto portargli un po' di frutta. Guard, come volesse scusarsi, gli M&M's che aveva
sulle ginocchia. Ma non l'ha mai voluta mangiare.
Ci scambiammo uno sguardo comprensivo, entrambe colpite dal fatto che i ragazzini che
commettevano crimini da adulti, facevano ancora i capricci come i bambini.
Mio figlio dice che il cibo a Claverack  un pastone per i maiali commentai.
Oh, anche il mio Marlon non fa che lamentarsi. Dice che non va bene per gli esseri umani.
Pastone per i maiali  tutto quello che sono riuscita a strappargli dissi. Ma Kevin non si 
mai interessato al cibo. Quando era piccolo, temevo che potesse morire di fame, finch non mi resi
conto che avrebbe mangiato solo se avessi smesso di guardarlo. Non voleva che vedessi che aveva dei
bisogni, come se la fame fosse un segno di debolezza. Perci lasciavo dei sandwich dove ero sicura che
li avrebbe trovati e me ne andavo. Era come dare da mangiare a un cane. Da dietro l'angolo vedevo che
se li infilava in bocca in due o tre bocconi, guardandosi attorno, per accertarsi che nessuno lo spiasse.
Una volta mi sorprese a sbirciare e sput tutto. Prese il pane e il formaggio masticati e li spiaccic sulla
porta a vetri. Io li lasciai l il pi a lungo possibile, non so perch.
Gli occhi della mia compagna, fin qui attenti, si erano spenti. Non c'era alcuna ragione per cui
dovesse interessarsi alle inclinazioni alimentari di mio figlio, e ora sembrava che si fosse pentita di aver
iniziato quella conversazione.
Da parte mia, continuai, con maggior intenzione ho avvertito Kevin che quando lo
trasferiranno in un carcere per adulti, il cibo sar ancora peggiore.
La donna strinse gli occhi. Il suo ragazzo non uscir a diciotto anni? Che peccato. Eludendo il
tab della sala d'attesa aveva sottinteso: deve aver fatto qualcosa di terribile.
Lo stato di New York  abbastanza indulgente con i minori sotto i sedici anni dissi. Ma
persino nel nostro stato bisogna fare minimo cinque anni per omicidio, soprattutto se si uccidono sette
compagni di scuola e un insegnante di inglese. Mentre il suo viso si ricomponeva, aggiunsi: Oh, e un
ragazzo della caffetteria. Magari i sentimenti di Kevin nei confronti del cibo erano pi forti di quanto
pensassi.
La donna sussurr: KK.
La sentii riavvolgere il nastro nella sua testa, come se cercasse qualcosa tra le parole che le
avevo detto a cui aveva prestato scarsa attenzione. Ora aveva un motivo per interessarsi all'appetito
segreto di mio figlio. All'improvviso non sapeva pi cosa dire, non perch l'annoiassi, ma perch era
modesta. Se fosse riuscita a cogliere qualche perla in mezzo a quella chiacchierata informale, avrebbe
potuto farne un bel pacchetto da regalare a sua sorella nella telefonata del giorno dopo.
Proprio lui dissi.
Deve essere... Le mancarono le parole. Mi ricordai di quella volta in cui sull'aereo mi misero
in prima classe, e capitai accanto a Sean Connery. La lingua impastata, non riuscivo a trovare
nient'altro da dire se non: Lei  Sean Connery, cosa che presumibilmente sapeva gi.
Deve essere una grande croce da sopportare balbett.
S ammisi. Non ero pi interessata a ottenere la sua attenzione; l'avevo. Potevo controllare io
l'andamento della chiacchierata, che fino a poco prima mi aveva messa in imbarazzo. Per un momento
mi sentii a mio agio, una sensazione inverosimile dato il luogo in cui mi trovavo, seduta su una sedia di
plastica arancione. Qualsiasi obbligo di esprimere interesse per la condizione del figlio di questa donna
sembr svanire. Ora io ero quella serena, quella che doveva essere corteggiata. Mi sentivo quasi regale.
Il suo ragazzo, farfugli se la passa bene?
Oh, Kevin adora stare qui.
Com' possibile? Marlon maledice ogni buco di questo posto.
Kevin ha pochi interessi dissi, concedendo a nostro figlio il beneficio del dubbio. Non ha
mai saputo cosa fare con se stesso. Le ore dopo la scuola e i week-end gli ricadevano addosso come la
capote troppo grande di una macchina. Qui le sue giornate sono regolamentate dall'ora della colazione
al momento in cui si spengono le luci. E adesso vive in un mondo in cui essere incazzato dalla mattina
alla sera  del tutto normale. Penso che percepisca persino un senso di comunit concessi. Magari
non con gli altri detenuti. Ma lo stato d'animo prevalente  disgusto, ostilit, derisio-ne   come un
vecchio amico.
Le altre visitatrici stavano chiaramente origliando, visto che rivolgevano gli occhi spalancati
nella nostra direzione con la rapidit con cui le lucertole tirano in dentro la lingua. Avrei dovuto
abbassare la voce, ma mi piaceva avere un pubblico.
Se ripensa a quello che ha fatto, prova...
Rimorso? offrii in tono asciutto. Di cosa dovrebbe rammaricarsi? Ora  qualcuno, no? E ha
trovato se stesso, come si diceva ai miei tempi. Ora non si deve pi preoccupare di essere uno sfigato o
un cazzone, un secchione, uno sgobbone o un quattrocchi. Non deve pi preoccuparsi se  gay.  un
assassino.  una cosa meravigliosamente non ambigua. E soprattutto, inspirai  lontano da me.
Sembra quasi che sia un motivo di conforto. Si teneva a cinque, sei centimetri di distanza in
pi rispetto a quella che di norma si tiene nelle conversazioni, e mi guardava da un'angolazione che si
scostava dalla linea retta di almeno trenta gradi. Mi osservava con occhio scientifico: ero un esemplare
da studiare. Anche lei si  allontanata da lui?
Indicai con un gesto sconsolato la sala d'aspetto. Non proprio.
Guard lo Swatch e cos dimostr la crescente consapevolezza di trovarsi di fronte alla classica
occasione che capita una volta nella vita, doveva tirare fuori, prima che fosse troppo tardi, la domanda
che avrebbe sempre voluto rivolgere alla madre di KK. Sapevo dove sarebbe arrivata: Ha mai capito
cosa lo abbia spinto a... ha mai capito perch?.
 quello che vogliono chiedere tutti quanti: mio fratello, i tuoi genitori, le mie colleghe, i
documentaristi, gli psichiatri di Kevin, il creatore del sito gladstone_carneficina.com, tutti tranne, e
questo  interessante, mia madre. Una settimana dopo il funerale del figlio di Thelma Corbitt, mi ero
fatta forza e avevo accettato il cortese invito ad andare a bere un caff da lei. Non me lo chiese mai in
modo esplicito e pass quasi tutto il tempo a leggermi le poesie del ragazzo e a mostrarmi centinaia di
fotografie di Danny nelle commedie scolastiche, ma alla fine la domanda usc da lei con forza, mi si
avvinghi al vestito. Aveva una fame di comprendere che tendeva all'isteria. Come tutti quei genitori,
il pensiero che quel sanguinoso groviglio da cui avremmo entrambe raccolto i pezzi per tutta la vita
fosse inutile la devastava. Ma questo incessante tormento, questo pietoso ritornello di perch, perch,
perch,  cos volgarmente ingiusto. Perch, dopo tutto quello che ho sopportato, devo essere io a
mettere ordine nel loro caos? Non  stato sufficiente per me sopportare gli eventi senza dovermi
accollare la responsabilit del loro significato? Sono sicura che quella donna a Claverack non volesse
farmi del male, ma la sua domanda troppo personale mi amareggi.
Mi aspetto che sia colpa mia dissi insolente. Non sono stata una buona madre: fredda,
critica, egoista. Anche se non si pu dire che non ne abbia pagato le conseguenze.
Be', allora continu con voce strascicata, avvicinandosi e scostando lo sguardo di trenta
gradi, per fissarmi negli occhi. Allora potresti dare la colpa a tua madre. E tua madre alla sua. Finch,
presto o tardi, tutta la colpa non ricadr su qualcuno che  morto.
Ostinata nel mio senso di colpa, come una ragazzina aggrappata al suo coniglio di peluche, non
riuscii a seguire il ragionamento.
Greenleaf? grid la guardia. La mia compagna si infil i cioccolatini nella borsetta e si alz.
Mi accorsi che aveva calcolato di avere ancora il tempo per una domanda e una risposta. In qualche
modo mi colp che scegliesse la seguente:  sempre colpa della madre, non  vero?. Raccolse il
cappotto. Il ragazzo  cattivo perch sua mamma  una ubriacona o un rottame. Gli lascia fare quello
che vuole. Non gli insegna la differenza tra ci che  giusto e ci che  sbagliato. Non  a casa quando
lui torna da scuola. Nessuno dice mai che suo padre  un ubriacone, o che non  a casa quando lui torna
da scuola. E nessuno dice che alcuni di questi ragazzi sono solo maledettamente cattivi. Non credere a
queste vecchie fandonie. Non lasciare che ti scarichino addosso tutti quegli omicidi.
Loretta Greenleaf!
 difficile fare la mamma. Non basta rimanere incinta per diventare perfetta. Sono sicura che
tu abbia fatto del tuo meglio. Sei qui, in questa galera, in un bel sabato pomeriggio. Stai ancora
provando. Ora prenditi cura di te, tesoro. E non dire pi queste stupidaggini.
Loretta Greenleaf mi prese la mano e me la strinse. Mi bruciavano gli occhi. Le strinsi anche io
la mano, con tanta forza e cos a lungo che dovette pensare che non gliel'avrei mai pi lasciata.
Oh, caro, il caff  freddo.
Eva
(21.00)
Ora che sono tornata nel mio appartamento, mi vergogno di me stessa. Non avrei dovuto farmi
riconoscere come la madre di Kevin. Loretta Greenleaf e io avremmo dovuto semplicemente
chiacchierare della mensa di Claverack.
Stavo per scrivere: Non so cosa mi sia capitato ma temo di saperlo, Franklin. Avevo bisogno
di compagnia, e sentivo che il suo interesse per questa bianca troppo loquace andava scemando. Avevo
un'arma per catturarla, e l'ho usata.
Come  naturale, subito dopo il gioved non desideravo altro che scivolare in un tombino e
chiudere il coperchio. Bramavo la discrezione, come mio fratello, o addirittura l'oblio, se questo non 
soltanto un sinonimo per dire che ci si augura di essere morti. L'ultima cosa al mondo di cui ero
preoccupata era il desiderio di distinguermi dagli altri. Ma la capacit di recupero del nostro spirito 
sorprendente. Cosa non avrei dato per tornare ai giorni in cui mi sedevo davanti a degli sconosciuti e
facevo una memorabile impressione perch avevo fondato una societ di successo o avevo attraversato
il Laos. Questa era la particolarit che avevo scelto per me stessa. Ma siamo tutti pieni di risorse, e ci
serviamo di quello che ci capita per le mani. Privata della mia societ, della ricchezza e di un bel
marito, mi attacco all'unica munizione sicura per essere qualcuno.
La madre del terribile Kevin Khatchadourian, ecco quello che sono adesso, un'identit che pu
essere annoverata tra le piccole vittorie di nostro figlio. La AWAP e il nostro matrimonio sono stati
ridotti a delle note a pi di pagina, utili solo a fornire delucidazioni sulla mamma del ragazzo che tutti
amano odiare. Per la prima met della mia esistenza, sono stata una mia creatura. Da un'infanzia di
austera reclusione ero riuscita a modellare un'adulta vibrante ed espansiva che padroneggiava una
decina di diverse lingue ed era capace di esplorare le strade sconosciute di qualsiasi citt straniera.
Questa nozione che ciascuno di noi  la propria opera d'arte,  molto americana, come ti affretteresti a
farmi notate. Ora la mia prospettiva  europea: sono l'insieme delle storie di tanta altra gente, una
creatura forgiata dalle circostanze.  stato Kevin quello che si  assunto la responsabilit, da yankee
ottimista, di farsi da s.
Posso essere tormentata da quei perch, ma mi domando quanto mi sia veramente impegnata
nel rispondere. Non sono sicura di voler capire Kevin, trovare un pozzo dentro di me cos scuro da
riuscire a dare un senso a ci che ha fatto.
Eppure, poco a poco, scalciando e urlando, afferro il senso di quel gioved. In un paese che non
distingue la fama dall'infamia, la seconda si presenta molto pi raggiungibile. Non sono pi sorpresa
dalla frequenza degli atti di violenza pubblica con armi automatiche cariche, ma dal fatto che qualsiasi
cittadino americano con un po' di ambizione non se ne vada in giro per i centri commerciali a riempire
il carrello di munizioni. Quello che Kevin ha fatto il gioved e quello che ho fatto io nella sala d'aspetto
di Claverack differiscono solo in termini quantitativi. Ansiosa di sentirmi speciale, ero decisa a
conquistare l'attenzione di qualcuno, a costo di servirmi dell'uccisione di nove persone per ottenerla.
Non  un mistero perch Kevin si senta a casa a Claverack. Alle superiori era un tipo
maldisposto, ma aveva un sacco di concorrenza; centinaia di altri ragazzi combattevano per conquistare
il ruolo di teppista corrucciato seduto all'ultimo banco. Ora si era ritagliato una nicchia.
E ha dei colleghi, a Littleton, Jonesboro, Springfield. Come nella maggior parte delle discipline,
i rivali si sentono accomunati da una certa unit di intenti. Allo stesso modo della gran parte dei
luminari,  severo con i suoi contemporanei, li richiama a rispettare standard rigorosi: deride i piagnoni
come Michael Carneal di Paducah, che abiurano, che macchiano la purezza del loro gesto con il
pentimento. Ammira lo stile; per esempio la battuta di Evan Ramsey, mentre prendeva la mira nella sua
classe di matematica a Bethyl, in Alaska: Questo di certo  meglio dell'algebra, eh?. Apprezza la
pianificazione intelligente: Carneal si mise i tappi per le orecchie prima di puntare la Luger calibro 22;
Barry Loukaitis, di Moses Lake, si fece portare da sua madre in sette diversi negozi prima di trovare il
cappotto nero della lunghezza giusta per nascondere il fucile da caccia calibro 30. Kevin ha un
sofisticato senso dell'umorismo, lo ha divertito leggere che l'insegnante a cui Loukaitis aveva sparato
aveva da poco scritto sul giudizio di quello studente di primo livello: Un piacere averlo in classe.
Come qualsiasi professionista, si  lagnato della grave incompetenza mostrata da John Sirola, il
quattordicenne di Redlands, in California, che spar in faccia al preside nel 1995 per poi inciampare,
mentre abbandonava la scena del delitto, e morire per un colpo partito accidentalmente. Cos come
molti esperti nei rispettivi settori, Kevin guarda con sospetto i parvenu che sgomitano per farsi spazio
senza la minima qualifica professionale, come prova il risentimento verso il tredicenne squartatore. 
difficile impressionarlo.
Pi o meno come John Updike si sbarazz di Tom Wolfe definendolo un imbrattacarte, Kevin
riversa un particolare sdegno sulla figura di Luke Woodham, il cacciaballe di Pearl, nel Mississippi.
Ne approva un certo approccio ideologico, ma ne deplora i pomposi moralismi. Disprezza qualsiasi
aspirante omicida di massa che non sia capace di tenere nascoste le proprie intenzioni; a quanto pare,
dopo aver fatto fuori la sua ex ragazza con una calibro 30, Woodham non riusc a trattenersi dal passare
a un amico un bigliettino che recitava (e dovresti sentire l'interpretazione di tuo figlio): Ho ucciso
perch la gente come me viene bistrattata ogni giorno. L'ho fatto per dimostrare che se la societ ci
respinge, noi rispondiamo respingendo la societ. Kevin defin i piagnistei di Woodham a Prime Time
Live (dove il ragazzo si era fatto intervistare con il muco che gli colava sulla tuta arancione) una cosa
da vero sfigato: Io sono una persona! Non sono un tiranno. Non sono malvagio, ho un cuore e dei
sentimenti!. Woodham ammise che per prepararsi aveva bastonato il suo cane, Sparky, lo aveva
rinchiuso in un sacchetto di plastica e gli aveva dato fuoco, e poi era rimasto l a sentirlo gemere prima
di buttarlo in uno stagno. Dopo approfondite riflessioni, Kevin ha concluso che torturare gli animali 
un clich. Da ultimo, nostro figlio condanna con particolare durezza il modo in cui quel frignone ha
cercato di scaricare la responsabilit delle sue azioni su una setta satanica. Il gesto in s denotava
eleganza, ma il rifiuto di difendere a testa alta il proprio operato per Kevin non solo era un'azione poco
dignitosa, ma anche un tradimento della trib.
Ti conosco, mio caro, e so che sei impaziente. Non ti interessano i preliminari, vuoi che ti
racconti della visita: com'era il suo umore, che aspetto aveva, cosa ha detto. Va bene, allora. Ma bada,
sei stato tu a domandarlo.
Mi  parso che stesse bene, anche se c' ancora un che di bluastro nella sua carnagione, e le
vene sottili sulle tempie tradiscono una certa vulnerabilit. Si  tagliato i capelli in modo disordinato, e
questo  il segno che prova di nuovo un minimo interesse per il suo aspetto fisico. Il perpetuo mezzo
sorriso all'angolo destro della bocca comincia a scavare una fossetta sulla guancia, che persiste quando
il viso si fa serio. Non ci sono fossette a sinistra, e l'asimmetria  sconcertante.
Claverack ha bandito le tute arancioni, perci Kevin  libero di insistere su quell'inquietante
modo di agghindarsi che ha sviluppato da quando aveva quattordici anni, immagino in contraddizione
con lo stile imperante che obbligava i ragazzi a indossare vestiti extra-large: i duri di Harlem
bighellonano in mezzo al traffico mentre la vita dei jeans, con cui si potrebbe attrezzare tranquillamente
una piccola barca, sfarfalla verso le ginocchia. Che Kevin abbia un look particolare  palese, ma posso
solo azzardare delle ipotesi sul significato di questo abbigliamento.
Quando per la prima volta, in terza media, defin il proprio stile, io pensai che le magliette che
stringevano sotto le ascelle e fasciavano il petto fossero le sue preferite e che non volesse buttarle via,
perci mi diedi da fare per trovare dei duplicati di taglia pi grande. Non le tocc mai. Ora capisco che
i pantaloni con la cerniera che si chiudeva a malapena erano scelti con cura, cos come le giacche a
vento con le maniche che segavano i polsi, le cravatte che penzolavano dieci centimetri sopra la cintura
e le camicie con i bottoni sul punto di saltare.
Ti dir, la mania per i vestiti stretti si spinse parecchio oltre. A prima vista, sembrava un
poveraccio, e io dovevo impedirmi di pronunciare frasi tipo La gente penser che non abbiamo i soldi
per comprare un paio di jeans nuovi; gli adolescenti sono affamati di segnali che i loro genitori siano
consumati dalle convenzioni sociali. Comunque, un'analisi pi attenta rivelava che i suoi capi
striminziti erano tutti firmati, e questo conferiva alla messinscena un tocco di falsit. L'idea che avesse
fatto un carico di lavatrice a temperatura troppa alta lo faceva sembrare un po' stupido, buffo; e le
braccia che sbucavano dalle maniche della giacca penzolavano goffe come quelle di un babbuino. Il
modo in cui l'orlo dei pantaloni si fermava al limite dei calzini ricordava lo scemo del villaggio, e tutto
ci era coerente con la passione di Kevin per la parte dello sciocco. C'era pi di un riferimento a Peter
Pan in quello stile  si rifiutava di crescere  anche se non capivo perch tentasse con tanta tenacia di
rimanere bambino, quando per tutta l'infanzia era sembrato cos confuso, perso in quell'et quasi
quanto io mi sentivo persa nella nostra enorme casa.
La politica sperimentale di Claverack di permettere ai detenuti di indossare gli abiti di tutti i
giorni ha indotto Kevin a riaffermare il proprio stile anche dentro. Mentre i ragazzi di New York,
con le tute da ginnastica extra-large, da lontano sembrano dei poppanti, gli abiti striminziti di Kevin lo
fanno apparire pi grande, pi adulto, sul punto di scoppiare. Uno degli psicologi che lo ha in cura mi
ha accusata di trovare il look di mio figlio inquietante per la sua carica sessuale aggressiva: il cavallo
dei pantaloni aderente mette in mostra i testicoli, e i capezzoli risaltano sotto le magliette. Forse; certo i
polsini stretti, i colletti tesi e la cintura tirata danno l'impressione che il suo corpo sia legato con delle
corde.
Sembra scomodo, e da questo punto di vista l'abito  coerente con la personalit di chi lo
indossa. Kevin  scomodo; i vestiti stretti riproducono la stessa costrizione che prova nella sua pelle. Il
disagio genera disagio negli altri, certo, e anche questo deve far parte del piano. Mi accorgo che ogni
volta che sono con lui, mi tiro i vestiti, controllo con discrezione la cucitura sul sedere o slaccio un
altro bottone della camicetta.
Osservando gli scambi laconici ai tavoli dei colloqui, ho notato che alcuni dei suoi compagni
hanno cominciato a imitare lo stile eccentrico di Kevin. Ho scoperto che le magliette di taglia piccola
sono diventate oggetti preziosi, e lo stesso Kevin mi ha detto che qualcuno ha rubato i vestiti ai
piccoletti. Potr anche trovare ridicoli gli epigoni, ma sembra contento di aver fatto tendenza. Se due
anni fa si fosse preoccupato di essere originale, i sette studenti che ha usato come bersaglio a quest'ora
starebbero presentando la domanda di ammissione al college.
Comunque, oggi?  entrato pigramente nella sala colloqui con addosso un paio di pantaloni che
doveva aver rubato a qualcuno, visto che non li ho riconosciuti. La piccola camicia a scacchi era chiusa
solo con gli ultimi due bottoni in alto e lasciava scoperta la pancia. Ora anche le scarpe da tennis sono
troppo strette, e le porta con la parte dietro schiacciata sotto il tallone. Forse non gli piacerebbe
sentirmelo dire, ma aveva una certa grazia. I suoi movimenti erano languidi, cos come il suo modo di
parlare. E aveva sempre quell'inclinazione, camminava di lato, come un granchio. Avanzava portando
avanti l'anca, e questo lo faceva sembrare una top-model in passerella. Se si fosse reso conto che
scorgevo le tracce di una certa effeminatezza in lui, dubito che ne sarebbe stato offeso. Apprezzava
l'ambiguit; amava lasciarti sempre in dubbio.
Che sorpresa disse con calma, tirando fuori la sedia; le gambe posteriori avevano perso il
tacchetto di plastica, e l'alluminio cigol sul cemento, come un'unghia sulla lavagna, un suono che
Kevin accentu di proposito. Appoggi i gomiti al tavolo e pos la tempia sul pugno, assumendo la sua
posa caratteristica, con la testa reclinata da una parte, e tutto il corpo in atteggiamento sardonico. Ho
cercato di smetterla, ma ogni volta che si siede di fronte a me, indietreggio.
Mi irrita il fatto che debba essere sempre io a trovar qualcosa di cui parlare.  abbastanza
grande da poter sostenere una conversazione. E siccome ha imprigionato la mia vita, cos come ha
imprigionato se stesso, soffriamo tutti e due della stessa carenza di argomenti freschi. Spesso iniziamo
recitando il solito copione. Come stai? domando, con brutale semplicit. Vuoi che ti dica bene?
Voglio che tu dica qualcosa ribatto. Sei tu che sei venuta a trovarmi mi rammenta. Ed  capace di
rimanere seduto l per tutta l'ora in assoluto silenzio.
Quanto a chi di noi due sia pi capace di tollerare il nulla, non c' confronto. Riusciva a passare
interi sabato pomeriggio teatralmente stravaccato davanti al canale delle previsioni meteorologiche.
Perci, oggi ho evitato un superficiale come va: sono sicura che le persone che parlano poco
siano comunque legate ai piccoli convenevoli, solo che lasciano che siano gli altri a fare tutto il lavoro.
Ero ancora agitata per il mio scambio con Loretta Greenleaf. Forse aver fatto cadere sua madre nella
tentazione di vantarsi del legame con le sue sporche atrocit avrebbe potuto dargli un po' di
soddisfazione, ma a quanto pare la vocazione al martirio che mi spinge ad assumermi la responsabilit
del gioved per Kevin  una sorta di ladrocinio.
Va bene ho detto, per tagliare corto con le sciocchezze. Dai la colpa a me?  giusto che tu
me lo dica, se  quello che pensi.  quello che hai detto agli psichiatri, o sono stati loro a suggerirtelo?
Tutto comincia con tua madre.
Mi ha risposto con veemenza: Perch dovresti prenderti tutto il merito?.
La conversazione che pensavo avrebbe occupato l'intera ora si era consumata in novanta
secondi. Restammo seduti.
Ricordi bene i primi anni della tua infanzia, Kevin? Ho letto da qualche parte che le persone
con un'infanzia dolorosa hanno sempre un vuoto.
Cosa c' da ricordare?
Be', per esempio che hai usato il pannolino fino a sei anni.
Chi se ne frega. Se volevo metterlo in imbarazzo, non c'ero riuscita.
Doveva essere sgradevole.
Per te.
Anche per te.
Perch? mi chiese con morbidezza. Era caldo.
Non per molto.
Non ci rimanevo mai molto, eri una brava mammina.
I tuoi compagni d'asilo non ti prendevano in giro? Io ero preoccupata.
Oh, scommetto che non riuscivi a dormire.
Ero preoccupata ripetei decisa.
Alz una spalla. Perch avrebbero dovuto? Io mi ero risparmiato una rottura, loro no.
Mi chiedevo solo se, dopo tanto tempo, potessi fare un po' di luce sul perch di quel ritardo.
Tuo padre ti diede parecchie dimostrazioni.
Keeeeeviiiiin! tub in falsetto. Tesorino caro! Guarda paparino! Visto come fa pip nel
gabinetto? Non vuoi farlo anche tu Kevin? Non ti piacerebbe essere come paponzo? Io volevo solo
darvi il vostro bel ritardato.
Mi colp che avesse mostrato arguzia nelle parole; di solito stava ben attento a nascondere il
fatto di avere un cervello. Va bene dissi. Non avresti usato il bagno per te, e neanche per me. Ma
perch non per tuo padre?
Ormai sei grande! disse con affettazione. Sei il mio ragazzone! Sei il mio ometto! Cristo,
che coglione!
Mi alzai in piedi. Non dire mai pi una cosa del genere. Mai, mai pi, neanche una volta.
Altrimenti? mi disse sottovoce, con gli occhi che ballavano da una parte all'altra.
Mi sedetti. Non avrei dovuto permettere che mi coinvolgesse in quel modo. Di solito ci riesco.
Ma quando attacca te...
Oh, forse dovrei considerarmi fortunata perch non calca su questo tasto troppo spesso. Anche
se, ultimamente, lo fa pi di frequente. Per quasi tutto il periodo dell'infanzia, i suoi tratti sottili,
spigolosi mi hanno tormentato, erano il mio riflesso. Ma nell'ultimo anno il suo viso ha iniziato a
riempirsi, e mano a mano che si allarga comincio a riconoscere la struttura delle tue ossa.  vero che un
tempo avevo cercato disperatamente sul viso di Kevin una somiglianza con suo padre, ma ora devo
combattere questa impressione assurda che lo stia facendo apposta, per farmi soffrire. Non voglio
vedere la somiglianza. Non voglio riconoscere lo stesso manierismo, il gesto noncurante della mano
quando ti sbarazzi di qualcosa di insignificante, come la questione trascurabile dei vicini che, uno dopo
l'altro, si rifiutavano di lasciare che i loro bambini giocassero con nostro figlio. Scorgere il tuo mento
forte, contorto in una smorfia combattiva, il tuo ampio sorriso piegato in un sogghigno furbo,  come
contemplare mio marito posseduto.
Tu cosa avresti fatto? chiesi. Con un bambino che insisteva a farsela nelle mutande quando
era pronto per la prima elementare?
Kevin si chin in avanti, appoggi il braccio sul tavolo. Sai come si fa con i gatti, no? La
fanno in casa, e gli ficchi la faccia nella loro merda. Non gli piace. Usano la sabbietta. Si appoggi
allo schienale, soddisfatto.
Non  molto diverso da quello che ho fatto io, vero? dissi, in tono greve. Ricordi? A cosa mi
portasti? Come riuscii alla fine a farti usare il bagno?
Si accarezz una pallida cicatrice bianca sull'avambraccio, vicino al gomito, con una nota di
dolce tenerezza, come se carezzasse un verme addomesticato. Certo. C'era una diversa qualit nella
sua affermazione; sentii che ricordava davvero, mentre le altre reminiscenze erano post hoc.
Ero fiero di te mormor con soddisfazione.
Eri fiero di te replicai. Come sempre.
Ehi disse, chinandosi in avanti.  la cosa pi onesta che tu abbia mai fatto.
Mi irrigidii, presi la borsa. Forse un tempo avevo desiderato la sua ammirazione, ma non per
quello; qualunque cosa ma non quello.
Aspetta disse. Io ho risposto alle tue domande. Ora ne ho una per te.
Era una novit. Va bene. Spara.
Quelle mappe inizi.
Cosa?
Perch le hai tenute alle pareti?
 solo perch mi rifiutai di togliere quelle mappe inzaccherate dallo studio per anni, e non ti
permisi di dipingerci sopra, che Kevin si ricorda ancora dell'incidente. Era, come allora mi facesti
ripetutamente notare, piccolissimo.
Le ho lasciate l per difendere la mia integrit mentale dissi. Avevo bisogno di vedere
qualcosa che mi avevi fatto, toccarla con mano. Per avere la prova che la tua cattiveria non era solo
nella mia testa.
Gi ammise, solleticando la cicatrice sul braccio. So cosa vuoi dire.
Prometto che te lo spiegher, Franklin, ma in questo momento, non posso.
Eva
17 gennaio 2001
Caro Franklin,
mi spiace averti lasciato in sospeso e l'idea di darti una spiegazione mi spaventa fin da allora. In
effetti, mentre questa mattina guidavo per andare al lavoro, ho avuto un altro flashback del processo.
Tecnicamente, ho spergiurato.  solo che non pensavo di dover confidare una cosa, che per
decenni avevo tenuto nascosta a mio marito, a quel giudice con gli occhi a spillo (un difetto congenito
che non avevo mai visto prima, le pupille minuscole le conferivano l'aspetto sbalordito e surreale di un
personaggio dei cartoni animati che  appena stato colpito in testa da una padella).
Signora Katchadourian, lei o suo marito avete mai picchiato vostro figlio? L'avvocato di
Mary si chin minaccioso verso il banco dei testimoni.
La violenza serve solo a insegnare ai figli che la forza fisica  un metodo accettabile per
ottenere ci che si desidera recitai.
La corte non pu che convenire, signora Katchadourian, ma  importante che lei risponda in
termini inequivocabili per il verbale: lei o suo marito avete mai percosso Kevin, mentre era affidato alle
vostre cure?
No, nella maniera pi assoluta dissi, con fermezza, e poi borbottai di nuovo per fugare ogni
dubbio: Nella maniera pi assoluta, no. Mi pentii della ripetizione.  sempre un segno di debolezza
sentire il bisogno di ribadire un'affermazione.
Mentre lasciavo il banco dei testimoni, inciampai in un chiodo e mi strappai il tacco di gomma
della scarpe da ginnastica. Zoppicai fino alla sedia e pensai: meglio una scarpa rotta che un lungo naso
di legno.
Per mantenere i segreti ci vuole disciplina. Non ero mai stata molto brava a mentire, ma dopo
aver fatto un po' di esercizio, mi ero convinta che le menzogne non si inventano, si sposano. Una bugia
ben riuscita non pu essere portata in questo mondo e poi abbandonata per un capriccio; come qualsiasi
relazione importante, deve essere accudita; e necessita di molta pi devozione della verit, che
sopravvive senza alcun bisogno di aiuto. Al contrario le bugie hanno bisogno di noi quanto noi di loro,
e perci pretendono la costanza del vincolo coniugale: finch morte non ci separi.
Mi rendo conto che i pannolini di Kevin ti mettevano in imbarazzo, anche se paradossalmente
non mettevano in imbarazzo lui. Usavamo gi da parecchio tempo la taglia extra-large e avevamo
cominciato a ordinare per posta i pannoloni per gli incontinenti. Nonostante i manuali per genitori
tolleranti che divoravi, manifestavi una virilit vecchia maniera che trovai, con mia sorpresa, attraente.
Non volevi che tuo figlio si comportasse da femminuccia, che diventasse il bersaglio facile dei
compagni, o che si aggrappasse a un retaggio dell'infanzia in modo cos palese, visto che il
rigonfiamento sotto i pantaloni era inequivocabile. Ges, borbottasti una volta, quando Kevin era gi
a letto perch non pu ciucciarsi il pollice come tutti gli altri?
Tu stesso avevi affrontato una battaglia con tua madre da bambino, non volevi tirare l'acqua
perch una volta il water era straripato ed eri terrorizzato che se avessi girato la manopola gli
escrementi si sarebbero riversati sul pavimento del bagno, in una versione scatologica di L'apprendista
stregone. Sapevo che per un bambino rimanere traumatizzato dalla pip o dalla cacca poteva essere
terribile, perci seguivo la teoria per cui i ragazzini dovevano imparare a usare il gabinetto quando si
sentivano pronti. Nonostante questo, cominciavamo entrambi a disperare.
Cominciasti a tormentarmi, volevi sapere se mi vedeva usare il bagno durante il giorno (non
sapevamo se fosse giusto o meno che mi guardasse) o se magari avevo detto qualcosa che lo aveva
spaventato e fatto fuggire da quel trono, simbolo della vita civilizzata, al confronto del quale amenit
come grazie e prego erano orpelli superflui pi dei sottobicchieri. Un giorno mi accusavi di fare troppo
e un giorno di fare troppo poco.
Era impossibile che facessi troppo poco, visto che questo passo nello sviluppo che nostro figlio
aveva saltato tiranneggiava la mia esistenza. Ricorderai che se Kevin non fu cacciato dal costoso asilo
privato di Nyack, fu solo grazie alla nuova etica pedagogica della neutralit (non esiste il meglio e il
peggio, esiste solo la diversit); per quello e per paura degli avvocati: a causa di quest'ultima gli
americani hanno smesso di fare alcunch, dal praticare la respirazione bocca a bocca agli annegati a
licenziare gli incompetenti dal loro posto di lavoro. Allo stesso tempo, la maestra non aveva alcuna
intenzione di cambiare un bambino di cinque anni, per timore di esporsi alle accuse di abusi sessuali. A
dire il vero, quando informai Carol Fabricant della piccola eccentricit di Kevin, lei mi rivolse uno
sguardo interrogativo e annunci sprezzante che quel genere di comportamenti non convenzionali
spesso nascondevano un'invocazione d'aiuto. Non mi rivolse alcuna minaccia esplicita, ma nella
settimana successiva io vissi nel terrore di sentire bussare alla porta e di vedere un lampeggiante blu
dietro alla finestra. Perci, lasciavo Kevin al-l'asilo alle nove e trenta e andavo a casa, ma ero obbligata
a tornare a scuola alle undici e mezza, con la borsa dei pannolini, ormai piuttosto logora.
Se lo trovavo asciutto, gli arruffavo i capelli e chiedevo di vedere i suoi disegni, anche se con
tutte le opere d'arte appese sul frigorifero avevo un'idea abbastanza precisa di quello che faceva.
(Mentre gli altri bambini erano passati a disegnare omini con la testa enorme e il corpo a stecchino e
paesaggi con una striscia di cielo in cima, Kevin continuava a scarabocchiare figure informi con i
pastelli neri e porpora.) Troppo spesso squillava il telefono ed era la signorina Fabricant, mi informava
che Kevin era zuppo e che gli altri bambini si lamentavano perch puzzava. Potevo, per favore...?
Difficilmente avrei potuto dire di no. Perci, alle due del pomeriggio, andavo all'asilo per la quarta
volta in mezza giornata. Un po' troppe per sostenere che, ora che Kevin andava alla scuola materna,
avevo tutto il tempo che volevo per dedicarmi a me stessa; per non parlare della speranza di riassumere
quanto prima la direzione della AWAP.
Se Kevin fosse stato un ragazzino adattabile e volenteroso, a cui purtroppo era capitato questo
unico sgradevole inconveniente, la maestra si sarebbe dispiaciuta per lui, ma la relazione tra la
signorina Fabricant e nostro figlio era tutt'altro che idilliaca per molte ragioni.
Forse abbiamo commesso un errore a mandarlo alla scuola montessoriana, il cui concetto della
natura umana , quantomeno, ottimistico. Il programma educativo supervisionato e non strutturato si
fondava sull'assunto che i bambini, inseriti in un ambiente stimolante, in mezzo a giochi, tra cui cubi
con le lettere dell'alfabeto, semi da contare e piante di fagioli, apprendono da soli. Per la mia
esperienza, la gente quando viene lasciata a se stessa riesce ad afferrare una o due cose: niente di pi,
niente di meglio.
A novembre ci fu il primo rapporto sui progressi di Kevin: diceva che nostro figlio era poco
socievole e poteva aver bisogno di appoggio per favorire il processo di integrazione. La signorina
Fabricant era restia a criticare gli alunni, perci aveva usato un eufemismo per dire che Kevin aveva
trascorso i primi due mesi seduto inerme su uno sgabello nel mezzo della stanza, mentre guardava
inebetito i compagni giocare. Conoscevo quello sguardo precocemente geriatrico, da cui, di rado, si
staccavano occhiate dure e di sprezzante incredulit. Quando veniva invitato a giocare con gli altri
bambini, replicava che tutto quello che facevano era stupido; parlava gi con quell'accento
strascicato per cui al primo anno di superiori il professore di storia si era convinto che fosse sempre
ubriaco. Comunque, la maestra riusciva almeno a fargli realizzare quei disegni cupi e furiosi che non
capir mai.
Ero costretta ad ammirare quelle macchie colorate, e mi trovai presto a corto di complimenti.
Kevin, c' davvero molta energia oppure: Hai fatto una tempesta, tesoro? O sono i capelli che
abbiamo tirato fuori dallo scarico della vasca?. La maestra insisteva perch lodassi la sua scelta di
colori,  solo nero, marrone e violetto  non riuscivo a trattenermi dal pensare che siccome
l'espressionismo astratto era giunto a un binario morto alla fine degli anni Cinquanta, forse avrebbe
dovuto tentare di abbozzare un uccellino su un albero. Ma per la signorina Fabricant, le nature morte di
Kevin erano la riprova che il metodo Montessori poteva fare meraviglie anche con un pezzo di legno.
Persino Kevin, nonostante abbia uno straordinario talento per la staticit, dopo un po' non riesce
pi a rimanere immobile, deve fare qualcosa che renda la vita un minimo interessante, come ha
dimostrato, senza appello, il gioved. Verso la fine dell'anno scolastico, la signorina Fabricant inizi a
ripensare con nostalgia ai giorni in cui Kevin Khatchadourian non faceva niente.
Forse non c' bisogno di dire che la pianta di piselli mor, cos come l'avocado che prese il suo
posto, proprio nei giorni in cui io notai che mi mancava una bottiglia di candeggina. Si susseguirono
dei misteri: da un certo giorno di gennaio in poi, appena entravo in classe con Kevin per mano, una
bambina con i riccioli biondi alla Shirley Temple cominciava a piangere, e i suoi lamenti peggiorarono
finch a febbraio smise di venire a scuola. Un altro ragazzino, che a settembre si era dimostrato
aggressivo e prepotente, uno di quei bambini che ti prendono di continuo a pugni le gambe e spingono i
compagni nella sabbia, divenne all'improvviso silenzioso e introverso, e svilupp un grave caso di
asma e un inspiegabile terrore per gli armadietti, a due metri dai quali cominciava a piagnucolare. Cosa
aveva a che fare questo con Kevin? Non saprei dirlo; forse niente. E alcuni degli incidenti erano
abbastanza innocui, come quella volta in cui il piccolo Jason infil il piede nello stivaletto di gomma
rosso e lo trov pieno di torta di mele avanzata dalla merenda. Marachelle, ci dicemmo allora.
Quello che pi rattrist la signorina Fabricant fu di certo il fatto che uno dopo l'altro i suoi
alunni cominciavano a regredire nell'uso del gabinetto. Lei e io avevamo sperato che Kevin sarebbe
stato ispirato dall'esempio dei compagni, ma accadde il contrario, e alla fine dell'anno il bambino di sei
anni con il pannolino non era pi uno solo, ce n'erano tre o quattro.
Un paio di incidenti mi inquietarono.
Una mattina una bambina delicata, che tutti chiamavano Muffet, port un servizio da t per
mostra e dimostra. Non era un servizio ordinario, era decorato e i pezzi si incastravano alla perfezione
in una scatola di mogano rivestita di velluto. Sua madre pi tardi lament che si trattava di un cimelio
di famiglia che Muffet aveva il permesso di portare fuori solo in certe occasioni speciali. Non c'
dubbio che il set non avrebbe dovuto entrare in un asilo, ma la bambina era orgogliosa di quei pezzi
tutti in tinta e aveva imparato a maneggiarli con cura. Con lentezza esasperata estrasse le tazze e le
pos sui piattini, davanti a una dozzina di compagni seduti ai tavolini alti fino alle ginocchia. Dopo che
Muffet ebbe versato il primo giro di t (l'immancabile succo di ananas e uva), Kevin sollev la tazza
dal manico sottile per un brindisi, e poi la scagli a terra.
In rapida successione, i suoi undici compagni seguirono l'esempio. Prima che la signorina
Fabricant potesse prendere in mano la situazione, i piattini subirono la medesima sorte. Quando quel
pomeriggio la madre di Muffett and a prendere la bambina in lacrime, del prezioso servizio non
rimaneva altro che la teiera.
Forse avevo covato la speranza che mio figlio mostrasse propensione alla leadership, ma non
era questo che avevo in mente.
La signorina Fabricant era in crisi: per la prima volta nella sua carriera alla sera doveva ripulirsi
le sopracciglia dalla tempera e andava a letto con in bocca il sapore salmastro della pasta di sale.
Durante il giorno doveva punire cos tanti bambini con la sospensione dalle attivit che non c'erano
pi attivit da sospendere. A settembre aveva annunciato che lei amava i bambini, una dichiarazione
di cui io ho sempre dubitato. Per le giovani donne come la signorina Fabricant, con il nasone a patata e
i fianchi larghi, quell'affermazione doveva sempre essere tradotta con un: Voglio che qualcuno mi
sposi.
Dopo aver riferito la sua terribile storia in un sospiro affannato, evidentemente si aspettava che
io mi offrissi di ripagare il servizio da t. Era ovvio che dal punto di vista finanziario avrei potuto
permettermelo, qualunque fosse il suo prezzo, ma non potevo ammettere che tutta la colpa ricadesse su
Kevin. Ricordi, Franklin? Tu ti infuriasti. Eri molto sensibile quando nostro figlio veniva incolpato di
qualcosa o, come dicevi tu, perseguitato. Lui aveva rotto solo una tazza e un piattino, e ripagare un
dodicesimo del servizio era la massima concessione che tu eri disposto a fare. Io mi offrii anche di
parlare con Kevin del rispetto delle cose degli altri, anche se questa rassicurazione lasci la signorina
Fabricant piuttosto fredda.
Non sei stato carino, Kevin dissi in automobile. A rompere la tazza di Muffet. Non ho idea
del perch noi genitori pensiamo che i figli desiderino imparare a essere carini, quando noi stessi se
definiamo un conoscente molto carino intendiamo dire che  un sempliciotto.
Ha un nome stupido.
Questo non significa che si meriti...
Mi  scivolata disse senza convinzione.
Non  quello che ha detto la signorina Fabricant.
Lei che ne sa? Sbadigli.
Tu come ti sentiresti, ragazzino, se ci fosse qualcosa a cui tieni tantissimo e qualcuno te la
rompesse?
Che cosa, per esempio? domand; l'innocenza era macchiata da una sorta di
auto-celebrazione.
Cercai di pensare a qualcosa che gli piacesse in modo particolare, ma non trovai nulla. Tentai
ancora, e provai la stessa delusione della volta in cui avevo svuotato tutte le tasche dopo aver scoperto
che quella in cui di solito tenevo il portafogli era vuota. Era una cosa innaturale. Nella mia infanzia, in
cui ero stata privata di tutto, custodivo come un feticcio il peggior ciarpame, da un asino con tre sole
gambe, che avevo chiamato Cloppity, a quattro bottigliette vuote di colorante per alimenti.
Kevin aveva un sacco di cose, dato che tu lo ricoprivi di giocattoli. Mi sembrava scortese farti
notare che aveva gi dimenticato quel Junior Game Boy e il camion ribaltabile, la tua eccessiva
generosit rivelava che ti eri accorto da solo che nessuno dei regali precedenti aveva fatto colpo. Tanta
munificenza era controproducente, aveva trasformato la cameretta in una sorta di discarica per
giocattoli; e forse Kevin aveva gi capito che per noi comprargli un regalo era la cosa pi semplice,
visto che eravamo ricchi.
Io allora passavo settimane a decorare i cucchiai di casa, a costruire giochi personalizzati che, in
via ipotetica, potessero significare qualcosa. Mi assicuravo che Kevin mi guardasse, perch
riconoscesse l'amore che stava dietro a ogni dono. Il massimo di curiosit che dimostr fu quando
domand con irritazione perch non compravo un libro di storie.
Mi attaccai a una vicenda antica. Ti ricordi la pistola ad acqua?
Fece spallucce.
Ti ricordi di quella volta in cui la madda perse le staffe, ci salt sopra e la ruppe? Avevo
preso l'orribile abitudine di riferirmi a me stessa in terza persona; avevo cominciato a dissociarmi e ora
la madda era il mio alter ego virtuoso, un'icona paffuta con le mani infarinate e le pentole sul fuoco,
che risolve le dispute tra i vicini con racconti avvincenti e biscotti meravigliosi. Nel frattempo, Kevin
aveva smesso di colpo di chiamarmi madda, relegando cos il neologismo al modo stupido in cui io mi
riferivo a me stessa. Sull'auto, mi inquiet realizzare che aveva smesso di chiamarmi in qualsiasi
modo. Sembra impossibile, ma i figli di solito ci chiamano quando hanno bisogno di qualcosa, fosse
anche attenzione, e Kevin non voleva che le sue esigenze fossero smascherate. Ti dispiacque, vero?
Non mi importava disse.
Le mie mani scivolarono sul volante, dalle dieci e dieci a un desolato sette e venticinque. Si
ricordava bene. Dato che secondo te quando aveva devastato le mie cartine cercava solo di aiutarmi,
ricomprasti la pistola ad acqua, e lui la butt in un bidone e non la tocc mai pi. La pistola ad acqua
era servita al suo scopo. In effetti, mentre raccoglievo i pezzi del giocattolo da terra, avevo avuto il
presentimento che siccome aveva provato attaccamento per quell'oggetto, era contento di vederlo
sparire.
Quando ti raccontai del servizio da t, tu stavi per lasciar perdere, ma io ti lanciai un'occhiata
severa; avevamo parlato della necessit di presentare un fronte comune. Ehi, Kev dicesti con
leggerezza. So che le tazze sono una roba da femminucce, ma non romperle pi, okay? Non  figo.
Ora, che ne dici di andare a giocare a frisbee? Abbiamo un po' di tempo per lavorare sul tuo tiro a
effetto prima di cena.
Certo, pap! Mi ricordo che guardai Kevin andare a prendere il frisbee, ero incredula. Con i
pugni chiusi e i gomiti in alto, sembrava un bambino normale, vivace, contento di andare a giocare in
giardino con il suo pap. Solo che assomigliava troppo a un bambino normale; pareva quasi che fosse
una posa studiata. Persino quel Certo, pap sembrava una battuta imparata a memoria. Provavo
quella stessa sensazione quando nei week-end Kevin diceva a voce alta  proprio cos, a voce alta 
Cavolo, pap,  sabato! Possiamo andare a vedere un altro campo di battaglia?. Eri cos estasiato che
non me la sentii di rivelarti che secondo me ti prendeva per i fondelli. Guardavo fuori dalla finestra
della cucina e non potevo credere che Kevin fosse ancora un tale inetto a tirare il frisbee dopo tutto
quell'allenamento. Continuava a farlo cadere di lato, si incastrava con il dito nel bordo e lo scagliava a
dieci metri dai tuoi piedi. Tu eri paziente, ma io temevo che la tua pazienza spingesse Kevin a metterti
alla prova.
Oh, non ricordo tutti gli incidenti che si susseguirono quell'anno, e che tu liquidasti sempre con
la frase: Eva, tutti i ragazzini tirano qualche treccia. Ti risparmiai parecchi resoconti, perch per me
informarti sui misfatti di nostro figlio era diventato come fare la spia. Finii a pensare male non di lui,
ma di me stessa. Fossi stata sua sorella, avrei capito, ma una madre pu trasformarsi in una complice?
Comunque, ci fu una volta in cui non riuscii a trattenermi, penso che fosse marzo, non so perch
mi turb tanto, ma non potei tenerlo per me. Ero andata a prendere Kevin alla solita ora, e nessuno
sembrava sapere dove fosse. La signorina Fabricant aveva un'espressione preoccupata, anche se, nel
caso in cui Kevin fosse stato rapito da uno di quei pedofili assassini che allora pensavamo si
nascondessero dietro ogni cespuglio, io avrei sospettato che lo avesse assoldato lei. Siccome il bambino
scomparso era nostro figlio, pass un po' di tempo prima che una delle due pensasse di andare a
cercarlo in bagno, un luogo che non conosceva neppure.
Eccolo qui! canterell la maestra, davanti alla porta del gabinetto delle bambine. E poi trasal.
Dubito che il tuo ricordo di queste vecchie storie sia cos vivido, perci permettimi di
rinfrescarti la memoria. C'era una bambina esile, con i capelli scuri, di nome Violetta, di cui, credo, ti
avevo gi parlato, visto che mi aveva colpito molto. Era tranquilla, riservata; si nascondeva dietro la
gonna della signorina Fabricant, e ci avevo impiegato un secolo per farmi dire il suo nome. Era carina,
davvero, ma bisognava osservarla attentamente per accorgersene, e la maggior parte della gente non la
guardava affatto. Non riuscivano a passare oltre l'eczema. Era terribile. Ne era ricoperta, la pelle
squamata, con quelle macchie rosse e a volte sanguinanti, nei punti in cui si grattava. Sulle braccia e
sulle gambe e, peggio, sul viso. Sembrava un rettile. Avevo sentito che quel problema alla pelle era
associato a dei disturbi emotivi; forse ero particolarmente suscettibile, ma non riuscivo a non
domandarmi se Violetta venisse in qualche modo maltrattata, o se i suoi genitori si stessero separando
in maniera tempestosa. In ogni caso, tutte le volte che posavo lo sguardo su di lei, mi sentivo
sprofondare e dovevo resistere all'impulso di prenderla tra le braccia.
Nella mia vita avevo avuto l'eczema una volta sola, sullo stinco, ma mi era bastato per sapere
che prudeva da morire. Avevo sentito sua madre sussurrarle di non grattarsi e supponevo che il tubetto
di crema che la bambina teneva sempre nascosto nella tasca della tuta contenesse una pomata per il
prurito. Non vidi mai migliorare l'eczema di Violetta, e queste creme contro il prurito riescono solo in
parte a lenirlo, l'autocontrollo della bambina era sorprendente. Si sfiorava il braccio con un'unghia, ma
poi resisteva alla tentazione e stringeva le mani tra loro, come volesse metterle al guinzaglio.
Comunque, quando la signorina Fabricant trasal, la raggiunsi davanti alla porta. Kevin ci
volgeva la schiena e sussurrava qualcosa. Quando aprii di pi la porta, si zitt e fece un passo indietro.
Ci trovammo di fronte Violetta. Il viso beato, gli occhi chiusi, le braccia incrociate, come in un
sepolcro, con le mani sulle spalle, il corpo rilassato, in una sorta di deliquio. Sono sicura che nessuno
avrebbe mai voluto negare a quella povera ragazzina l'estasi che tanto meritava, solo che era ricoperta
di sangue.
Non lo dico per essere melodrammatica, sanguinava dalla testa ai piedi. Fu subito chiaro,
appena la signorina Fabricant spinse via Kevin per prendere gli asciugamani di carta, che le abrasioni
di Violetta non erano cos gravi come sembravano. Io le tenni ferme le mani, mentre la maestra le
passava l'asciugamano umido sugli arti e sul viso, cercando di pulirla un po' prima che arrivasse la
madre. Cercai di spolverare via i fiocchi bianchi dalla tuta blu scuro, ma le scaglie di pelle si
attaccavano alla flanella come velcro. Chiaramente non c'era tempo per pulire dal sangue l'orlo di
pizzo dei pantaloni e i polsini bianchi. La maggior parte delle lacerazioni era superficiale, ma si
estendevano su tutto il corpo, e appena la signorina Fabricant puliva una piccola ferita  il cui colore
andava dal malva acceso al magenta  il taglio ricominciava a gocciolare.
Senti: non voglio litigare di nuovo. Ammetto che sia possibile che Kevin non l'abbia nemmeno
toccata. Per quanto ne sappiamo, la bambina potrebbe essersi lacerata senza l'aiuto di nessuno. Sentiva
prurito e si  grattata, e arrivo ad ammettere che infilare finalmente le unghie in quelle terribili croste
rossicce sia stato delizioso.
Eppure, non dimenticher mai la prima impressione del suo viso quando la trovammo, perch
non solo rivelava la sensazione di piacere, ma un sollievo pi selvaggio, primitivo, quasi pagano.
Sapeva che pi tardi le avrebbe fatto male, sapeva che in questo modo le condizioni della sua pelle
sarebbero peggiorate e sapeva che sua madre si sarebbe infuriata. La sua espressione era soffusa di
queste paure, e questo le conferiva, nonostante fosse appena una bambina di cinque anni, un che di
osceno. Avrebbe sacrificato ogni cosa per quella gloriosa abbuffata, al diavolo le conseguenze. Perch,
proprio l'elemento grottesco delle conseguenze  il sangue, il bruciore, i capelli tirati, le cicatrici che
sarebbero rimaste per settimane  sembrava costituire il cuore del suo piacere.
Quella sera tu ti infuriasti.
Allora una bambina si  grattata. Cosa c'entra mio figlio?
Era l. Quella povera bambina si stava scorticando viva, e lui non ha fatto niente.
Non  il suo tutore, Eva.  uno dei bambini!
Avrebbe potuto chiamare qualcuno, no? Prima che fosse troppo tardi.
Forse, ma non ha neppure sei anni. Non puoi aspettarti che sia capace di capire quando 
troppo tardi. La ragazzina si stava solo grattando. E questo non spiega in nessun modo perch hai
lasciato che Kevin rimanesse tutto il pomeriggio immerso nella merda! Ti eri dimenticato di dire
pop. Un'insolita scivolata.
 colpa di Kevin se il pannolino di Kevin puzza, perch  colpa di Kevin se Kevin usa il
pannolino. Dopo che suo padre, oltraggiato, gli aveva fatto il bagno, ora Kevin era nella sua stanza,
ma sapevo che la mia voce arrivava fino a lui. Franklin, io sono al limite! Ho comprato tutti quei libri
sulla cacca, e ora anche lui pensa che siano stupidi, perch sono scritti per i bambini di due anni.
Dovremmo aspettare finch non sar interessato, ma non lo , Franklin! Come pu esserlo se la
mamma continua a ripulirlo? Quanto ancora deve andare avanti questa situazione, finch non andr al
college?
Va bene, ammetto che ci troviamo in un circolo vizioso. Ottiene l'attenzione...
Non  un circolo,  una guerra, Franklin. E le nostre truppe sono decimate. Siamo a corto di
munizioni. I nostri confini sono invasi.
Possiamo parlare in modo chiaro?  questa la tua nuova strategia? Vuoi che se ne vada in giro
immerso nella cacca e che la spalmi sul divano bianco?  educativo? O punitivo? Perch sento che
questa tua terapia  influenzata dall'indignazione perch una bambina si  grattata troppo.
 stato lui a tentarla.
Oh, per l'amor del cielo.
Era davvero molto brava a non toccarsi quell'eczema. All'improvviso l'abbiamo trovata nel
bagno con il suo nuovo amichetto, e lui incombeva su di lei e la spingeva a... Mio dio, Franklin, avresti
dovuto vederla! Mi ricordava una di quelle leggende spaventose che circolavano negli anni Sessanta, su
quel tizio in acido che si era scorticato la pelle delle braccia perch pensava di essere ricoperto di
scarafaggi.
Non ti  passato per la testa che se la scena era cos terribile, allora forse anche Kevin potrebbe
essere un po' traumatizzato? Che forse avrebbe bisogno di conforto e rassicurazione, di qualcuno con
cui parlare di quello che  successo, e non di essere relegato in una cloaca? Dio, i bambini vengono
assegnati ai servizi sociali per molto meno.
Non sono cos fortunata borbottai.
Eva!
Scherzavo!
Cosa c' che non va in te? Eri disperato.
Non era traumatizzato, ridacchiava. Mentre tornavamo a casa, i suoi occhi scintillavano. Non
l'avevo mai visto cos compiaciuto da quella volta in cui ha sventrato la torta di compleanno.
Ti lasciasti cadere sul nostro scomodissimo divano bianco, con la testa tra le mani; non potevo
raggiungerti, perch l'altro lato del divano era ancora macchiato di marrone. Sono davvero agli
sgoccioli, Eva. Ti massaggiasti le tempie. Ma non per colpa di Kevin.
 una minaccia?
Non  una minaccia, ...
Di cosa stai parlando?
Eva, per favore, calmati. Non distruggerei mai la nostra famiglia. Un tempo avresti detto: non
ti lascerei mai. La tua affermazione, mostrava una solida rettitudine, mentre una dichiarazione di eterno
amore, si sa,  cosa fragile. Perci mi domandai perch il tuo roccioso impegno nei confronti della
famiglia, mi rendesse triste.
Lo vesto dissi. Lo nutro, quando me lo permette. Lo porto in giro dappertutto. Gli preparo la
merenda per la scuola. Sono al suo servizio dalla mattina alla sera. Gli cambio il pannolino sei volte al
giorno, e l'unica cosa di cui parliamo  quell'unico pomeriggio in cui mi ha turbato, persino
spaventato, tanto che non sono stata capace di avvicinarmi a lui? Hai ragione, lo volevo punire. Ma in
quel bagno mi  sembrato cos, bah... Scartai tre o quattro aggettivi perch troppo coloriti, poi alla fine
mi arresi. Cambiarlo implicava un'eccessiva intimit.
Ma sentiti. Non ho idea di che bambino tu stia parlando. Noi abbiamo un figlio allegro e in
buona salute. E comincio a pensare che sia straordinariamente intelligente. (Mi impedii di ribattere: 
proprio quello che temo.) Se qualche volta sta sulle sue,  perch  un tipo riflessivo. Altrimenti,
gioca con me, mi abbraccia per darmi la buona notte, gli leggo delle storie. Quando siamo soltanto lui e
io, mi dice tutto...
Cosa ti direbbe?
Alzasti i palmi al cielo. Cosa disegna, cosa hanno mangiato a merenda...
E tu pensi che questo sia dire tutto?
Sei fuori di testa? Ha cinque anni, Eva, cos'altro dovrebbe dire?
Vuoi che cominci l'elenco? Cosa  successo l'anno scorso nel gruppo di gioco del doposcuola.
Una dopo l'altra, tutte le madri hanno ritirato i propri figli. Oh, c'era sempre una scusa: Jordan continua
a prendere il raffreddore, Tiffany  a disagio perch  la pi piccolina. Finch alla fine siamo rimasti
solo noi e il bambino di Lorna, e lei ha borbottato qualcosa riguardo al fatto che non si poteva pi
parlare di gruppo e se ne  andata. Qualche settimana dopo passai da Lorna, senza preavviso, per
portarle un regalo di Natale. Tutto il gruppo di gioco si era allegramente riformato nel suo salotto. Era
imbarazzata, e facemmo finta di niente, ma dato che Kevin ti dice tutto, perch non gli chiedi cosa ha
convinto tutte quelle mamme a scappare e rincontrarsi in segreto per escludere il nostro ragazzo allegro
e in buona salute?
Non glielo domando, perch  una brutta storia che ferirebbe i suoi sentimenti. E non vedo
dove sia il mistero: pettegolezzi, provincialismo e settarismo. Tipico delle mamme casalinghe che
hanno troppo tempo libero.
Io sono una di quelle mamme casalinghe  un notevole sacrificio, vorrei ricordartelo  e
l'ultima cosa che abbiamo  troppo tempo libero.
Lo hanno bandito! Com' possibile che questo non ti faccia arrabbiare? Perch devi presumere
che nostro figlio abbia fatto qualcosa, e non che sia colpa di qualche nevrotica con uno scarafaggio nel
culo?
Perch sono fin troppo consapevole che Kevin non mi dice tutto. Oh, e potresti anche
domandargli come mai nessuna baby-sitter torna una seconda volta.
Non ce n' bisogno. La maggior parte delle ragazzine da queste parti prende una paghetta di
cento dollari alla settimana. Dodici dollari non rappresentano questa gran tentazione.
Allora, almeno, potresti ottenere dal tuo dolce angioletto che ti confidi esattamente quello che
ha detto a Violetta.
Non  che litigassimo di continuo. Al contrario, per l'unica cosa che ricordo sono le liti; 
buffo come le giornate normali siano la prima cosa che ci dimentichiamo. Io non sono quel genere di
donna che fiorisce nello scompiglio: piuttosto nella piet, come abbiamo scoperto pi tardi. Eppure,
sarei stata contenta di grattare via la superficie di quotidiana serenit, come Violetta aveva estirpato le
croste sulla sua pelle; avrei fatto di tutto perch qualcosa di brillante e liquido riprendesse a fluirci tra le
dita. Anche se mi faceva paura quello che c'era sotto. Temevo, in fondo, di odiare la mia vita, odiare
l'essere madre e, in certi momenti, persino odiare di essere tua moglie. Perch eri stato tu a farmi
questo, a trasformare i miei giorni in un interminabile fiume di merda, piscia e biscotti, che a Kevin
non piacevano neppure.
Nel frattempo, non c'erano urlate che potessero risolvere la crisi dei pannolini. In un insolito
gioco delle parti, tu analizzavi il problema e lo trovavi complicato, mentre io pensavo che fosse molto
semplice: Kevin non usava il bagno perch noi volevamo che lo facesse.
Non so se a Kevin piacesse farsi cambiare, a me non piaceva di certo. Non mi sono mai
convinta del fatto che gli effluvi dei lattanti siano dolci, figuriamoci le feci di un bambino dell'asilo.
Quelle di Kevin erano diventate pi sode e appiccicose, e la nursery ora aveva l'odore di un tunnel
della metropolitana colonizzato dai senzatetto. Mi vergognavo per la montagna di Pampers non
biodegradabili con cui riempivamo la discarica locale. Peggio di tutto, certi giorni Kevin sembrava
trattenersi di proposito per sporcarsi due volte di fila. Non era un Leonardo della matita, ma certo un
virtuoso dello sfintere.
Attenzione, ora sto esponendo i fatti, ma so che quello che accadde in quel mese di luglio non
pu trovare giustificazioni. Non mi aspetto altro che disgusto da parte tua. Non chiedo nemmeno il tuo
perdono;  tardi ormai. Ma ho un terribile bisogno della tua comprensione.
A giugno la scuola materna era finita, ed eravamo inchiodati uno all'altra per tutta l'estate.
(Senti, Kevin non mi sopportava quanto io non sopportavo lui.) A dispetto dei modesti successi della
signorina Fabricant con le illustrazioni, il metodo Montessori non funzionava a casa nostra. Kevin non
aveva ancora imparato a giocare. Lasciato a intrattenersi da solo, rimaneva seduto immobile, con un
distacco cupo che rendeva opprimente l'atmosfera di tutta la casa. Perci cercavo di coinvolgerlo in
progetti, mettevo insieme filo, bottoni, colla, scampoli di stoffa colorata, calze, per realizzare con lui
bambole e pupazzi. Lo raggiungevo sul tappeto e mi divertivo, davvero, solo che alla fine io avevo
costruito un coniglio con la boccuccia rossa, le grandi orecchie blu e i baffi fatti con le cannucce,
mentre le braccia di Kevin ostentavano un calzino imbrattato di colla. Non mi aspettavo che nostro
figlio fosse uno straordinario artigiano, ma quantomeno avrebbe potuto fare uno sforzo.
Volevo rendergli pi facile la prima elementare, perci ogni tanto gli impartivo qualche nozione
basilare. Lavoriamo sui numeri! proponevo.
Perch?
Cos quando andrai a scuola sarai il pi bravo di tutti in aritmetica.
Che mi serve l'aritmetica?
Be', ti ricordi che ieri la madda ha pagato il conto? Devi essere capace di fare le somme e le
sottrazioni per pagare il conto, e sapere quanti soldi ti sono rimasti.
Tu hai usato la calcolatrice.
Be', devi conoscere l'aritmetica per essere sicuro che la calcolatrice sia giusta.
Perch la usi se non funziona sempre?
Funziona sempre ammisi.
Allora l'aritmetica non serve a niente.
Per usare la calcolatrice, dissi, agitata devi sapere almeno com' fatto un cinque, giusto?
Ora, esercitiamoci a contare. Cosa viene dopo il tre?
Sette esclam Kevin.
Andavamo avanti in questa maniera, finch dopo una serie di numeri sparati a caso (Cosa
viene dopo il nove? Cinquantatr.) mi guardava inespressivo e partiva a tutta velocit in tono
monotono: Unoduetrequattrocinqueseisetteottonovedieciundicidodici.... Si fermava un paio di volte
per respirare, e poi arrivava senza interruzione fino a cento. Ora possiamo smettere?
Come  naturale, mi sentivo un'idiota.
Non ottenevo maggior entusiasmo con la letteratura. Non me lo dire lo interrompevo subito
dopo aver suggerito di imparare a leggere. A cosa serve? Che me ne faccio? Be', te lo dico io. Ci
saranno dei momenti in cui ti annoierai, non potrai fare nient'altro che leggere un libro. Sul treno o alla
fermata dell'autobus.
E se il libro  noioso?
Allora ne trovi un altro. Ci sono pi libri nel mondo di quanti tu ne possa leggere in tutta la
vita, non ti troverai mai senza.
E se sono tutti noiosi?
Non penso che sia possibile, Kevin dicevo in tono asciutto.
Io penso di s ribatteva.
Comunque, quando crescerai, avrai bisogno di un lavoro, e allora dovrai essere capace di
leggere e scrivere molto bene, altrimenti nessuno vorr assumerti. Questo non glielo dicevo, ma
dentro di me pensavo che se fosse stato vero, la maggior parte della nazione sarebbe stata disoccupata.
Pap non scrive. Va in giro in macchina e fa foto.
Ci sono altri lavori...
E se non voglio un lavoro?
Allora dovrai chiedere il sussidio di disoccupazione. Il governo ti dar appena i soldi che ti
serviranno per non morire di fame, ma non potrai fare mai niente di divertente.
E se non voglio fare niente?
Scommetto che vorrai. Se guadagni i soldi, puoi andare al cinema, al ristorante, e persino a
visitare dei paesi stranieri, come faceva la madda. Alla parola faceva, contrassi il sviso.
Penso che voglio il sussidio. Era quel genere di battuta che gli altri genitori raccontano
orgogliosi alle feste, perci lottai per trovarla adorabile.
Non so che effetto ebbero quelle lezioni domestiche. Kevin non sembrava prestare alcuna
attenzione, come se trovasse offensivo essere costretto ad ascoltarmi. Eppure in qualche modo, dietro la
mia schiena, apprendeva quello che gli serviva. Imparava allo stesso modo in cui mangiava:
furtivamente, di nascosto; si nutriva delle informazioni solo quando nessuno lo osservava, come faceva
con quei panini al formaggio. Nella mente di Kevin, fingersi ignoranti non era una vergogna, e io non
fui mai in grado di distinguere la stupidit simulata da quella vera. Perci, se a tavola decretavo che il
personaggio di Robin Williams in L'attimo fuggente era trito, mi sentivo obbligata a spiegare a Kevin
che la parola significava simile a quello che molte altre persone hanno gi fatto. Ma lui recepiva la
definizione con un precoce S, s. Aveva imparato la parola a tre anni, quando ancora fingeva di non
saper parlare? Non lo so.
In ogni caso, dopo aver rimescolato l'alfabeto per settimane (Cosa viene dopo la R?
Ellemme), interruppe una delle mie tirate  riguardo al fatto che non poteva restarsene l seduto ad
aspettare che le nozioni gli entrassero nelle orecchie  canticchiando la canzoncina dell'alfabeto
dall'inizio alla fine, senza la minima esitazione. L'aveva trasformata in una nenia stonata, aggressiva,
con una nota minore che rendeva quell'allegra filastrocca infantile simile al kaddish. Immagino che
gliel'avessero insegnata alla scuola materna. Quando concluse in tono di scherno: Ora ho detto
l'ABC, dimmi cosa pensi di me?.
Lo aggredii e risposi di scatto: Penso che tu sia un ragazzino malvagio, a cui piace far perdere
tempo a sua madre!
Al che lui sorrise, stranamente con tutti e due i lati della bocca.
Non posso dire che fosse disobbediente. Era capace di seguire alla lettera i compiti che gli
assegnavo con raggelante precisione. Dopo l'inevitabile periodo di apprendimento  con le P che
scivolavano sotto la riga come se gli avessero sparato  cominci a sedersi e a scrivere in bell'ordine
tra le righe del libro di esercizi: Guarda, Sally, Guarda. Vai. Vai. Vai. Corri. Corri. Corri. Corri, Sally,
Corri. Non saprei spiegare perch trovassi quelle frasi cos terribili, se non per il fatto che mi
esponevano all'insidioso nichilismo dei silla-bari. Persino il modo in cui componeva le lettere mi
innervosiva. Non avevano alcun carattere. Voglio dire, non aveva sviluppato una calligrafia, nel senso
in cui la intendiamo di solito. Dal momento in cui ammise di saper scrivere, i suoi testi riproducevano
in modo fedele gli esempi sul libro, senza code o ghirigori; le T erano crociate e le I avevano il punto, e
mai prima di allora le pance della B, della O e della D avevano contenuto tanto spazio vuoto.
Il mio punto di vista  che, per quanto fosse tecnicamente perfetto, insegnargli a scrivere era
una cosa esasperante. Quando tornavi a casa, tu ti godevi i progressi, ma io non potei mai sperimentare
quei momenti entusiasmanti che seguivano le ore di pazienti esortazioni e ripetizioni. Non d alcuna
soddisfazione insegnare a scrivere a un bambino che si rifiuta di apprendere alla luce del sole, come
non c' gusto a dar da mangiare al proprio figlio lasciando il piatto in cucina e andandosene via. Era
chiaro che mi negasse di proposito la soddisfazione. Era determinato a farmi sentire inutile, non
necessaria. Non ero convinta come te che nostro figlio fosse un genio, ma certo era  be', credo che sia
ancora, se una cosa del genere si pu dire di un ragazzo che si  legato a un atto di cos crudele sadismo
 molto intelligente. Ma la mia esperienza quotidiana come tutore, mi dava l'impressione di educare un
bambino particolare, solo se questa parola la si usa come eufemismo per definire un ritardato mentale.
Ripetevo e ripetevo: Quanto fa due pi tre?, finch quando si rifiutava in modo malizioso di dire
cinque, mi sedevo davanti a lui e scarabocchiavo sul foglio:
12387 +
6945 +
128964 +
3987234 =
tracciavo sotto una linea e dicevo: Ecco! Fai questa somma allora! E gi che ci sei moltiplicala
per venticinque, visto che pensi di essere cos intelligente.
Va bene: veniamo al punto.
In un pomeriggio di luglio, secondo tradizione, Kevin aveva sporcato il pannolino e, venti
minuti dopo che l'avevo lavato, gli avevo messo la crema e il borotalco, aveva completato
l'evacuazione dell'intestino. O almeno cos avevo sperato. Ma quella volta super se stesso. Era lo
stesso pomeriggio in cui, dopo che avevo insistito perch componesse una frase che avesse un
significato, e non un'altra di quelle insensate battute su Sally con cui riempiva il libro degli esercizi,
scrisse: All'asilo tutti quanti dicono che mia madre sembra una vecchia. Diventai tutta rossa, e fu
allora che sentii un'altra di quelle zaffate. Dopo che l'avevo appena cambiato per la seconda volta. Era
seduto a gambe incrociate sul pavimento, e io lo misi in piedi strattonandolo per il fianco. Gli strappai
il pannolino per controllare che l'avesse fatta davvero. Persi la testa. Come fai? gridai. Non mangi
quasi niente, da dove viene tutta questa roba?
Sentii un'ondata di calore, e non mi resi conto di averlo sollevato dal tappeto. Sembrava non
pesare nulla, come se quel piccolo corpo che produceva quell'inesauribile quantit di merda, fosse
pieno di polistirolo. Non c' un altro modo per dirlo. Lo scagliai dall'altra parte della stanza. And a
sbattere con un tonfo sordo contro il fasciatoio d'acciaio. La testa reclinata, con un'espressione
interrogativa, come se finalmente provasse interesse per qualcosa. Ebbi la sensazione che scivolasse sul
pavimento al rallentatore.
Eva
19 gennaio 2001
Caro Franklin,
adesso sai tutto.
Quando mi precipitai da lui, speravo con tutto il cuore che stesse bene. Mi parve che non si
fosse fatto niente, finch non lo girai e non guardai il braccio su cui era caduto. L'avambraccio doveva
aver sbattuto sullo spigolo del fasciatoio, quando per la prima volta, per usare un'espressione tua,
nostro figlio impar a volare. Sanguinava, era gonfio e un po' storto. Qualcosa sporgeva sottopelle, e io
mi sentii male. Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace! sussurrai. Eppure, per quanto mi sentissi
fiaccata dal rimorso, ero ancora intossicata da quel momento che potrebbe smentire la mia pretesa di
non comprendere il senso del gioved. Le conseguenze della mia azione mi atterrivano, ma l'azione in
s era stata una benedizione. Avevo sventatamente ceduto, come Violetta, e mi ero liberata di un
prurito cronico, insopportabile.
Prima che tu possa condannarmi in via definitiva, ti prego di cercare di capire con quanto
impegno io abbia tentato di essere una buona madre. Ma tentare di essere una buona madre pu trovarsi
altrettanto distante dall'esserlo davvero, come lo  cercare di divertirsi e riuscire a farlo. Siccome sin
dal momento in cui per la prima volta lo avevo posato sul seno non mi fidavo del mio istinto, avevo
seguito un regime di devozione per cui abbracciavo il mio bambino una media di tre volte al giorno,
mostravo ammirazione per qualcosa che aveva detto o fatto almeno due volte, e recitavo le frasi Ti
voglio bene, piccolino o Sai che la mamma e pap ti vogliono tanto bene con la prevedibile
monotonia di una professione di fede durante la messa. Ma quando ci si attiene troppo alla norma, la
maggior parte dei sacramenti si svuota. Per di pi, da sei anni ormai proferivo ogni frase con cinque
secondi di differita rispetto ai pensieri, come nei programmi radiofonici, per impedirmi di pronunciare
qualche oscenit o qualche affermazione contraria alla politica aziendale. La continua vigilanza aveva
il suo prezzo. Mi rendeva distante, fredda, goffa.
Quando avevo sollevato Kevin con la sola spinta dell'adrenalina, per una volta mi ero sentita
aggraziata, perch finalmente c'era stata una confluenza tra quello che sentivo e quello che stavo
facendo. Non  molto bello ammetterlo, ma la violenza domestica ha la sua funzione. Cos cruda e
incontrollata, strappa via il velo della civilizzazione che si posa su di noi per rendere la vita possibile.
Un misero sostituto per quel genere di passioni che amiamo magnificare: il vero amore ha pi tratti in
comune con l'odio e la rabbia che con la generosit o la cortesia. Per due secondi mi ero sentita
appagata, la madre reale di Kevin Katchadourian. Mi sentivo vicina a lui. Mi sentivo me stessa  la
vera me, non edulcorata  e sentivo che finalmente stavamo comunicando.
Quando gli scostai una ciocca di capelli dalla fronte umida, i muscoli del suo viso si animarono;
spalanc gli occhi, atteggi le labbra in una smorfia simile a un sorriso. Persino quando andai a
prendere il New York Times e glielo sistemai sotto il braccio, non si mise a piangere. Gli tenni il
giornale sotto al braccio  ricordo ancora il titolo accanto al gomito: I movimenti autonomisti dei
paesi baltici imbarazzano Mosca  e lo aiutai a mettersi in piedi. Gli domandai se gli facesse male
qualcos'altro, e lui scosse la testa. Volevo prenderlo in braccio, ma lui dondol di nuovo il capo,
avrebbe camminato. Raggiungemmo insieme il telefono.  possibile che si sia asciugato qualche
lacrima mentre non lo guardavo, ma come si rifiutava di farsi vedere a contare, Kevin non si sarebbe
mai mostrato a soffrire.
Il pediatra, il dottor Goldblatt, ci ricevette nella piccola sala d'emergenza dell'ospedale di
Nyack, dove ero certa che tutti avrebbero capito cosa avevo fatto. Il cartello che invitava le vittime di
maltrattamenti a chiamare l'ufficio dello sceriffo dello stato di New York sembrava appeso l apposta
per mio figlio. Parlai troppo e dissi troppe poche cose; farfugliai con l'infermiera dell'accettazione, le
raccontai quello che era successo, ma non come. Nel frattempo, l'innaturale autocontrollo di Kevin si
era tramutato nell'atteggiamento di un martire; era in piedi a testa alta. Si era assunto la responsabilit
di sorreggere da solo il giornale sotto il braccio, perci concesse al dottor Goldblatt di tenergli la spalla
mentre marciavamo lungo il corridoio, ma si scosse per spostarmi la mano. Quando entr nel reparto
ortopedico, si volt, mi guard in faccia e disse: Posso vedere il dottore da solo.
Non vuoi che ti tenga compagnia? Nel caso ti faccia male.
Puoi aspettare qua fuori ordin. I muscoli della mascella tesi erano l'unico segno del dolore
che doveva provare.
Ehi, ha proprio un vero ometto, Eva disse il dottor Goldblatt. A quanto pare gli ordini sono
stati impartiti. Con mio grande orrore, chiuse la porta.
Volevo, volevo davvero essere l per Kevin. Desideravo disperatamente convincerlo che ero
ancora un genitore di cui poteva fidarsi, non un mostro che lo avrebbe scagliato dall'altra parte della
stanza senza preavviso, come una visione vendicatrice uscita da Poltergeist. Ma, s, avevo anche il
terrore che Kevin dicesse all'ortopedico o a Benjamin Goldblatt quello che avevo fatto. Ci sono leggi
per queste cose. Mi avrebbero potuto arrestare; il mio caso avrebbe potuto essere riportato sul
Rockland County Times dopo uno spaventoso processo. Mi avrebbero potuto portare via Kevin, cosa
che per scherzo mi ero persino augurata. Come minimo avrei dovuto sottopormi a delle mortificanti
visite mensili da parte di qualche assistente sociale che mi avrebbe guardata con disapprovazione e
avrebbe controllato che mio figlio non avesse lividi. Per quanto meritassi il biasimo, avrei di gran lunga
preferito rosolare al fuoco lento del mio auto-scorticamento piuttosto che sottopormi alle brucianti
sferzate della pubblica riprovazione.
Ma quando tre ore dopo Kevin usc, con il gesso bianco immacolato, il dottor Goldblatt gli
diede una pacca sulla schiena e si compliment perch avevo cresciuto un giovanotto molto
coraggioso, mentre l'ortopedico mi descrisse in maniera impersonale la natura della frattura, il pericolo
di infezione, l'importanza di tenere il gesso asciutto e la data in cui Kevin sarebbe dovuto ritornare per
la medicazione successiva. Entrambi i medici furono tanto gentili da omettere che l'infermiera era stata
obbligata a cambiare il pannolino sporco di nostro figlio; Kevin non puzzava pi. Io ciondolai la testa
su e gi, finch non incrociai lo sguardo di Kevin, che mi fiss con un'espressione di perfetta
complicit.
Ero in debito con lui. Sapeva che ero in debito con lui. E sarei stata in debito con lui per molto
tempo ancora.
Mentre tornavo a casa, blaterai delle scuse  Quello che ha fatto la madda  molto, molto
sbagliato, e le dispiace tanto  anche se questa storia della terza persona doveva proiettare una luce
strana sul mio rammarico, come se gi stessi scaricando la responsabilit dell'incidente sulla mia amica
immaginaria. Kevin non disse nulla. Aveva un'espressione indifferente, quasi altezzosa. Con le dita
della mano destra, quella ingessata, infilate nella camicia alla maniera di Napoleone, se ne stava seduto
dritto sul sedile anteriore e fissava da dietro il finestrino le luci intermittenti del Tappan Zee Bridge, in
tutto simile a un grande generale, nobilmente ferito in battaglia, e che ora si godeva l'incitamento della
folla.
Ciao, dov'eravate? gridasti quando entrammo in cucina. Eri voltato di schiena, stavi finendo
di spalmare il burro d'arachidi su un cracker.
Mi batteva forte il cuore, e non avevo ancora idea di cosa avrei detto. Fino a quel momento, non
avevo mai fatto nulla che potesse mettere a repentaglio il nostro matrimonio  o la nostra famiglia  ma
ero certa che se c'era una cosa che poteva spingerci oltre la misura, era quella.
...Ges, Kev! esclamasti, con la bocca coperta di briciole, e ingoiasti il cracker senza
masticarlo. Cosa ti  successo?
Ti strofinasti le mani e ti inginocchiasti di fronte a Kevin. Mi sentivo bruciare la pelle, come se
qualcuno avesse appena infilato la spina e io fossi attaccata a un recinto elettrico. Avevo quel
presentimento che mi diceva Hai ancora uno o due secondi, poi niente sar pi come prima, provavo
la stessa paura di quando si vede arrivare un'auto sulla tua stessa corsia ed  troppo tardi per sterzare.
Ma all'ultimo istante lo scontro frontale fu evitato. Siccome ormai eri avvezzo a fidarti di pi
della versione dei fatti di tuo figlio che di quella di tua moglie, andasti dritto da Kevin. Questa volta ti
sbagliavi. Se avessi chiesto a me, te lo giuro, io, con la testa bassa ti avrei detto la verit, o almeno mi
piace pensarlo.
Mi sono rotto il braccio.
Questo lo vedo. Com' successo?
Sono caduto.
Da dove sei caduto?
Mi ero fatto la cacca nelle mutande. La madda  andata a prendere le salviette e io sono caduto
dal fasciatoio. Sul... sul mio camion. La madda mi ha portato dal dottor Goldbutt.
Era bravo. Era molto, molto bravo; forse non ti rendi conto di quanto fosse bravo. Tutto liscio:
la storia era gi pronta. Nessuno dei dettagli era irrilevante o gratuito; aveva scartato le stravaganti
fantasie con cui la maggior parte dei ragazzini della sua et avrebbe mentito su una bibita rovesciata o
un vetro rotto. Aveva registrato quello che tutti i bugiardi incalliti imparano se vogliono fare una
professione del mentire; avvicinarsi sempre il pi possibile alla verit. Una bugia ben costruita si forma
in gran parte attingendo all'alfabeto di fatti con cui si pu comporre allo stesso modo una piattaforma o
una piramide. Si era fatto la cacca nelle mutande. Si ricordava che la seconda volta che lo avevo pulito
quel pomeriggio avevo finito le salviette. Era, pi o meno, caduto dal fasciatoio. Il camion si trovava
davvero  come notai quella sera  sul pavimento della nursery. Inoltre, mi sorprese come avesse
intuito che con una semplice caduta da novanta centimetri con tutta probabilit non si sarebbe fratturato
un braccio; doveva per forza cadere su un oggetto di metallo.
Cavolo esclamasti. Devi esserti fatto male!
L'ortopedico dice che  una frattura piuttosto netta e dovrebbe ricomporsi bene. Kevin e io ci
guardammo, quel tanto che bastava per siglare il patto. Avevo venduto l'anima a un bambino di sei
anni.
Posso firmarti il gesso? domandasti.  una tradizione, sai? I tuoi amici e i tuoi parenti ti
firmano il braccio e ti augurano pronta guarigione.
Certo, pap! Ma prima devo andare in bagno. Si allontan, con il braccio libero che
dondolava.
Ho sentito bene? domandasti sottovoce.
Immagino di s. Dopo essere stata rigida per ore  la paura  un esercizio isometrico  ero
esausta, e per una volta l'ultima cosa che mi passava per la testa era convincere nostro figlio a farla in
bagno.
Mi cingesti le spalle. Ragazzi, devi esserti proprio spaventata.
 stata tutta colpa mia dissi, contorcendomi.
Nessuna madre pu guardare il figlio in ogni secondo.
Avrei voluto che non fossi cos comprensivo. S, ma io avrei dovuto...
Sh-sh! Ti portasti un dito alle labbra, e dalla stanza da bagno ci raggiunse un delicato
gorgoglio: musica per le nostre orecchie di genitori. Cosa pensi che sia successo? Sar stato lo
shock? sussurrasti. O forse la paura di trovarsi di nuovo su quel fasciatoio.
Alzai le spalle, nonostante le apparenze, non credevo che il mio scatto d'ira avesse terrorizzato
il nostro bambino. Oh, la decisione di andare in bagno aveva a che fare con quello che era successo
nella nursery: quella era la mia ricompensa.
Dobbiamo festeggiare. Adesso vado a congratularmi con...
Ti appoggiai una mano sul braccio. Non sfidare la sorte. Lascia che lo faccia in silenzio, non
dare troppo peso alla novit. Kevin preferisce fare le sue conquiste a telecamere spente.
Il che significava che mi guardavo bene dall'interpretare la decisione di fare pip nel water
come un'ammissione di sconfitta. Aveva vinto lui la guerra; andare al bagno era quel genere di
concessione che i conquistatori magnanimi e condiscendenti offrono all'avversario sconfitto. A soli sei
anni Kevin era riuscito a farmi violare le mie regole di ingaggio. Avevo commesso un crimine di guerra
per il quale, se non fosse stato per il silenzio clemente di mio figlio, il mio stesso marito mi avrebbe
condannato all'esilio.
Quando Kevin torn dal bagno, tirandosi su i pantaloni con una mano sola, proposi di mangiare
una scodella di popcorn per cena, aggiungendo in tono ossequioso, ...con molto, molto sale!. Mi
godetti la musica di una vita normale, a cui qualche minuto prima stavo per dire addio  il clangore
delle pentole, la nota squillante dell'insalatiera d'acciaio, l'allegro scoppiettare dei chicchi di grano 
ma avevo il presentimento che la sensazione di paura strisciante che mi serrava lo stomaco sarebbe
potuta durare in eterno, fino a quando Kevin avrebbe tenuto la bocca chiusa.
Perch non mi aveva tradita? Tutto lasciava pensare che volesse proteggere sua madre. Va bene.
Te lo concedo. Ma secondo me aveva calcolato con precisione vantaggi e svantaggi. Con il tempo i
segreti acquistano interesse per il fatto di essere stati tenuti nascosti; circondati dalla menzogna. Vuoi
sapere come mi sono veramente rotto il braccio, pap? Sarebbe stata una rivelazione molto pi
esplosiva da l a un mese. Inoltre, cos avrebbe potuto godere i frutti della sua fortuna inaspettata, se
invece avesse bruciato subito tutto il capitale, si sarebbe trovato solo con i suoi cinque dollari a
settimana di mancia.
In un certo senso mi aveva commossa, e ancora adesso penso che abbia sperimentato un senso
di vicinanza che era riluttante a lasciare andare. Non solo condividevamo questa copertura, ma durante
l'aggressione che tenevamo nascosta, anche Kevin aveva dovuto sentirsi completo, gettato nella vita
dalla terribile potenza del cordone ombelicale che si riallacciava. Per una volta mi ero riconosciuta
come sua madre. Perci lui dovette sentirsi, mentre solcava la stanza volando come Peter Pan, mio
figlio.
Il ricordo di quell'estate ha inaridito il mio istinto narrativo. Se stessi scrivendo un film per la
televisione su una vecchia strega vittima di crisi di violenza cieca durante le quali si manifestano i suoi
terribili poteri, descriverei un ragazzino che si aggira in punta di piedi per la casa, che sorride tremulo e
la implora di fare pace, striscia, si inchina e dice sempre s, qualsiasi cosa piuttosto che essere
sottoposto a degli improvvisi voli attraverso le stanze della casa.
Ma non  questo il film. Io mi aggiravo in punta di piedi. Io strisciavo e mi inchinavo, come se
stessi facendo il provino per la parte del giullare.
Parliamo del potere. Entro le mura domestiche, secondo un falso mito, i genitori dispongo di
tutto il potere. Non ne sono cos sicura. Bambini? Tanto per cominciare ci possono spezzare il cuore.
Possono farci provare vergogna, possono mandarci in bancarotta, e  ne sono testimone io  possono
farci desiderare di non essere mai nati. E noi? Possiamo impedire loro di andare al cinema. Ma come?
In che modo sosteniamo il nostro divieto se il figlio si dirige deciso verso la porta?
La cruda verit  che i genitori sono come i governi: conservano l'autorit con la minaccia,
scoperta o implicita, di usare la forza fisica. I bambini fanno quello che diciamo loro  senza voler
generalizzare il mio caso  perch noi, se volessimo, potremmo rompergli un braccio.
Eppure il gesso bianco di Kevin divenne un emblema luminoso, non di quello che potevo fargli,
ma di quello che non potevo. Ricorrendo al potere estremo, me n'ero privata. Visto che non ero capace
di usare la forza con moderazione, ero bloccata con un arsenale inutilizzabile, come una riserva di
testate nucleari. Kevin sapeva benissimo che non avrei mai pi alzato le mani su di lui.
Perci se temi che nel 1989 io mi sia convertita alla brutalit dei neandertaliani, sappi che tutto
quel senso di appagamento e autenticit che avevo provato scagliando Kevin come un proiettile,
evapor nel giro di un minuto. Mi ricordo che mi sentivo piccola, ingobbita, la voce tremula. Ogni
volta che chiedevo qualcosa a Kevin, avevo il tono di chi propone: Tesoro, ti andrebbe di salire in
macchina? Non ti dispiacerebbe andare al supermercato? Forse sarebbe carino se tu non staccassi la
crosta dalla torta che la mamma ha appena sfornato. Quanto alle lezioni, che lui trovava cos
umilianti, tornai al metodo Montessori.
In principio, Kevin mi costrinse a provare diversi passi di danza, come volesse addestrare un
orso ballerino. Chiedeva qualcosa di complicato per pranzo, come la pizza fatta in casa, e dopo che
avevo passato la mattina a impastare la farina e a pelare i pomodori, prendeva due pezzi di salame dalla
sua fetta, appallottolava il resto come una palla da baseball e lo tirava nel lavandino della cucina. Alla
fine si stanc della mamma-balocco con la stessa velocit con cui si stancava di tutti gli altri giochi:
una fortuna per me.
In effetti, mentre gli rifilavo le schifezze pi salate che in passato gli vietavo, tanta sollecitudine
presto gli diede ai nervi. Avevo la tendenza a gironzolargli attorno, e Kevin mi lanciava quel genere di
occhiate che si rivolgono a uno sconosciuto che si siede accanto a te in uno scompartimento mezzo
vuoto. Mi stavo dimostrando un'avversaria indegna, e qualsiasi altra vittoria contro una persona
umiliata e sottomessa era destinata a perdere di valore.
Sebbene non fosse facile con l'ingessatura, ora faceva il bagno da solo, e se mi avvicinavo per
avvolgerlo in un asciugamano, lui si ritraeva e si infagottava da s. In effetti, dopo che per anni si era
sottoposto docilmente al cambio dei pannolini e a farsi asciugare i testicoli, svilupp un severo senso
del pudore, e ad agosto fui bandita dalla stanza da bagno. Si vestiva in privato. A parte quelle due
settimane in cui a dieci anni era stato troppo male, non mi permise mai pi di vederlo nudo fino all'et
di quattordici anni, e a quel punto io avrei rinunciato volentieri al privilegio.
Quanto ai miei incontinenti sfoghi di tenerezza, servivano per chiedergli scusa, ma Kevin non
ne voleva sapere. Quando gli baciavo la fronte, si puliva. Quando gli pettinavo i capelli, mi allontanava
e si scombinava i riccioli. Quando lo abbracciavo, diceva con freddezza che gli facevo male al braccio.
E quando azzardavo un Ti voglio bene, piccolino  non pi pronunciato con la solennit del Credo,
ma piuttosto con la febbrile devozione dell'Ave Maria  assumeva un'espressione caustica dalla quale
deriv in seguito quel ghigno permanente della parte sinistra della bocca. Un giorno, quando ancora
una volta dichiarai apertamente: Ti voglio bene, piccolino, Kevin replic: Gne gne gne gne gne gne,
gne gne gne gne e io gli concessi una tregua. Era evidente che si era convinto di avermi stanata.
Aveva sbirciato dietro il sipario, e le effusioni e le merendine non avrebbero potuto cancellare una
visione indelebile, quantomeno come la prima volta in cui si vedono i genitori fare sesso. Eppure quello
che mi sorprendeva di pi era come questa rivelazione del vero carattere di sua madre  il vizio, la
violenza  sembrasse compiacerlo. In quel momento lo avevo coinvolto molto di pi che con i numeri e
le lettere delle lezioni quotidiane che avevano preceduto l'incidente, e sbirciava sua mamma con
un... non lo chiamerei proprio rispetto... interesse tutto nuovo. S.
Quanto a te e me, fino a quell'estate mi ero abituata a nasconderti le cose, ma principalmente si
era trattato di pensieri: l'atroce vacuit di fronte alla nascita di Kevin, l'avversione per la nostra casa.
Ci proteggevamo l'un l'altro dalla ridda di orrore che affollava le nostre teste, eppure persino quel non
detto intangibile mi rattristava. Ma una cosa era mantenere il segreto sull'orrore che provavo ogni volta
che andavo a prendere nostro figlio all'asilo, tutt'altro nasconderti che, oh, a proposito, gli ho rotto un
braccio.
Sembravi cos distante. Ogni sera ti guardavo mentre ti spogliavi con una nostalgia spettrale,
quasi mi aspettassi che passandomi davanti per andare a lavarti i denti, avresti attraversato il mio corpo
come solcassi il chiaro di luna. Mentre ti osservavo in giardino a insegnare a Kevin come afferrare una
palla da baseball con il guantone nella mano destra, quella buona  anche se a dire la verit mi
sembrava pi dotato con la pizza  appoggiavo il palmo al vetro scaldato dal sole, colpita dallo stesso
vertiginoso senso di esclusione che mi avrebbe torturata se fossi morta.
Nel frattempo, noi due non uscivamo mai da soli.  vero che avevamo dei problemi con le
baby-sitter, ma tu accettavi le nostre serate casalinghe con entusiasmo, apprezzavi le lunghe giornate
estive e le ore di luce che ti permettevano di insegnare a Kevin il quarto down e il fuori campo. La tua
cecit di fronte al fatto che Kevin non mostrava alcuna attitudine per nessuno di questi sport mi
infastidiva un po', ma la cosa che pi mi contrariava era che non sentissi nemmeno la mancanza di un
po' di tempo di qualit con tua moglie.
Non ha alcun senso girarci intorno. Ero gelosa. E mi sentivo sola.
Fu verso la fine di agosto che il nostro vicino si attacc al campanello di casa con l'insistenza di
un censore. Ti sentii rispondere dalla cucina.
D al tuo bambino che non  divertente! esclam Roger Corley.
Ehi, vacci piano, Rog! dicesti tu. Prima di criticare il senso dell'umorismo di qualcuno, devi
riferire la battuta. Nonostante il tono allegro, non lo invitasti a entrare, e quando sbirciai dall'atrio,
notai che avevi aperto la porta solo per met.
Trent si  lanciato con la bicicletta dalla collina sopra la Palisades Parade, ha perso il controllo
ed  finito in mezzo ai cespugli.  ridotto piuttosto male.
Cercavo di mantenere un rapporto amichevole con i Corley, il cui figlio aveva uno o due anni
pi di Kevin. In principio Moira Corley aveva organizzato con grande entusiasmo appuntamenti per
giocare, ma era scomparsa senza preavviso. Mostrava tuttora un certo interesse per il mio retroterra
armeno, e soltanto il giorno prima ero passata da lei per darle una pagnotta di katah appena sfornato  ti
manca mai?  quel pane appena un po' dolce, oscenamente burroso che mia madre mi aveva insegnato
a preparare. I buoni rapporti di vicinato erano uno dei pochi vantaggi della vita di periferia, e io temevo
che il tuo modo di tenere la porta semichiusa potesse apparire poco amichevole.
Roger, dissi da dietro le tue spalle, asciugandomi le mani nello strofinaccio perch non vieni
a parlarne dentro? Sembri sconvolto.
Quando riparammo tutti nel salotto, notai che il look di Roger era davvero infelice; aveva un
po' troppa pancia per indossare pantaloni da ciclista, e le scarpe con i tacchetti lo facevano camminare
con i piedi a papera. Tu ti ritirasti dietro a una poltrona, che tenevi tra te e lui come una fortificazione
militare. Mi dispiace molto sentire dell'incidente di Trent dicesti. Forse  l'occasione buona per
ripassare le regole fondamentali della sicurezza in bici.
Conosce benissimo le regole fondamentali ribatt Roger. Tipo quella di non allentare il
bullone della ruota prima di partire in discesa.
Pensi che sia successo questo? domandai.
Trent mi ha detto che la ruota davanti ha cominciato a oscillare. Abbiamo controllato, e non
solo il bullone era stato allentato, ma era anche stata spinta in fuori la forcella. Non ci vuole Sherlock
Holmes per concluder che il colpevole  Kevin.
Ehi, aspetta un minuto dicesti.  una...
Trent  uscito in bici ieri mattina, nessun problema. Nessuno  passato da noi da ieri, a parte
te, Eva, con tuo figlio. E vorrei ringraziarti per quel pane che ci hai portato aggiunse, abbassando il
volume. Era davvero buono, e apprezziamo il pensiero. Ma non apprezziamo che Kevin manometta la
bicicletta di Trent. Se fosse andato un po' pi veloce, o si fosse trovato in mezzo al traffico, il mio
ragazzo avrebbe potuto rimanerci.
Sono solo supposizioni protestasti. Magari Trent ha allentato il bullone per errore.
Impossibile. Sono un ciclista anche io, non  una cosa che pu capitare per caso.
Mettiamo che Kevin l'abbia fatto, dissi (e tu mi lanciasti un'occhiata nera) forse non sapeva
a cosa servisse quel bullone. Che lasciarlo allentato fosse pericoloso.
Questa  una teoria grugn Roger. Che vostro figlio sia stupido. Ma non  cos che Trent mi
ha descritto i fatti.
Senti ribattesti. Forse Trent ha giocato con quel bullone, e non vuole prendersi la colpa.
Questo non significa che debba ricadere su mio figlio. Ora, se vuoi scusarci, abbiamo da fare in
giardino.
Dopo che Roger se ne fu andato, ebbi la terribile sensazione che il pane irlandese che Moira mi
aveva promesso di cucinare in cambio, non si sarebbe mai materializzato.
Ragazzi, a volte penso che tu abbia ragione dicesti, mentre coprivi la stanza a grandi passi.
Un ragazzino non pu pi sbucciarsi il ginocchio senza che sia colpa di qualcun altro. Questo paese ha
completamente perso il contatto con il concetto di incidente. Quando Kevin si  rotto il braccio, io ti ho
tormentata? Ho cercato di dare la colpa a qualcuno? No. Le stronzate capitano.
Vuoi parlare con Kevin della bici di Trent? chiesi O preferisci che lo faccia io?
A che scopo? Non vedo cosa abbia fatto.
Dissi tra i denti: Non lo vedi mai.
E tu lo vedi sempre rispondesti con livore.
Era stato uno scambio di battute standard  senza neanche troppa acrimonia  perci non saprei
dire per quale ragione scatt qualcosa dentro di me. Forse perch ormai quegli scambi erano abituali, e
un tempo non lo erano. Chiusi gli occhi e afferrai lo schienale della poltrona dietro cui ti eri barricato
contro le accuse di Roger. Devo essere onesta, non avevo idea di quello che stavo per dire, finch non
lo dissi.
Franklin, voglio avere un altro figlio.
Aprii gli occhi e sbattei le palpebre. Avevo sorpreso anche me stessa. Doveva essere la prima
manifestazione di spontaneit da sei o sette anni.
Ti voltasti di scatto. Anche la tua risposta fu spontanea. Non puoi dire sul serio.
Non era il momento giusto per ricordarti che deploravi John McEnroe per la sua aggressivit.
Vorrei che cominciassimo a provarci in questo momento.
Era una cosa stranissima. Mi sentivo del tutto sicura, e non come quelle donne folli che si
aggrappano con fermezza a quell'ultima chance per salvare il matrimonio. Mi sentivo padrona di me,
semplice. Era esattamente la determinazione che avevo invocato durante il lungo dibattito sulla
genitorialit, e la cui assenza ci aveva condotti su sentieri tortuosi e astratti come il bisogno di voltare
pagina o di dare una risposta alla grande domanda. Non ero mai stata cos sicura di niente nella mia
vita, al punto che mi sconcertava l'idea che per te potesse esserci ancora qualcosa di cui parlare.
Eva, dimenticatelo. Hai quarantaquattro anni. Avresti un bambino con tre teste, o qualcosa del
genere.
Ci sono un sacco di donne di questi tempi che fanno figli a quarant'anni.
Diamoci un taglio! Pensavo che ora che Kevin andr a scuola a tempo pieno, tu saresti tornata
alla AWAP! Che ne  di tutti quei piani di trasferirsi nell'Est Europa post-glasnost? Muoversi subito
per battere la Lonely Planet.
Ho riflettuto sull'ipotesi di tornare alla AWAP. Potrei ancora farlo. Ma per lavorare ho tutta la
vita davanti. Mentre, come hai notato con grande sensibilit, c' una sola cosa per cui mi resta ancora
poco tempo.
Non ci posso credere. Dici sul serio! Dici sul serio! Sei seriamente... seria!
Vorrei rimanere incinta non  una battuta molto buffa, Franklin. Non ti piacerebbe che Kevin
avesse qualcuno con cui giocare? In verit, volevo qualcuno con cui giocare io.
Si chiamano compagni di classe. E i fratelli si odiano sempre.
Solo se sono molto vicini d'et. Lei avrebbe minimo sette anni meno di Kevin.
Lei? Il pronome aument la tua collera.
Alzai le sopracciglia.  un'ipotesi.
Tutto perch vuoi una bambina? Per metterle i vestitini? Eva, non  da te.
No, desiderare una bambina per metterle i vestitini non  da me. Perci non c'era alcun motivo
perch tu lo dicessi. Senti, posso capire che tu abbia delle riserve, ma non afferro perch la prospettiva
che io rimanga di nuovo incinta ti faccia arrabbiare cos tanto.
Non  ovvio?
Tutt'altro. Pensavo ti fosse piaciuto diventare pap.
Certo che mi  piaciuto. Eva, cos' che ti fa pensare che avere questa figlia di fantasia possa
far andare le cose in modo diverso?
Non capisco insistetti, avevo imparato da mio figlio che a volte conveniva recitare la parte
della stupida. Perch dovrei desiderare che le cose siano diverse?
Perch, dopo che le cose sono andate come sono andate, lo vuoi fare di nuovo?
In che modo sono andate? ti domandai in tono naturale.
Lanciasti una rapida occhiata fuori dalla finestra, per assicurarti che Kevin stesse ancora
facendo girare, prima da una parte e poi dall'altra, la palla attaccata al palo con una corda; gli piaceva
la monotonia.
Non vuoi mai che venga con noi. Vuoi sempre trovare qualcuno a cui scaricarlo, per potercene
andare in giro per conto nostro come ai vecchi tempi, diresti tu.
Non ricordo di aver mai detto una cosa del genere risposi con fermezza.
Non c'era bisogno che lo dicessi. Lo vedo che sei contrariata ogni volta che ti suggerisco di
fare qualcosa con Kevin.
Questo deve spiegare perch tu e io abbiamo passato interminabili serate a sbevazzare in
lussuosi ristoranti mentre nostro figlio languiva qui con delle estranee.
Vedi, hai del risentimento. E che mi dici di quest'estate? Volevi andare in Per. Io ero
d'accordo, ma davo per scontato che ci saremmo presi una vacanza come famiglia. Perci avevo
cominciato a calcolare quanto potesse camminare un bambino di sei anni in un giorno, e avresti dovuto
vedere la tua faccia, Eva. Era precipitata come una palla di piombo. Se doveva venire anche Kevin, il
Per non ti interessava pi. Be', mi dispiace, ma io non ho deciso di avere un bambino per poi
sbarazzarmene il pi spesso possibile.
Temevo di sapere dove ci avrebbe condotti quella discussione. Sapevo che prima o poi sarebbe
stato necessario affrontare tutto quello che avevamo lasciato in sospeso, ma non mi sentivo affatto
pronta. Avevo bisogno di raccogliere le prove, e per farlo mi occorrevano come minimo nove mesi.
Sto con lui tutto il giorno dissi.  normale che senta maggiormente il bisogno di una
pausa...
E non smetto mai di sentire che terribile sacrificio hai compiuto.
Mi dispiace che per te significhi cos poco.
Non importa che significhi qualcosa per me. Deve significare qualcosa per lui.
Franklin, non capisco dove...
Ed  tipico, no? Stai a casa con lui per fare colpo su di me. Lui non c'entra mai, vero?
Da dove saltano fuori questi discorsi? Volevo solo dirti che mi piacerebbe avere un altro figlio,
e speravo che tu ne fossi contento, o quantomeno cominciassi ad abituarti all'idea.
Lo tormenti dicesti. Lanciasti un'altra occhiata al giardino, avevi tutta l'aria di voler
cominciare una tirata. Gli dai la colpa di tutto quello che succede intorno a questa casa. E alla scuola
materna. Ti sei lamentata di quel povero bambino a tutti i livelli del gioco. Prima piangeva troppo, poi
era troppo tranquillo. Ha sviluppato un linguaggio suo, ed era seccante. Non gioca come si deve, nel
senso che non gioca come vorresti tu, non tratta i giochi che gli costruisci come se fossero dei pezzi da
museo. Non ti d una pacca sulla spalla ogni volta che impara a scrivere una nuova parola. E siccome
non c' tutto il vicinato in fila per segnarsi sul suo carnet di ballo, hai deciso di dipingerlo come un
paria. Ha avuto un solo problema psicologico, molto serio, che aveva a che fare con l'uso del gabinetto
 non  cos insolito, Eva, ma deve essere stato molto doloroso per lui  e tu ti sei ostinata a
considerarla una malvagit, una lotta tra lui e te. Per fortuna a quanto pare  guarito, ma con il tuo
atteggiamento, non mi sorprende che il problema sia durato cos a lungo. Io faccio quello che posso per
compensare la tua freddezza, e mi dispiace davvero se questo ferisce i tuoi sentimenti, ma non so come
altro chiamarla. Niente pu sostituire l'amore di una madre, e preferirei essere dannato piuttosto che
permetterti di far sentire escluso un altro figlio mio.
Ero attonita. Franklin...
La discussione  finita. Non mi  piaciuto dire tutto questo, e spero ancora che le cose possano
andare meglio. So che tu pensi di aver fatto uno sforzo  be', magari quello che fai  uno sforzo per te 
ma fin qui non  stato sufficiente. Continuiamo a tentare, tutti quanti. Ehi, campione! Prendesti Kevin
in braccio, appena scivol dentro dalla veranda, lo sollevasti fin sopra la testa, come se stessi posando
per la pubblicit della festa del pap. Com' andata con la palla?
Quando lo mettesti gi, disse: L'ho attorcigliata al palo 844 volte!.
Stavi cercando di fare finta di niente, dopo una discussione che mi aveva lasciata come se fossi
stata investita da un camion.
Sul volto di Kevin pass un'espressione che sottintendeva: oh, ragazzi.
Kevin. Lo chiamai e mi curvai. Ho sentito che il tuo amico Trent ha avuto un incidente. Mi
dispiace. Non  troppo grave, si riprender. Ma magari tu e io possiamo preparargli un biglietto
d'auguri: come quello che ti ha fatto nonna Sonya quando ti sei rotto il braccio.
S, bene disse, e si allontan. Pensa di essere tanto figo con quella bici.
L'aria condizionata doveva essere troppo forte; mi alzai in piedi e mi strofinai le braccia. Non
mi sembrava di aver parlato di biciclette.
Eva
1 febbraio 2001
Caro Franklin,
per qualche ragione immagino che possa rassicurarti il fatto che ricevo ancora il Times. Ma a
quanto pare ho confuso la griglia di cui mi servivo per determinare quali parti leggere. Le carestie e i
divorzi dei divi di Hollywood sembrano essere altrettanto interessanti e altrettanto insignificanti. In
modo del tutto arbitrario, a volte divoro il giornale, dalla zuppa al dolce, altre volte lo butto senza
sfogliarlo sulla pila dietro la porta. Tanto lo so, gli Stati Uniti ce la fanno benissimo senza di me.
Gli ultimi due numeri li avevo buttati via senza leggerli; la fastosa cerimonia di insediamento
del presidente mi lasciava indifferente gi ai tempi in cui ero entusiasta e animosa, figuriamoci ora. Per
un capriccio, questa mattina ho letto tutto il giornale, incluso un articolo sugli eccessivi orari di
straordinario dei lavoratori americani; e forse  davvero una scoperta interessante, anche se non ne sono
sicura, che la patria della libert preferisca il lavoro al gioco. Ho letto di un giovane operaio
dell'azienda elettrica che doveva sposarsi tra breve e che, nell'ansia di guadagnare il pi possibile per
la sua futura famiglia, ha dormito solo cinque ore in due giorni e mezzo. Si  arrampicato su e gi dai
tralicci della corrente per ventiquattro ore di fila:
Mentre domenica mattina faceva una pausa per la colazione, ha ricevuto un'altra chiamata.
All'incirca verso mezzogiorno, ha scalato un palo alto dieci metri, attaccato all'imbracatura di
sicurezza, e ha toccato un cavo a 7.200 volt senza prima infilare i guanti isolanti. C' stato un lampo e
il signor Churchill  rimasto appeso penzoloni alla corda di sicurezza. Suo padre, arrivato sul posto
prima dei mezzi di soccorso, pensando che il figlio potesse essere ancora vivo,  rimasto per pi di
un'ora ai piedi del palo a implorare che qualcuno tirasse gi il giovane.
Io non provo nessun sentimento particolare riguardo agli straordinari; e non ho alcun
conoscente tra gli operai delle aziende elettriche. So solo che questa immagine  un padre che implora i
passanti, impotenti quanto lui, mentre suo figlio, un lavoratore indefesso, oscilla sospinto dal vento,
come un impiccato  mi ha fatto piangere. Padri e figli? Cordoglio e impegno mal riposto? Ci sono
delle similitudini con la nostra vita. Ma ho pianto anche per il padre di quel giovane.
Vedi, mi  stato ripetuto fin da quando ho imparato a parlare che un milione e mezzo di persone
del mio popolo erano state sgozzate dai turchi; il mio stesso padre era stato ucciso in una guerra contro
il peggio di noi, e nel mese in cui io venni al mondo, fummo spinti a usare il peggio di noi per
sconfiggere il nemico. Visto che il gioved  stato il giusto coronamento di questo lugubre banchetto,
non mi avrebbe sorpreso scoprirmi dura di cuore. Invece, mi commuovo con facilit, sono persino
piagnucolona. Forse le mie aspettative sugli esseri umani si sono ridotte a un livello cos elementare
che la pi piccola gentilezza mi opprime, perch mi appare  come il gioved del resto  cos superflua.
L'olocausto non mi commuove. Lo stupro e la schiavit infantile non mi commuovono. E, Franklin, so
che i tuoi sentimenti sono diversi, ma Kevin non mi commuove. Mi commuovo quando mi cade un
guanto per strada e un ragazzino mi corre dietro per due isolati e me lo restituisce. Mi commuovo
quando una commessa mi offre un sorriso insieme al resto, nonostante il mio viso sia la maschera della
fretta. I portafogli perduti che vengono rispediti ai proprietari, gli sconosciuti che ti spiegano con calma
la strada, i vicini che si annaffiano le piante a vicenda: queste cose mi commuovono. Celia mi
commuove.
Come mi avevi ordinato, non sollevai mai pi la questione. E non mi piaceva affatto ingannarti.
Ma la vigorosa certezza che si era impossessata di me ad agosto non se ne andava, e tu non mi lasciasti
altra scelta.
Kevin aveva tolto il gesso due settimane prima, ma era dall'incidente di bicicletta di Trent che
avevo smesso di sentirmi in colpa. Cos, di colpo. Non c'era alcuna corrispondenza tra quello che
avevo fatto e quello che avrei fatto  era una cosa del tutto irrazionale  ma avevo l'impressione di aver
trovato l'antidoto, o la penitenza, perfetta. Mi sarei messa alla prova. Non ero del tutto sicura che avrei
superato il secondo esame.
Notasti che ero diventata una bestiolina arrapata, e sembravi contento di un desiderio che,
nonostante non ne avessimo mai parlato in maniera esplicita, era tristemente scemato. Uno o l'altro
sbadigliava in maniera teatrale e diceva: Sono molto stanco, cos eravamo precipitati dal fare sesso
quasi tutte le sere alla media americana di una volta alla settimana. La mia rinnovata passione non era
un artificio. Ti desideravo, come non mi succedeva da anni, e pi facevamo l'amore, pi mi sentivo
insaziabile durante il giorno, incapace di rimanere ferma sulla sedia, mi accarezzavo la coscia con la
matita dietro la scrivania. Ero anche felice di avere la riprova che non eravamo scaduti
nell'irrimediabile routine che getta molti coniugi tra le braccia di qualche estraneo.
Quando cominciai a lasciare il diaframma nella scatolina blu, percepii che durante il sesso il
panorama nella mia mente diveniva luminoso. Il mio perimetro visivo un tempo era recintato, mentre
ora scorgevo grandi distese, come se guardassi dal monte Ararat, o solcassi il Pacifico su un
catamarano. Sbirciavo in fondo a dei lunghi corridoi che scintillavano interminabili, all'infinito, i
pavimenti di marmo lucido, la luce del sole che si riversava dalle finestre. Tutto quello che immaginavo
era luminoso: abiti da sposa, cirri, campi di stelle alpine.
Per favore, non ridere di me: so che il paesaggio che sto descrivendo assomiglia alla pubblicit
di un assorbente, ma era bellissimo. Mi sentivo, finalmente, trasportata. La mente era aperta, mentre
prima il pensiero sembrava arrancare in una grotta angusta e mal illuminata. Queste proiezioni su
grande schermo non erano sfocate, ma nitide e vivide, e quando avevamo finito, le ricordavo. Dormivo
come una bambina. O meglio, come alcuni bambini, come avrei scoperto presto.
 ovvio, non ero all'apice della fertilit, perci ci volle un anno, ma quando l'autunno
successivo finalmente saltai un ciclo, cominciai a cantare. Non pi i temi dei musical questa volta, ma
le canzoni popolari armene con cui mia madre addormentava Giles e me da bambini. Quando scoprii
che avevo dimenticato parte delle parole, la chiamai e le chiesi di scrivermele. Fu lieta di
accontentarmi, dato che, per quanto ne sapeva lei, io ero ancora la ragazzina ostinata che bollava le
lezioni di armeno come pesanti compiti extra. Mi trascrisse le mie canzoni preferite su dei biglietti
d'auguri decorati a mano con paesaggi montani e la trama dei tappeti armeni.
Kevin not la trasformazione, e mentre si era gustato la madre quando strisciava in giro per la
casa come un verme, non era altrettanto compiaciuto dal vederla mutarsi in una farfalla. Bighellonava
tetro e si lamentava spesso. Sei stonata. Oppure mi ordinava, recitando una battuta che aveva
imparato alla scuola elementare, che era gi multietnica: Ma perch non parli inglese?. Io gli dissi,
con leggerezza, che le canzoni popolari armene erano polifoniche, e quando finse di capire, gli
domandai se sapeva cosa significasse, rispose: Significa stupide. Mi offrii di insegnargli un paio di
canzoni, e gli ricordai: Anche tu sei armeno, sai?. Ma lui si rifiut.
Io sono americano afferm, con il tono sprezzante di chi sostiene un'ovviet, come avesse
detto Sono una persona, non un oritteropo.
Stava succedendo qualcosa. La madda non si avviliva, non strisciava e non parlava con voce
piagnucolosa; ma non era neppure tornata la madda pre-braccio-rotto: quella donna brusca e formale
che marciava sui campi della maternit come in una parata militare. No, questa madda gorgogliava tra i
propri doveri come un ruscello vivace, e qualsiasi sasso le venisse scagliato contro, finiva innocuo in
fondo all'alveo. Quando era stata informata del fatto che i compagni di seconda di suo figlio erano tutti
dei ritardati e che quello che gli facevano studiare a scuola lo sapeva gi, questa madda non ribatt
che presto avrebbe scoperto di non sapere proprio niente; non lo invit a non dire ritardato. Si limit a
ridere.
Dopo che saltai il terzo ciclo, Kevin cominci ad accusarmi di essere grassa. Mi colpiva la
pancia e gridava: Sei un gigante.
Un tempo ero vanitosa, ma adesso mi divertivo a rincarare la dose: S, la mamma  un grasso
maiale.
Sai che mi sembra che ti sia un po' allargata sui fianchi mi facesti notare una sera di
dicembre. Forse dovremmo andarci piano con le patate, eh? Anche a me non farebbe male perdere un
paio di chili.
Mmm canticchiai, e dovetti quasi infilarmi un pugno in bocca per trattenermi dal ridere. A
me non dispiace un po' di peso in pi.
Ges, cos' questa maturit? Di solito quando mi azzardavo a dire che avevi preso un grammo
andavi fuori di testa! Ti lavasti i denti, poi mi raggiungesti a letto. Prendesti in mano il tuo romanzo,
ma tamburellasti sulla copertina e mi appoggiasti l'altra mano sul seno gonfio. Forse hai ragione
mormorasti. Un po' di Eva in pi  parecchio sexy. Lasciasti cadere il libro per terra, ti voltasti verso
di me e alzasti un sopracciglio. L'hai messa?
Mmm canticchiai ancora, con una nota affermativa.
I tuoi capezzoli sono enormi osservasti, e mi solleticasti con il naso. Hai le tue cose? Mi
sembra che sia passato un po'.
Ti fermasti di colpo con la testa tra i miei seni. Indietreggiasti. Mi guardasti negli occhi con
un'espressione seria. E poi sbiancasti.
Mi sentii venire meno. Capii che sarebbe stato peggio di quanto mi fossi concessa di credere.
Quando pensavi di avvertirmi?
Presto. Qualche settimana, a dire il vero. Ma non mi  mai sembrato il momento giusto.
Capisco perch dicesti. Ti aspetti di farlo passare per un incidente?
No, non  stato un incidente.
Pensavo che ne avessimo discusso.
 proprio quello che non abbiamo fatto, discutere. Tu sei partito con una tirata. Non mi hai
voluto ascoltare.
E cos tu sei andata per la tua strada e... un fatto compiuto... un inganno... Come se non avesse
niente a che vedere con me.
Ha molto a che vedere con te, ma io avevo ragione e tu avevi torto. Ti fronteggiai con
decisione. Come avresti detto tu, eravamo due noi e uno tu.
Questa  la cosa pi presuntuosa... arrogante che tu abbia mai fatto.
S, immagino che lo sia.
Ora che non conta pi quello che penso, vuoi spiegarmi cos' questa storia? Ti ascolto. Non
avevi l'aspetto di uno che ascoltava.
Devo scoprire una cosa.
Che cosa? Quanto puoi umiliarmi prima che io reagisca?
Riguardo... Decisi di non scusarmi per la parola. Riguardo la mia anima.
Esiste qualcun altro nel tuo universo?
Chinai il capo. Mi piacerebbe di s.
E Kevin?
Cosa?
Sar dura per lui.
Ho letto da qualche parte che altri bambini hanno dei fratelli e delle sorelle.
Non essere sprezzante, Eva.  abituato ad avere tutte le attenzioni su di s.
Un altro modo per dire che  viziato. Oppure che potrebbe diventarlo. Questa  la cosa
migliore che possa capitargli.
Un uccellino mi dice che non  cos che la vedr lui.
Mi presi un momento per riflettere sul fatto che in cinque minuti eravamo di nuovo concentrati
su nostro figlio. Magari potrebbe essere un bene anche per te. Per noi.
 una stupidaggine. La cosa peggiore per cementare un matrimonio tremolante  fare un
bambino.
Il nostro matrimonio  tremolante?
Gli hai appena dato uno scossone mi rispondesti voltandomi le spalle.
Spensi la luce e scivolai sul cuscino. Non ci toccavamo. Cominciai a piangere. Sentire il tuo
braccio che mi cingeva fu un tale sollievo che cominciai a piangere ancora pi forte.
Ehi dicesti. Pensavi davvero...? Hai aspettato a dirmelo perch fosse troppo tardi? Pensavi
davvero che potessi chiederti di farlo? Con il nostro bambino?
Certo che no. Tirai su con il naso.
Ma quando mi calmai, tornasti severo. Senti, accetter questa situazione solo perch  mio
dovere. Ma hai quarantacinque anni, Eva. Promettimi che farai quel test.
Quel test avrebbe avuto senso solo se fossimo stati pronti a reagire a un risultato poco
incoraggiante. A danno del nostro bambino. Non c' da meravigliarsi che avessi aspettato il pi
possibile a dirtelo.
Non feci il test. Oh, ti dissi che l'avevo fatto. La nuova ginecologa che avevo trovato  una
donna adorabile  me lo propose, ma a differenza della dottoressa Rhinestein, non sembrava
considerare tutte le donne incinte come una propriet pubblica, e non insistette troppo. Mi disse che
sperava fossi pronta ad amare e a occuparmi di chiunque  e intendeva qualunque cosa  avrei dato alla
luce. Io risposi che non mi sembrava di guardare in maniera romantica all'ipotesi di crescere un
bambino disabile. Ma con tutta probabilit ero troppo rigida riguardo a chi  o cosa  avrei scelto di
amare. Per una volta, le dissi, volevo fidarmi. Avere fede  scelsi di non dire nella vita o in Dio  in me
stessa.
Non ci fu mai alcun dubbio che il nostro secondo figlio fosse mio. E tu non esibisti nessuno di
quegli atteggiamenti possessivi con cui avevi tiranneggiato la mia gravidanza con Kevin. Mi portavo da
sola i sacchetti della spesa. Un bicchiere di vino rosso non mi procurava aspri rimproveri. A dire il
vero, non dovetti rinunciare nemmeno agli esercizi quotidiani, compresa la corsa, il pilates e persino un
po' di squash. Il nostro patto non era meno chiaro perch tacito: ci che facevo con il mio pancione era
affar mio.
Kevin aveva gi percepito la presenza insidiosa. Se ne stava ancora di pi per conto proprio,
sbirciava da dietro gli angoli, sorseggiava il succo di frutta come stesse assaggiando l'arsenico, e
sbocconcellava senza entusiasmo qualsiasi cosa gli lasciassi da mangiare, spesso separando le parti che
componevano la pietanza e disseminandole sul piatto, come se vi cercasse delle schegge di vetro. Era
riservato riguardo ai compiti a casa, che proteggeva come un prigioniero che cripta la corrispondenza
con i dettagli degli abusi subiti da inviare ad Amnesty International.
Qualcuno glielo doveva dire, e presto; cominciava a vedersi. Perci suggerii di cogliere
l'occasione per spiegargli in generale la questione del sesso. Tu eri riluttante. Diciamogli solo che sei
incinta suggeristi. Non c' bisogno che sappia come funziona. Ha solo sette anni. Non dovremmo
preservare la sua innocenza un po' pi a lungo?
Obiettai che era un concetto un po' retrogrado di innocenza quello che equiparava l'ignoranza
in materia di sesso con l'essere liberi dal peccato. E sottostimare l'intelligenza sessuale dei figli 
l'errore pi antico del mondo.
E non mi sbagliavo. Avevo appena accennato all'argomento mentre preparavo da mangiare,
quando Kevin mi interruppe con impazienza e disse: Parli di scopare?.
Era vero: non c'erano pi i bambini di seconda elementare di una volta. Meglio chiamarlo
sesso, Kevin. Quell'altra parola per qualcuno  offensiva.
Tutti gli altri lo chiamano cos.
Sai cosa significa?
Alzando gli occhi al cielo, Kevin recit: Il ragazzo mette il pisello nella cosina della ragazza.
Partii dalle pompose sciocchezze sui semi e le uova che, quando io ero bambina, mi avevano
convinta che fare l'amore fosse una via di mezzo tra piantare le patate e allevare i polli. Kevin fu poco
pi che tollerante.
Le so queste cose.
Che sorpresa borbottai. Hai qualche domanda?
No.
Nessuna? Perch puoi sempre chiedere a me e pap qualsiasi cosa sulle ragazze e i ragazzi, o
sul sesso, o su qualcosa del tuo corpo che non capisci.
Pensavo che mi avresti detto qualcosa di nuovo ribatt, in tono scuro, e lasci la stanza.
Non so perch, ma ero in imbarazzo. Avevo creato in lui delle aspettative, poi le avevo deluse.
Quando mi domandasti com'era andata la chiacchierata, ti dissi bene, immagino; e tu mi chiedesti se mi
era sembrato spaventato, a disagio, confuso, e io risposi che a dire il vero mi era parso indifferente.
Ridesti, mentre io mi domandavo cosa potesse fare colpo su di lui, se anche quello lo lasciava
indifferente.
Eppure la fase due della lezione sulla nascita della vita fu la pi complicata.
Kevin iniziai le sera seguente. Ti ricordi di cosa abbiamo parlato ieri? Del sesso? Be', la
madda e il pap ogni tanto lo fanno.
Perch?
Prima l'abbiamo fatto perch potessi arrivare tu a tenerci compagnia. Ma sarebbe carino se
anche tu avessi qualcuno a tenerti compagnia. Non hai mai desiderato qualcuno che stesse in casa con
noi per giocare insieme?
No.
Mi avvicinai al tavolo, dove Kevin stava facendo a pezzi, in maniera meticolosa, tutti e
sessantaquattro i pastelli a cera della scatola. Be', avrai compagnia. Un fratellino o una sorellina. E
vedrai che ti piacer.
Mi fiss per un lungo istante, ma non sembrava particolarmente sorpreso. E se non mi
piacesse?
Allora ti ci abituerai.
Il fatto che ti abitui a una cosa non significa che ti piaccia. Spezz il magenta e aggiunse: Tu
sei abituata a me.
S dissi. E tra qualche mese ci abitueremo a qualcuno di nuovo!
Quando un pastello si accorcia,  pi difficile spezzarlo, e le dita di Kevin ora combattevano
contro un pezzo ostinato. Te ne pentirai.
Finalmente si ruppe.
Cercai di trascinarti in una discussione sui nomi, ma eri indifferente. In quel periodo era
cominciata la Guerra del Golfo, ed era impossibile staccarti dalla CNN. Quando Kevin si stravaccava
accanto a te in salotto, notavo che i generali, i soldati e i piloti non lo interessavano pi di quanto non
facessero le canzoni sulla ABC, sebbene mostrasse di apprezzare la natura della bomba atomica.
Impaziente di fronte al passo lento dei combattimenti fatti per la televisione, brontolava: Non capisco
perch il colonnello Power usa quei rottami. L'atomica. Insegniamo agli iracheni chi  il capo. Tu lo
trovavi adorabile.
Con grande fair play, ti rammentai il nostro patto, e ti offrii di chiamare il secondogenito
Plaskett. Non essere ridicola ribattesti, senza alzare gli occhi da un missile Patriot in volo. Due
bambini con il cognome diverso? La gente penserebbe che uno sia adottato. Per il nome di battesimo
ti mostrasti altrettanto apatico. Quello che vuoi, Eva dicesti, con un gesto noncurante. Per me va
bene tutto.
Perci se fosse stato maschio proposi Frank. Per la femmina scartai Karru o Sophia, nomi della
famiglia di mia madre, e cercai tra i tuoi.
La morte di tua zia Celia, la sorella minore di tua madre, ti aveva molto colpito quando avevi
dodici anni. La zia Celia veniva a trovarvi spesso, era buffa e aveva un giocoso gusto per l'occulto; una
volta ti regal una palla magica che leggeva la fortuna, e accompagnava te e tua sorella alle sedute
spiritiche, rese ancora pi affascinanti dalla disapprovazione dei vostri genitori. Avevo visto la sua
foto, e non era proprio graziosa, con la bocca larga e le labbra sottili, ma aveva gli occhi penetranti,
chiaroveggenti, al contempo coraggiosi e un po' spaventati. Come me, era avventurosa, e mor giovane
e nubile durante la scalata del monte Washington con un giovane scalatore su cui riversava le proprie
speranze. Aveva ceduto all'ipotermia dopo che la loro spedizione era stata colpita da una tempesta di
neve inattesa. Quando te lo dissi, tu alzasti le spalle irritato, come se stessi cercando di adescarti grazie
ai poteri soprannaturali della zia Celia.
La mia seconda reclusione mi dava la sensazione di vivere in un luogo ampio, meno restrittivo
del primo, e con Kevin alle elementari, mi lasciai coinvolgere di pi nel lavoro della AWAP. Incinta mi
sentivo meno abbandonata, e quando mi rivolgevo ad alta voce a te che eri in giro per location o a
Kevin che era a scuola, non avevo l'impressione di parlare da sola.
 ovvio, la seconda volta  sempre pi semplice. Ero abbastanza consapevole da optare per
l'anestesia, anche se quando giunse il momento, Celia si rivel cos piccola che con tutta probabilit ce
l'avrei fatta anche senza. Sapevo anche che non mi sarei dovuta aspettare una tempesta di emozioni al
momento del parto. Un bambino  un bambino, un miracolo in s e per s, ma pretendere di
trasformarsi nell'istante della sua venuta al mondo avrebbe significato gravare di un fardello troppo
grande un esserino tanto piccolo e una madre di mezza et esausta. Eppure, quando pretese di arrivare
due settimane in anticipo, il 14 di giugno, non riuscii a non presupporre un'impazienza da parte sua,
cos come un tempo avevo presupposto una riluttanza dai quindici giorni di ritardo di Kevin.
I bambini hanno dei sentimenti gi a zero ore? Dal mio modesto studio su due esemplari, credo
di s. Non sono ancora capaci di dare un nome ai sentimenti, e senza etichette  probabile che
sperimentino le emozioni mescolate in un gulasch in cui gli opposti si uniscono; io mi devo impedire di
provare ansia, mentre il nascituro non ha alcun problema a sentirsi insieme preoccupato e rilassato.
Comunque, alla nascita di entrambi i miei figli, potei subito discernere il tono emotivo dominante,
come la nota centrale di un accordo o il colore di fondo di una tela. Con Kevin, la nota era il fischio
acuto di un'aggressione, il colore era il rosso del sangue che scorre nell'aorta, e il sentimento era il
furore. Lo strepito e la pressione di tutta quella rabbia erano insostenibili, perci mentre cresceva la
nota scese fino allo squillo ininterrotto di un clacson tenuto premuto; la pittura sullo sfondo piano piano
si ispess, il colore si coagul nel porpora scuro del fegato, e l'emozione dominante pass dagli accessi
d'ira a un risentimento fermo, inattaccabile.
Invece, quando mi trovai Celia tra le braccia, poteva avere il viso contorto e insanguinato, ma
era circondata da un'aura azzurrognola. Non pianse quando venne alla luce, e se dovessi associare
un'immagine al suono che emetteva, direi che era il quieto fischiettare di un vagabondo lontano da casa
che si gode la passeggiata e pensa che nessuno lo stia ascoltando. Quanto all'emozione dominante che
trasudava da questa creatura cieca  con le mani che non si aggrappavano all'aria ma si muovevano
lente, curiose, mentre la bocca, appena avvicinata al capezzolo si era messa subito a succhiare  era
gratitudine.
Non posso dire se tu ti accorgesti della differenza all'istante, anche se dopo che Celia fu nutrita,
lavata, medicata e consegnata a suo padre, me la restituisti quasi subito. Forse eri ancora irritato per la
mia presunzione, e forse la perfezione di questa nuova figlia ti sgomentava, come fosse la prova
vivente che il mio raggiro era giustificato. In ogni caso, gli anni a seguire avrebbero confermato la mia
intuizione iniziale: avevi notato la differenza, e la differenza ti aveva fatto arrabbiare.
Il parto and cos liscio che rimanemmo in ospedale una notte soltanto, la mattina dopo venisti
a prenderci con Kevin. Ero nervosa, temevo che il nostro primogenito, alla vista di quella fragile
creatura che invadeva il suo spazio, potesse infuriarsi. Ma quando Kevin entr nella stanza dietro di te,
fece tutt'altro che saltare sul letto per soffocare con un cuscino la sorellina che stava mangiando.
Indossava una maglietta con scritto Sono il fratello maggiore e disegnata una faccina sorridente:
aveva ancora l'etichetta attaccata, l'avevi comprata al negozio nell'ingresso dell'ospedale. Gironzolava
per la stanza, prese una zinnia dal mazzo di fiori accanto al letto e si mise a strappare i petali uno a uno.
Forse la conseguenza meno pericolosa era che Celia semplicemente lo annoiasse.
Kevin dissi. Ti piacerebbe incontrare tua sorella?
Perch dovrei incontrarla? rispose, in tono stanco. Viene a casa con noi, no? La incontrer
tutti i giorni.
Allora dovresti quantomeno sapere come si chiama, no? Nonostante Celia avesse appena
cominciato a mangiare, la scostai con delicatezza dal seno per il quale Kevin aveva mostrato tanto
ostinato disinteresse. Qualunque altro bambino in un caso del genere si sarebbe messo a strillare, ma fin
dal primo istante Celia considerava la privazione come un dovere, e accettava tutto ci che le veniva
offerto con imbarazzo. Scostai il lenzuolo e sollevai la piccola, perch Kevin la guardasse.
Questa  Celia, Kevin. Lo so che per ora non  un gran divertimento, ma quando sar un po'
pi grande, scommetto che diventer la tua migliore amica. Dubitavo che sapesse cosa fosse un
amico, ancora non aveva portato a casa da scuola neppure un compagno.
Vuoi dire che mi verr dietro e roba del genere. Che rottura.
Afferrasti Kevin per le spalle e lo facesti dondolare con un gesto amichevole. Il viso di Kevin si
contorse. Gi, anche questo fa parte di essere un fratello maggiore! dicesti. Io lo so, perch avevo
una sorellina piccola. Non ti lasciano mai in pace! Vuoi giocare con i camion, e loro sono sempre l a
rompere perch vogliono giocare con le bambole.
Io da bambina giocavo con i camion obiettai, e ti lanciai uno sguardo severo; tornati a casa
avremmo dovuto parlare di queste stronzate sessiste e retrograde. Non possiamo sapere con cosa vorr
giocare Celia, come non sapevamo se a Kevin sarebbero piaciute le bambole.
S, con il cavolo gridasti solidale.
Le Ninja Turtle? L'uomo ragno? Sono bambole.
Grandioso, Eva borbottasti. Complessa un po' il ragazzino.
Nel frattempo, Kevin si era avvicinato al letto e aveva infilato la mano nel bicchiere d'acqua sul
comodino. Osserv la bambina, sollev la mano bagnata e le fece gocciolare l'acqua sul viso. Celia
fece una smorfia, sconcertata, ma il battesimo non parve sconvolgerla. Pi tardi avrei imparato a non
dare cos poca importanza al fatto che mia figlia non si lamentava e non piangeva. Il viso di Kevin era
mosso da una rara curiosit, si bagn di nuovo la mano e schizz il naso e la bocca della sorella. Non
sapevo cosa fare. Il battesimo di Kevin mi ricordava le fiabe in cui un parente inviperito si precipita
sulla culla della principessa e scaglia le proprie maledizioni. Per non le stava facendo proprio del
male, e non volevo macchiare quel momento con una reprimenda. Perci, quando immerse la mano per
la terza volta, mi risistemai sul cuscino e, dopo aver asciugato il viso di Celia con il lenzuolo, la
allontanai con discrezione dalla portata del fratello.
Ehi, Kev! ti strofinasti le mani. Tua madre si deve vestire, andiamo a trovare qualcosa di
veramente unto e salato alla macchinetta gi nell'atrio.
Quando lasciammo l'ospedale insieme, dicesti che immaginavi fossi distrutta, dovevo essermi
svegliata di continuo durante la notte per stare dietro alla neonata, e ti offristi di fare da baby-sitter per
lasciarmi dormire un po'.
No,  una cosa molto strana sussurrai. Mi sono svegliata un paio di volte per darle da
mangiare, ma ho dovuto mettere la sveglia. Franklin, la bambina non piange.
Uh. Be', non aspettarti che duri.
Non si sa mai; sono tutti diversi.
I bambini devono piangere dicesti con forza. Se tuo figlio rimane a letto e dorme tutto il
giorno, stai crescendo uno zerbino.
Arrivati a casa, notai che la foto incorniciata di quando avevo vent'anni, quella che tenevamo
sul tavolino nell'ingresso, non c'era pi, e ti domandai se l'avessi spostata. Dicesti di no e alzasti le
spalle, e io rinunciai a insistere. Immaginavo che sarebbe saltata fuori. Non la ritrovai mai. Ero un po'
turbata; non ero pi cos carina, e avere davanti la prova che un tempo siamo stati aggraziati, senza
rughe  una cosa preziosa. La foto era stata scattata su una houseboat di Amsterdam, dal capitano con
cui avevo avuto una relazione breve e spensierata. Facevo tesoro dell'espressione che aveva catturato:
espansiva, rilassata, calda; racchiudeva in s tutto quello che allora per me dava senso alla vita: un
fiume limpido, vino bianco e un bell'uomo. Il ritratto aveva addolcito la severit che caratterizzava la
gran parte delle mie fotografie, con quelle sopracciglia sporgenti, gli occhi incavati e ombrosi. Il
capitano della houseboat mi aveva inviato la foto per posta, non avevo i negativi. Oh, be', era probabile
che mentre mi trovavo in ospedale Kevin avesse strappato la foto per conficcarci degli spilli.
Comunque, non ero dell'umore di impugnare le armi per una stupida fotografia. In effetti, anche
se temo che la mia metafora militare possa apparire una provocazione, appena entrai in casa con Celia,
ebbi l'impressione che la forza delle truppe si fosse riequilibrata. Non avrei potuto immaginare che
come alleata in guerra una bambina fiduciosa non  di alcun aiuto; peggio,  un fianco scoperto.
Eva
18 febbraio 2001
Caro Franklin,
sai, stavo pensando che sarei stata capace di sopportare tutto quanto  il gioved, il processo,
persino la nostra separazione  se solo mi avessero permesso di tenere Celia. Eppure (e questo ti
sorprender), mi piace figurarmela con te, immaginare voi due insieme. Sarei felice se, alla fine,
arrivaste a conoscervi meglio. Non intendo criticarti, sei stato un buon padre per lei, ma eri sempre cos
attento a non ingelosire Kevin che forse hai esagerato: volevi che sapesse che tu eri comunque dalla sua
parte. Tenevi Celia a una certa distanza. Crescendo, lei diventava ogni giorno pi carina, non  vero? In
una maniera incerta, modesta, con quei bei capelli biondi che le finivano di continuo sul viso. Penso
che ti ferisse il fatto che tutti la trovassero incantevole, mentre con Kevin la gente tendeva a mostrarsi
sospettosa e ipocrita. A volte ci accorgevamo che gli amici erano visibilmente sollevati quando ci
presentavamo a casa loro senza di lui. Pensavi che non fosse giusto. Lo penso anch'io, era
un'ingiustizia.
Forse il mio amore per Celia era troppo semplice. Forse per me rappresentava una sorta di
tradimento verso me stessa; per tutta la vita avevo cercato di sormontare le difficolt, di sconfiggere le
paure, mentre Celia era adorabile e, con mia grande sorpresa, quando la posavo nel letto, dormiva.
Kevin si metteva a strillare per ogni minimo bisogno, Celia invece si sottometteva alle privazioni
materiali con un gemito e una smorfia, e se non mi fossi ricordata di controllare, sarebbe rimasta per
ore con il pannolino bagnato. Non piangeva mai per la fame, e siccome l'allattavo, ero obbligata a darle
da mangiare secondo una tabella oraria prefissata. Penso di essere stata la prima madre della storia a
preoccuparsi perch la figlia non piangeva abbastanza.
Kevin aveva trascorso un'infanzia sconsolata, imprigionato nel regno della noia; Celia pareva
affascinata dai ninnoli pi insignificanti. Era altrettanto deliziata da un pezzo di stoffa colorato o dalla
ricca decorazione di madreperla sopra la culla; e mostrava un'indiscriminata passione per l'universo
tattile. L'ironia della sorte era che con una bambina cos facile da compiacere, era difficile comprare
nuovi regali, perch era ancora infatuata dei vecchi giocattoli. E con gli anni svilupp un tale senso di
lealt verso i peluche malridotti che ricevere un nuovo animaletto lindo e paffuto sembrava gettarla
nello scompiglio; proprio come suo padre, temeva che allargare la famiglia avrebbe messo in pericolo il
precedente legame.
 possibile che fosse troppo bambina per te, e quella diffidenza femminile, quella delicatezza
erano caratteristiche estranee anche a me. Tu avresti preferito un maschiaccio turbolento e impavido,
che ti avrebbe reso orgoglioso primeggiando in palestra, facendo la lotta con i ragazzini e dichiarando
agli ospiti che da grande avrebbe fatto l'astronauta; un demonietto instancabile che si sarebbe aggirato
per la casa vestita da cowboy e sporca di grasso. Anche a me sarebbe piaciuto quel genere di ragazzina,
ma non era la figlia che avevamo avuto.
Invece, a Celia piaceva indossare gli abitini di pizzo e mettere il rossetto, che io non usavo
quasi mai. Ma la sua femminilit non si limitava al furto dei gioielli dal mio cassetto o alle passeggiate
con le mie scarpe con i tacchi, si manifestava piuttosto nella grande fragilit, nel rapporto di
dipendenza e nella fiducia. Aveva tante qualit adorabili, ma non aveva fegato. Era terrorizzata, e non
solo dal buio, persino dall'aspirapolvere, dal sottoscala e dai tombini. Siccome era ansiosa di
compiacerci, aveva iniziato a usare il gabinetto molto prima di arrivare ai due anni, ma all'asilo non
osava avventurarsi in bagno da sola.
Quanto al cibo, mi ci volle un po' per riconoscere quelle che si sarebbero dimostrate delle fiere
avversioni. Per timore di apparire difficile, si sforzava di buttare gi qualunque cosa le offrissi. La
disgustava tutto ci che aveva delle protuberanze (come la tapioca o il pane con le uvette), o la
pelle (la base gommosa della gelatina, la superficie spessa della cioccolata calda, persino le pesche
non sbucciate). Ero lieta di avere una figlia con un gusto proprio  a Kevin avrei potuto tranquillamente
servire pietanze di cera colorata  ma di fronte a certi cibi, Celia impallidiva e tremava al punto che
sembrava che la vivanda fosse sul punto di mangiare lei. Per Celia, tutto ci che la circondava era
animato, e ogni protuberanza della tapioca aveva una piccola anima densa e nauseante.
So che era frustrante doversi ricordare sempre di lasciare la luce del corridoio accesa e alzarsi
nel cuore della notte per accompagnarla al bagno. Pi di una volta tu mi accusasti di viziarla, perch
assecondare una paura significava nutrirla. Ma cosa avrei dovuto fare quando alle tre del mattino
trovavo una bambina di quattro anni tremante in corridoio, congelata nella camicia da notte, con le
manine strette in mezzo alle gambe, se non chiederle di svegliare sempre uno di noi due per andare a
fare pip? E comunque, erano cos tante le cose che spaventavano Celia che  possibile che, dal suo
punto di vista, fosse persino coraggiosa.
Ma quando ti lamentasti che era appiccicosa, non riuscii a trattenermi.  una brutta parola,
non  vero? Descrive la dolcezza d'animo come una sostanza collosa, che non va via. E in qualunque
modo lo si voglia intendere, il termine appiccicosa non solo  un modo crudele per definire la cosa pi
preziosa della terra, ma era anche inadeguato per lei; implicava una fastidiosa, incessante richiesta di
attenzioni, approvazione, affetto, mentre Celia non ci supplicava mai, non piagnucolava perch
andassimo a vedere cosa aveva costruito nella stanza dei giochi e non ci tirava la manica quando
cercavamo di leggere. Se la abbracciavo, rispondeva all'abbraccio con una feroce gratitudine, come se
sentisse di non meritarlo. Dopo che tornai a lavorare alla AWAP, non si lament mai della mia assenza,
anche se il viso le diventava cinereo ogni volta che la lasciavo alla pre-scuola, e si illuminava come un
albero di Natale quando tornavo a casa.
Celia non era appiccicosa. Era semplicemente affettuosa. A volte mi stringeva le gambe tra le
braccia, mi premeva la guancia sulle ginocchia ed esclamava con meraviglia: Sei la mia amica!. Per
quanto il suo arrivo ti abbia messo in difficolt, non sei mai stato un uomo tanto duro da non trovare
simili manifestazioni d'affetto commoventi. La conferma che eravamo suoi amici le appariva molto pi
grande e meno astratta di quando le professavamo il nostro amore. Anche se so che per te Kevin era il
pi intelligente dei due, nostro figlio era incapace di discernere a cosa servisse il mondo, di capire cosa
farsene della vita, mentre Celia aveva un'inattaccabile sicurezza riguardo a ci che desiderava e a ci
che rendeva l'esistenza degna di essere vissuta: era quel sentimentalismo stucchevole e appiccicoso.
Senza dubbio questa  una forma di intelligenza.
Okay, non era brava a scuola. Ma solo perch si impegnava troppo. Era cos angosciata dal
desiderio di far funzionare le cose, cos tormentata dalla prospettiva di deludere i genitori e gli
insegnanti, che non riusciva a dedicarsi al compito in s. Ma perlomeno non disprezzava tutto quello
che le maestre cercavano di insegnarle.
Non dico che Celia non esasperasse anche me: come Kevin, era impossibile punirla, sebbene
offrisse di rado una ragione per farlo; lo feci solo in qualche rara occasione, e pi tardi scoprii che mi
ero sbagliata; bastava il pi piccolo rimbrotto per crucciarla, perci quando la sgridavo, mi sentivo
come se stessi ammazzando una mosca con una mazza ferrata. Appena aveva l'impressione che
fossimo contrariati, diventava inconsolabile, e ci riversava addosso un mucchio di scuse prima ancora
di capire cosa avevamo da rimproverarle. Una singola parola severa poteva portarla al collasso, e
ammetto che sarebbe stato un sollievo ogni tanto poter gridare: Celia, ti ho detto di apparecchiare
(disobbediva di rado, ma era distratta) senza che si sciogliesse in un mare di rimorso inconsolabile.
Ma la cosa che pi mi esasperava era un'altra. Se applicata con giudizio, la paura  un utile
strumento di autodifesa. Difficilmente un tombino avrebbe potuto aggredirla, ma Celia era a tal punto
afflitta da timori insensati che non si guardava dai pericoli reali. C'era una persona nella nostra casa di
cui avrebbe potuto avere, a ragione, paura, ma lei la adorava.
Non voglio aprire una discussione su questo punto, e intendo approfittare del fatto che questo 
il mio resoconto, e pertanto non hai altra scelta che adeguarti al mio punto di vista. Non ho la pretesa di
conoscere l'intera faccenda, perch penso che questa sia una storia che tu e io non conosceremo mai del
tutto. Mi ricordo con inquietudine gli anni dell'infanzia sulla Enderby Avenue, dove le alleanze tra mio
fratello e me erano molto pi instabili. Giles e io conducevamo la gran parte delle nostre esistenze al di
fuori della portata dello sguardo di nostra madre. Uno dei due poteva andare da lei per lamentarsi di
qualcosa, ma per lo pi i nostri conflitti avvenivano, se non proprio lontano dai suoi occhi, quantomeno
in codice. Ero talmente immersa nel mondo dei piccoli, che i miei ricordi prima dei dodici anni non
ospitano quasi neanche un adulto. Forse per te e Valerie era diverso, dato che non vi piacevate molto,
ma nella maggior parte delle famiglie i fratelli condividono un universo privato, simbolico, brulicante
di tradimenti, vendette, riconciliazioni, esercizio e abuso del potere, del quale i genitori non sanno
pressoch nulla.
Comunque, io non ero cieca, e di solito l'inconsapevolezza dei genitori deriva dalla mancanza
di interesse. Se entravo nella stanza e trovavo mia figlia raggomitolata su un fianco, con le caviglie
legate con delle calze, le mani bloccate dietro la schiena con un elastico per i capelli, la bocca chiusa
con il nastro adesivo e non trovavo mio figlio da nessuna parte, potevo immaginare da sola cos'era
stato per lei giocare al rapimento. Forse non mi era concesso conoscere la parola d'ordine per
accedere alla setta massonica composta dai miei figli, ma conoscevo abbastanza bene Celia per essere
sicura che, nonostante sostenesse il contrario, lei non avrebbe mai posato la testa del suo cavallino di
plastica preferito sul fornello della cucina.
Perci, quando la trovai legata al seggiolone, coperta di vomito, immaginai che la scodella di
maionese, marmellata di fragole, curry thailandese, vaselina e mucchietti di pane appallottolato, non
fosse la merenda che aveva scelto lei.
Tu affermeresti, certo  visto che allora lo facevi  che i fratelli maggiori tormentano i minori
per tradizione, e le persecuzioni di Kevin rientravano nell'alveo della normalit. Obietteresti che io
trovo scellerati degli episodi tipici della crudelt infantile perch li analizzo con il senno di poi. Milioni
di bambini sono sopravvissuti al bullismo domestico, e molti di questi piccoli tiranni sono diventati dei
mariti sensibili, che si ricordano gli anniversari, mentre le allora vittime sono cresciute e sono diventate
delle giovani donne sicure di s, in carriera, convinte di avere il diritto di scegliere. Comunque,  con il
senno di poi che oggi guardo a quegli episodi. E non mi sbagliavo.
Mentre mi dirigevo a Chatham lo scorso week-end, riflettevo sul fatto che avrei dovuto
imparare dall'esempio della nostra figlioletta timida e fragile, dalla sua disponibilit a perdonare. Ma la
sconcertante incapacit di Celia di serbare rancore sin dalla pi tenera et, dimostra che il saper
perdonare  un dono, e non qualcosa che si impara invecchiando. Comunque, per conto mio, non so
cosa vorrebbe dire perdonare Kevin. Di certo non implicherebbe nascondere il gioved sotto il tappeto o
smettere di ritenerlo responsabile. Non posso immaginare di passare oltre, come se saltassi un muretto
di pietra; se il gioved fosse una barriera, sarebbe composta da sottili lame di rasoio: non potrei saltarla,
solo attraversarla, lacerandomi, e scorticandomi, riducendomi a pezzi.
Non posso immaginare che Celia abbia fatto tesoro del giorno in cui Kevin, con l'accuratezza di
un entomologo in erba, rimosse un nido di vermi dalla quercia in giardino e glielo ficc nello zaino. Pi
tardi, lei infil il braccio per prendere il libro di lettura, era in prima elementare, e lo ritrasse coperto di
larve striscianti  di quelle che Kevin schiacciava e trasformava in una sostanza viscosa sulla nostra
veranda  molte delle quali le scivolarono dalla mano sul braccio rigido. Per sua sfortuna, Celia non era
capace di strillare, cosa che avrebbe potuto richiamare prima i soccorsi. Come scoprii pi tardi, rimase
impietrita a esaminare il proprio braccio  il respiro affannoso, le narici spalancate, le pupille dilatate
come due sottopiatti  mentre la maestra spiegava imperterrita la C dura. Alla fine, la bambina
seduta nel banco accanto al suo si mise a strillare, e scoppi il pandemonio.
Sebbene fosse ancora fresca la memoria di quei vermi, il ricordo non la soccorse due settimane
dopo quando Kevin le offr un passaggio sulle sue spalle per arrampicarsi sulla quercia bianca. Celia
accett e gli si avvinghi al collo. Senza dubbio si sorprese quando Kevin la convinse ad appollaiarsi
tremante su un ramo in alto, mentre lui scendeva a terra con calma. A dire il vero piagnucol: Kevin?
Kevin, non riesco a scendere!. Doveva essere convinta che, nonostante l'avesse abbandonata a sei
metri d'altezza e se ne fosse andato dentro a mangiare un panino, pi tardi sarebbe tornato ad aiutarla.
Possiamo definirlo perdono? Come Charlie Brown che accetta per l'ennesima volta di essere steso da
Lucy sul campo di football, Celia continuava a fidarsi di suo fratello, noncurante di quanti peluche le
avesse sventrato o quante costruzioni le avesse abbattuto, era convinta che in fondo Kevin fosse una
bravo ragazzo.
Puoi chiamarla innocenza, oppure ingenuit, ma Celia commetteva l'errore pi comune per le
persone di cuore: dava per scontato che tutti fossero come lei. Tra l'altro, non lo tradiva mai, e senza
testimoni era impossibile attribuire al fratello le sue disavventure. Di conseguenza, dall'istante in cui
sua sorella era venuta al mondo, almeno in senso figurato, Kevin Khatchadourian l'aveva fatta franca.
Confesso che nei primi anni di vita di Celia, Kevin si allontan da me, fece due passi indietro,
come nel gioco dell'oca. I bambini piccoli ti assorbono completamente, e lui nel frattempo aveva
sviluppato un'indipendenza militante. Tu eri cos bravo a portarlo alle partite e ai musei ogni volta che
avevi un po' di tempo libero, che forse io mollai un po' la presa. Ero in debito con te, e per questo mi
sentii ancora pi in imbarazzo quando notai una cosa che, da quei due passi di distanza, mi pareva
ancora pi sconcertante.
Franklin, la personalit di nostro figlio era come quei biscotti bianchi e neri. Aveva cominciato
gi quando frequentava la scuola materna, ma le cose andavano sempre peggio. Devi credermi sulla
parola  anche se so che non lo farai  quando non eri a casa, Kevin era acido, chiuso, sarcastico. Non
una volta ogni tanto, o nei giorni cattivi. Per lui tutti i giorni erano cattivi. Questo atteggiamento
laconico, arrogante, ostile, mi sembrava quello reale. Forse non era la sua unica vera personalit, ma
non pareva contraffatta.
In tua presenza, i comportamenti di Kevin erano esattamente l'opposto: Franklin, mi sento cos
abietta, come se volessi portarti via qualcosa che tu amavi. Appena varcavi la soglia, il suo viso
cambiava. Sollevava di colpo le sopracciglia, reclinava il capo, e si atteggiava a un sorriso, con il
labbro superiore sollevato fino a scoprire le gengive. I lineamenti assumevano una sorta di allegria
attonita, la stessa espressione che compare sul volto delle dive invecchiate che hanno esagerato con la
chirurgia plastica. Ciao, pap! urlava. Com' andato il lavoro oggi, pap? Hai fotografato qualcosa
di figo? Hai trovato molte mucche, pap? Hai visto la casa di qualche persona davvero ricca?
Tu ti lanciavi in una descrizione entusiastica delle strade che avevi fotografato, e lui si esaltava:
Cavolo,  grandioso! La pubblicit di un'altra macchina? Dir a tutti a scuola che mio pap fa le foto
per la Oldsmobile. Un giorno portasti a casa una copia dell'Atlantic Monthly, e mostrasti con
orgoglio la pubblicit del Colgate che era stata girata nel nostro bagno di marmo rosa. Ehi, pap, visto
che il nostro bagno  nella pubblicit di un dentifricio, allora siamo famosi?
Solo un pochino concedesti, e giuro che ti sentii aggiungere: Per essere davvero famoso in
questo paese devi uccidere qualcuno.
Oh, non eri l'unico credulone, Kevin ha gettato sabbia negli occhi ai suoi insegnanti per anni.
Per colpa tua, conservo tuttora montagne dei suoi compiti in classe. Eri uno storico dilettante, per cui
diventasti il cronista della famiglia, il fotografo, quello che appuntava le date, conservava i documenti,
mentre io ero pi portata a considerare le esperienze come qualcosa di personale. Non so proprio cosa
mi abbia spinta a riesumare, sepolte tra lo step e l'affetta uova, le cartellette con i temi di Kevin.
Comunque, oggi  domenica pomeriggio e mi sono costretta a leggerne alcuni. (Ti rendi conto
che potrei venderli? E non per qualche spicciolo. A quanto pare questo  proprio il genere di cose che si
smerciano per migliaia di dollari su e-bay, insieme ai paesaggi dipinti da Adolph Hitler.) L'innocenza
che trasuda da queste pagine  disarmante: la scrittura larga, priva di carattere, la carta sottile, ingiallita.
Di primo acchito ho pensato che rileggere quei temi fosse una cosa sciocca, avrei scoperto solo che, da
bravo scolaro qual era, faceva tutti i suoi compiti a casa. Ma a mano a mano che andavo avanti a
leggere, non riuscivo a fermarmi.
Se non ti dispiace, per una volta vorrei mettermi io dalla parte di Kevin, tu e i suoi insegnanti
siete stati convinti, per tutte le elementari, che avesse bisogno di aiuto per imparare a ordinare le idee,
mentre io so che i suoi pensieri erano precisi come lame affilate. Dalla prima elementare in poi, i
compiti dimostrano un amore intuitivo per l'arbitrariet, per la forza inebriante della ripetizione e per le
potenzialit del non sequitur. I suoi scritti aridi, robotici, non denotavano una mancanza di stile,
l'asciuttezza era il suo stile. Dai un'occhiata allo svolgimento di questo tema di quarta elementare. Il
titolo : Vi presento mia madre.
Mia madre va altrove. Mia madre dorme in un letto diverso. Mia madre mangia del cibo
diverso. Mia madre viene a casa. Mia madre dorme a casa. Mia madre mangia a casa.
Mia madre dice all'altra gente di andare altrove. L'altra gente dorme in un letto diverso.
L'altra gente mangia del cibo diverso. L'altra gente torna a casa. L'altra gente dorme a casa. L'altra
gente mangia a casa. Mia madre  ricca.
So cosa stai pensando, o forse so cosa hai pensato allora. Che l'atteggiamento ostile, distante
che Kevin teneva con me era una posa, mentre con te riusciva a rilassarsi e a essere allegro e vivace.
Che la penetrante ampollosit dei suoi lavori scritti rivelava la distanza, tipica dei ragazzini, tra i
pensieri e la capacit d'espressione. Sono disposta a concederti che la condiscendenza nei miei
confronti fosse uno stratagemma, ma la sua capacit di aspettare il momento giusto per colpire, che si
era manifestata per la prima volta quel giorno in cui mi ero appropriata della pistola ad acqua,
sembrava proprio una cosa reale.
Ho appena dato un'occhiata a quello che ho scritto e mi sono resa conto di essere stata molto
sintetica nel raccontare sette anni buoni della nostra vita insieme; e per di pi la gran parte del
resoconto riguarda Celia. Me ne vergogno, davvero, ma mentre ricordo alla perfezione come abbiamo
trascorso ognuno dei compleanni di Celia, le mie reminiscenze di Kevin dagli otto fino ai quattordici
anni tendono a confondersi in una macchia indistinta.
Oh, salta fuori qualcosa, a spizzichi e bocconi, soprattutto il tentativo disastroso di condividere
con voi la mia passione, quando portai te e Kevin tredicenne (Celia era troppo piccola, perci rimase
con mia madre) in Vietnam. Avevo scelto di proposito quel paese, perch  un luogo che per qualsiasi
americano, quantomeno della nostra generazione, significa qualcosa. Tra l'altro il Vietnam si era aperto
al turismo da poco, perci non potevo resistere, lo dovevo visitare. Ma ammetto che questo senso di
prossimit, il senso di colpa verso le vecchie rugose con il cappello di paglia conico, riguardava
soprattutto te e me. Io avevo marciato a Washington quando avevo vent'anni, mentre tu avevi
letteralmente implorato l'Ufficio Reclutamento perch non ti scartasse per i tuoi piedi piatti. Quando ci
incontrammo, Saigon era gi caduta da tre anni, ma il nostro rapporto trasse forza dalle lunghe litigate
sul Vietnam. Kevin non aveva quel legame, perci, a dispetto delle mie intenzioni, lo avevo davvero
trascinato in culo ai lupi. Nonostante questo, non dimenticher mai la dolorosa umiliazione che provai
quando nostro figlio  se non altro un osservatore attento  si infil nel mare di scooter ad Hanoi e si
mise a gridare ai gialli di levarsi dai piedi.
Un altro ricordo esce dalla nebbia, e non , Franklin, un ulteriore esempio crudele e ingiurioso
della cattiveria congenita di nostro figlio. Mi riferisco a quelle due settimane in cui stette malissimo.
Aveva dieci anni. Per un po', il dottor Goldblatt temette che fosse meningite, e solo un tormentoso
esame del liquido cerebrospinale dimostr che non lo era. A parte lo scarso appetito, Kevin era in
generale un ragazzo sano, e quello fu l'unico periodo in cui si mostr debole cos a lungo.
Riconobbi i primi sintomi quando mi accorsi che lo spirito con cui storceva il naso di fronte ai
pasti non era pi lo stesso, non sogghignava pi con disprezzo, ma guardava il piatto e crollava sulla
sedia, come sconfitto. Alla fine lo trovai accoccolato inerme sul tappeto armeno del mio studio, quello
macchiato di inchiostro, e mi sorprese che quando lo aiutai ad alzarsi e lo portai a letto, non oppose
alcuna resistenza. Franklin, mi mise le braccia attorno al collo.
Nella sua stanza da letto, mi permise di spogliarlo, e quando gli domandai quale pigiama
volesse, invece che alzare gli occhi al cielo e dire Chi se ne frega, ci pens per un momento e poi
sussurr a mezza voce: Quello dell'astronauta. Mi piace la scimmia sulla navetta. Era la prima volta
che gli sentivo dire che gli piaceva qualcosa, e quando scoprii che quel pigiama era sporco, ne fui
distrutta, lo tirai fuori dal cesto e gli promisi che per il giorno dopo lo avrebbe avuto pulito e stirato. Mi
aspettavo un Non stare a sbatterti, ma invece ricevetti  e anche in questo caso era la prima volta 
un grazie. Quando gli rincalzai le coperte, si rannicchi, con il lenzuolo fino al mento, e quando gli
infilai il termometro tra le labbra vermiglie  il viso era arrossato dalla febbre  succhi il vetro con
delle piccole contrazioni ritmiche, come se, finalmente, all'et di dieci anni, avesse imparato a prendere
il latte. La febbre era molto alta per un bambino  39 e mezzo  e quando gli strofinai la fronte con una
pezzuola bagnata, gemette.
Non so se siamo pi o meno noi stessi quando siamo malati. Ma per me quelle due settimane
furono una rivelazione. Quando mi sedevo sul bordo del letto, Kevin mi appoggiava la testa sulla
coscia; quando mi convincevo che potevo azzardare qualcosa di pi, gli prendevo il capo in grembo, e
lui mi stringeva la tuta con la mano. Un paio di volte vomit senza riuscire ad arrivare alla toilette;
eppure quando pulii il casino e gli dissi di non preoccuparsi, non mostr il compiacimento di quando
mi costringeva a cambiargli il pannolino, ma disse in un piagnucolio di essere dispiaciuto e mi sembr,
nonostante le mie rassicurazioni, imbarazzato. So che tutti, in un modo o nell'altro, quando siamo
malati ci trasformiamo, ma Kevin non era solo capriccioso o stanco, era un'altra persona. E in questo
modo cominciai a comprendere quanta energia e impegno doveva impiegare nel resto del tempo per
generare quell'altro ragazzo (o quei ragazzi). Persino tu avevi ammesso che Kevin era un po'
competitivo con sua sorella, ma quando Celia, che allora aveva due anni, entr in punta di piedi nella
stanza, lui le permise di accarezzargli la testa con le manine umide. Quando gli offr i suoi disegni di
buona guarigione, non disse che erano idioti e non approfitt del fatto che stava male per urlarle, questa
volta a pieno diritto, di lasciarlo in pace; al contrario, si sforz di commentare con voce debole: Sono
delle belle figure, Celia. Me ne disegni un'altra?. Io avevo creduto che il tono perentorio che aveva
sviluppato fin dalla nascita fosse immutabile. C'erano sempre rabbia e risentimento, per il resto era
solo una questione di gradazione. Ma mi sorprese scoprire che sotto la furia, si celava un tappeto di
disperazione. Non era matto. Era triste.
L'altra cosa che mi stup fu la curiosa avversione per la tua compagnia. Forse tu non te ne
ricordi, perch dopo che ti respinse un paio di volte  appena ti presentavi in camera ti implorava di
lasciarlo dormire e faceva scivolare stancamente i tuoi giornaletti rari sul pavimento  ti offendesti e ti
tirasti indietro. Ti consolai, i bambini preferiscono sempre la mamma quando stanno male, ma eri
comunque un po' geloso. Kevin stava infrangendo le regole, sbilanciando i conti. Celia era mia, Kevin
era tuo. Tu e Kevin eravate vicini, avrebbe dovuto fare conto su di te, affidarsi a te nei momenti
difficili. Ma penso che la ragione del suo rifiuto fosse proprio la tua insistenza, la tua invadenza, la tua
stucchevole bonariet. Era troppo. Non ne aveva l'energia: non per darti l'intimit che pretendevi, ma
per resistervi. Davanti a te Kevin recitava, e al cuore di questa messinscena doveva esserci un profondo
e doloroso desiderio di compiacerti. Ma hai mai pensato alla delusione che dovette provare quando tu
confondesti la finzione con la realt?
L'altro artificio che non era pi in grado di mantenere era l'apatia di fronte a me, anche se si
pensa sempre che l'apatia sia la cosa pi naturale quando si sta male. Al contrario, cominciavano a
emergere delle piccole isole di timido desiderio, come lembi di terra battuti dal sole in mezzo a un mare
di ghiaccio che cominciava a sciogliersi. Quando ricominci a trattenere il cibo, gli domandai cosa
volesse mangiare, e lui mi rispose che gli piaceva la mia zuppa di vongole, e si spinse fino a dire che
preferiva quella con la base di latte a quella con il pomodoro. Mi chiese persino una fetta di katah
tostato, mentre fino ad allora aveva sempre disprezzato tutto ci che era armeno. Confess la sua
predilezione per uno degli animaletti di peluche di Celia (il gorilla), che lei gli regal, posandolo con
solennit sul cuscino, come se quel misero primate fosse stato eletto per una rara onorificenza, e in
effetti era cos. Quando gli domandai cosa voleva che gli leggessi nei lunghi pomeriggi  mi ero presa
un congedo dalla AWAP, naturalmente  si dimostr un po' confuso, ma penso che fosse solo perch
non ci aveva mai ascoltati quando in passato gli leggevamo delle storie. Senza un vero motivo  mi
sembrava un racconto affascinante per un ragazzino  scelsi Robin Hood.
Adorava quel libro. Mi implorava di leggere Robin Hood di continuo, finch non ebbe imparato
a memoria molti passaggi. Non so dire se il racconto abbia riscontrato tanto successo perch glielo lessi
proprio in quei giorni  Kevin era ormai abbastanza forte da prestare attenzione, ma debole quanto
bastava da non riuscire ad alzare la barriera dell'indifferenza  o se ci fosse qualcosa nella natura della
vicenda che cattur la sua immaginazione.
Non dimenticher mai quelle due settimane, come  incancellabile il ricordo della mattina in cui
si sent abbastanza forte da alzarsi dal letto e mi inform che si sarebbe vestito, per cui, per favore,
potevo lasciare la stanza? Obbedii, cercando di nascondere il disappunto, e quando pi tardi tornai per
domandargli cosa volesse per pranzo, magari la zuppa di vongole, lui alz la testa con uno scatto
infastidito e disse: Non mi frega, la frase chiave della sua generazione.
Un panino al formaggio?
Non me ne frega un cazzo rispose. Con un tono che, per quanto si ripeta che i ragazzini di
questi tempi crescono in fretta, mi sembrava pazzesco in bocca a un bambino di dieci anni.
Indietreggiai, ma non prima di notare che la bocca aveva assunto di nuovo la solita smorfia di disgusto.
Mi dissi che avrei dovuto essere contenta. Stava meglio. Meglio? Be', non per me.
La febbre non era mai salita tanto da ridurre in cenere i semi di un piccolo, nascente interesse.
La settimana dopo lo sorpresi a leggere Robin Hood da solo. Pi tardi vi aiutai a comprare il suo primo
arco al negozio di articoli sportivi, e a costruire il bersaglio in cima all'avvallamento nel nostro
giardino, pregando tutto il tempo che questa fragile passione del nostro primogenito non si spegnesse
troppo in fretta. Ci tenevo davvero.
Eva
24 febbraio 2001
Caro Franklin,
oggi Kevin aveva un livido sulla guancia sinistra, e il labbro inferiore gonfio; oltre alle nocche
spelate. Gli ho chiesto se andava tutto bene, e lui mi ha risposto che si era tagliato facendosi la barba.
Forse i commenti stupidi sembrano delle battute di spirito quando sei recluso. Gli d un piacere
palpabile negarmi l'accesso ai suoi patimenti dietro le sbarre, e chi sono io per interferire con uno dei
suoi rari divertimenti? Non ho forzato l'argomento. Pi tardi mi sarei potuta lamentare con le autorit
penitenziarie perch non erano state capaci di proteggere nostro figlio, ma considerato quello che
Kevin aveva inflitto ai suoi coetanei, obiettare per qualche escoriazione sembrava una reazione
piuttosto impertinente.
Ho rinunciato ai preliminari. Mi interessa sempre meno metterlo a suo agio quando lo vado a
trovare, visto che i suoi sforzi mirano solo a inquietarmi.
 una cosa che mi tormenta ho detto. Posso quasi capire quando scagli la tua ira
indiscriminata contro chiunque ti si pari davanti, come quel tranquillo hawaiano che un paio di anni fa
ha fatto fuori...
Bryan Uyesugi mi ha suggerito Kevin. Allevava pesci.
...sette colleghi?
Kevin ha battuto le mani con finto compiacimento. Aveva duemila pesci. Riparava le
fotocopiatrici Xerox. Aveva una Glock da nove millimetri.
Sono molto contenta, ho detto che questa esperienza ti abbia reso esperto in qualcosa.
Viveva in Easy Street mi ha fatto notare Kevin. Era un vicolo cieco.
Quello che voglio dire  che Uyooghi...
Uyesugi mi ha corretto Kevin.
 chiaro che non aveva importanza chi fossero quegli impiegati...
Il tizio era membro della Hawaiian Carp Association. Forse pensava di avere il diritto di
lamentarsi.
Kevin si stava esibendo; ho aspettato di essere certa che il recital fosse finito.
...ma la tua festicciola in palestra, ho ripreso era solo per gli invitati.
Tutti i miei colleghi non scelgono le vittime a caso. Prendi Michael McDermott, lo scorso
dicembre. Wakefield, Massachusetts, Edgewater Tech-AK, fucile, calibro 12. Bersagli specifici.
Contabili. Chiunque avesse a che fare con il sequestro dei suoi duemila dollari di stipendio...
Non voglio parlare di Michael McDermott, Kevin...
Era grasso.
N di Eric Harris e Dylan Klebold...
Sfigati. Hanno rovinato la reputazione degli omicidi di massa.
Te l'ho detto, Franklin,  ossessionato da quei ragazzini di Columbine che gli hanno tolto la
scena, appena sei giorni dopo, con sei fatalit in pi; li ho tirati fuori solo per farlo arrabbiare.
Almeno Harris e Klebold hanno avuto la gentilezza di far risparmiare un mucchio di soldi ai
contribuenti e sono usciti di scena rapidamente ho osservato con freddezza.
Dei secchioni che cercavano di ribadire la loro immagine di vittime.
Tu perch non l'hai fatto?
Non si  neppure offeso. Perch rendere le cose facili a tutti quanti?
Tutti quanti... me compresa.
Te compresa ha detto con calma. Certo.
Ma perch Dana Rocco e non un altro insegnante, perch proprio quei ragazzi? Cosa li
rendeva cos speciali?
Uhm, be' ha risposto Kevin. Non mi piacevano.
A te non piaceva nessuno ho sottolineato. Cos'hanno fatto, ti hanno battuto a calcetto?
Oppure  solo che non ti piacciono i gioved?
Nel contesto della nuova specializzazione di Kevin, il mio riferimento a Brenda Spencer pu
essere qualificato come una classica allusione. Brenda uccise due adulti e fer nove compagni nel suo
liceo di San Carlos, in California, solo perch, come in seguito attest il singolo di successo degli
Boomtown Rats' I don't Like Mondays, non le piacevano i luned.
Il fatto che quell'atrocit primordiale risalga al 1979 fa della sedicenne una ragazza in anticipo
sui tempi. Avevo dimostrato di conoscere il pantheon dei suoi idoli, e questo mi procur quello che in
un altro ragazzo sarebbe stato un sorriso.
Non deve essere stato facile, ho ammesso sfoltire la lista.
Un lavoro enorme ha convenuto in tono affabile. All'inizio c'erano sessanta papabili.
Un'impresa ambiziosa ha detto, scuotendo la testa. Ma impraticabile.
Va bene, abbiamo ancora quarantacinque minuti l'ho incalzato. Perch Denny Corbitt?
Il gigione? ha domandato, come se stesse controllando la lista della spesa prima di andare alla
cassa.
Ti ricordi il nome di un riparatore di macchine fotocopiatrici delle Hawaii, e non sei sicuro dei
nomi delle persone che hai ucciso?
Uyesugi ha fatto qualcosa. Corbitt, se ricordo bene, se ne stava seduto sulla sedia con gli occhi
strabuzzati, come se aspettasse che il regista interrompesse la scena.
Che ruolo stai recitando? Lo spaccone? A chi ti ispiri? Brad Pitt? Lo sai che ti  venuto un po'
l'accento del Sud? Non  molto bello.
I suoi compagni di carcere sono quasi tutti neri, e il suo accento si  adeguato. Ha sempre
parlato con una lentezza particolare, senza sforzo, come se andasse a prendere le parole in fondo alla
bocca con una pala, perci la parlata del ghetto, fatta di consonanti e verbi troncati, lo ha contagiato
naturalmente.
Comunque, ero compiaciuta di me stessa; a quanto pare lo avevo fatto arrabbiare.
Non recito nessuna parte. Io sono una parte ha detto, scaldandosi. Brad Pitt dovrebbe
interpretare me.
(Perci lo aveva sentito dire, la Miramax aveva in mente di girare un film su di lui.)
Non essere ridicolo ho ribattuto. Brad Pitt  troppo vecchio per recitare la parte di un
pivellino. E anche se avesse l'et giusta, il pubblico non si berrebbe mai che un tizio che sembra tanto
sveglio possa fare una cosa cos da sfigato. Ho letto che stanno avendo dei problemi con il cast, sai.
Nessuno a Hollywood  disposto a toccare la tua piccola parte schifosa nemmeno con un bastone.
Basta che non sia Di Caprio ha borbottato Kevin.  una checca.
Torniamo agli affari. Ho appoggiato la schiena alla sedia. Che problema avevi con Ziggy
Randolph? Difficile che potessi accusarlo di aver deluso i tuoi standard artistici, come Denny. Si diceva
che avesse un futuro come ballerino professionista.
L'unica cosa che aveva un futuro come professionista era il suo buco del culo.
Il suo discorso in cui ha ammesso di essere gay e fiero di esserlo ha riscontrato molta
approvazione. Non potevi sopportarlo, vero? Tutto il corpo studentesco che si complimentava con lui
per il suo coraggio.
Ma ti pare, ha detto Kevin con meraviglia tutti in piedi ad applaudire uno perch lo prende
nel culo.
Ma quello che proprio non sono riuscita a capire  Greer Ulanov ho continuato. La ragazza
ricciolina, bassa con i denti sporgenti.
Sembrava un cavallo.
In generale hai scelto persone di bell'aspetto.
Avrei fatto qualsiasi cosa perch la smettesse di blaterare sulla cospirazione della destra
radicale.
Ah, era quella della petizione. (Non so se te lo ricordi, ma quando Clinton sub
l'impeachment, per Gladstone girava una petizione destinata ai membri newyorchesi del Congresso).
Ammettilo, madda, prendersi una cotta per il presidente  davvero squallido.
Penso, ho azzardato che a te non piaccia la gente che si prende delle cotte in generale.
Qualche altra teoria? ha ribattuto. Perch io invece penso che tu ti debba fare una vita.
Ce l'avevo, me l'hai portata via. Ci siamo fronteggiati. Ora sei tu la mia vita ho aggiunto.
Quello che resta.
Questo s che  patetico.
Ma non era questo il tuo piano? Solo tu e io, per arrivare a conoscerci finalmente.
Ancora teorie. Dio, sono affascinato.
Soweto Washington. Avevo una lunga lista da scorrere, non potevo interrompere il lavoro.
Ho letto che ricomincer a camminare. Sei contrariato?
Perch dovrebbe importarmene qualcosa?
Perch dovrebbe importartene? Non basta che tu abbia cercato di ucciderlo?
Non ho cercato di ucciderlo.
Oh, capisco. Lo hai lasciato con un buco per coscia, cos tanto per fare. Dio non voglia che il
signor psicopatico perfetto abbia sbagliato.
Kevin ha alzato una mano. Ehi, ehi, anche io commetto degli errori. Lasciare libero quel
coglione patito di cinema era l'ultima cosa che mi passava per la testa.
Ah, certo: Joshua Lukronsky ho ricominciato, anche se stavamo correndo troppo. Hai
sentito che il tuo amico Jo-shua  stato coinvolto dalla Miramax per il film, come consulente alla
sceneggiatura? Vogliono che sia un lavoro accurato. Per un coglione patito di cinema  un sogno che
si avvera. Poi aggiunsi in tono acido: Comunque, se questo pu farti sentire meglio, la carriera come
giocatore di basket di Soweto non  pi cos scontata.
Be', in effetti, questo mi fa sentire davvero meglio. L'ultima cosa di cui il mondo ha bisogno 
un altro nero che vuole giocare nella NBA.  una roba trita.
Una roba trita. Come le stragi scolastiche?
Kevin si  pulito le unghie. In questo caso preferisco parlare di tradizione.
I media hanno dato per scontato che avessi scelto Soweto perch era nero.
Geniale ha sbuffato Kevin. Nove ragazzi chiusi in una palestra. Solo uno di loro  negro, e...
bingo, ero spinto dall'odio razziale.
Oh, eri spinto comunque dall'odio dissi con calma.
Kevin ha quasi sorriso. Assolutamente.
Hanno detto la stessa cosa riguardo a Miguel Espinoza. Che lo hai preso perch era latino.
Se avessi lasciato fuori qualche comunit mi avrebbero accusato di fare discriminazioni.
Ma la vera ragione  che era troppo intelligente, mi sbaglio? Aveva saltato una classe. Tutti
quei punteggi incredibili...
Ogni volta che ti parlava, cercava di infilare nella frase la parola scaglione.
Ma tu sai cosa significa scaglione. Tu conosci tutte le parole difficili. Per questo ti
affascinava riuscire a scrivere interi temi usando solo vocaboli di tre lettere.
Non ero geloso; mentre tu, se ho capito il senso di questo tedioso terzo grado, ti sei convinta
che lo fossi.
Ho riflettuto un momento; sai, Kevin sembrava davvero annoiato. I documentaristi come Jack
Marlin, i criminologi da bestseller, i presidi e gli insegnanti, i reverendi intervistati dai giornali, i tuoi
genitori, Thelma Corbitt, Loretta Greenleaf... tutta questa gente era ossessionata dalla domanda: Perch
l'ha fatto? Tutti tranne nostro figlio.
Era l'ennesimo argomento che a Kevin, semplicemente, non interessava.
Il tizio della caffetteria ho ripreso. Non rientra nello schema. (Mi vergogno sempre un po'
perch non mi ricordo il suo nome.) Non era sulla lista, vero?
Danni collaterali ha risposto sonnolento.
E... ho aggiunto, decisa a dire qualcosa che lo facesse sembrare vivo conosco il tuo segreto
riguardo a Laura Woolford. Era carina, vero?
Le ho risparmiato un sacco di guai ha biascicato. Al primo segno di una ruga si sarebbe
comunque suicidata.
Molto, molto carina.
Gi. Scommetto che lo specchio di quella ragazza era consumato.
Ed eri dolce con lei.
Se avessi avuto ancora qualche dubbio, lo sbuffo teatrale di Kevin lo aveva fugato. Non lo fa
spesso, ma in quei momenti si scopre. A volte gli adolescenti sono cos prevedibili. Dai un po' di
credito al mio buon gusto. Quella Barbie finiva dove cominciavano i suoi accessori.
Ti imbarazzava, eh? ho insistito. L'eyeliner, il profumo Calvin Klein, i capelli curati, le
calze di nylon e le scarpine dcollet. Dov' finito KK, il misogino di ghiaccio?
Quando ebbi finito con lei, non era pi tanto sexy.
Luke Woodham era innamorato perso, vero? E Pearl? Il piagnone.
Era uscito con Christy Menefee solo tre volte, e non stavano pi insieme da un anno.
Laura ti ha respinto, vero?
Non mi sono mai avvicinato a quella topa. E quanto a quel grassone di Woodham, sai che sua
madre andava con lui a tutti gli appuntamenti? Non c' da stupirsi che l'abbia aperta con un coltello da
macellaio.
Cos' successo? Alla fine sei riuscito a spingerla contro un armadietto in pausa pranzo? Ti ha
dato uno schiaffo? Ti ha riso in faccia?
Questa  la storia che ti vuoi raccontare ha detto, grattandosi la pancia scoperta. Non te lo
posso impedire.
L'ho detto anche ad altra gente. Mi ha chiamato un documentarista non molto tempo fa. Era
ansioso di conoscere la mia versione dei fatti. Forse dovrei telefonargli. Potrei spiegargli come fossi
tormentato dall'amore. Il mio figliolo aveva perso la testa per quel pezzo di ragazza che non lo degnava
di uno sguardo. Dopo tutto, com' morta Laura? Kevin avr anche fatto un macello di tutti gli altri, ma
lei l'ha colpita dritta al cuore, il nostro Cupido di Gladstone. Tutti gli altri, poveretti, erano solo una
copertura, solo... come li hai chiamati?, danni collaterali.
Kevin si  chinato in avanti e ha abbassato la voce in tono confidenziale. Quanto te ne fregava
delle ragazze che mi piacevano prima che ne facessi fuori un paio? Quanto te ne fregava di quello che
mi passava per la testa prima che eliminassi quella gente?
Temo a quel punto di aver perso il controllo. Tu vuoi che provi pena per te? ho detto, in un
tono di voce alterato. La guardia con i nei ci ha lanciato un'occhiata. Be', prima di tutto provo pena
per Thelma Corbitt e Mary Woolford. Per i Ferguson e i Randolph, per gli Ulanov e gli Espinoza. Mi si
spezza il cuore al pensiero di un insegnante che si  accasciato al suolo solo perch ha tentato di entrare
nella tua preziosa testa, per un giocatore di basket che riesce a malapena a camminare, e persino per un
commesso della caffetteria che non ho mai conosciuto, e poi vedremo se mi sar rimasta un po' di piet
da riversare su di te. Potrebbe anche esserci, ma tu ti meriti solo gli avanzi, e dovresti ringraziare il
cielo che mi sia rimasto qualcosa.
Gne gne gne gne gne gne gne gne gne gne.
Poi ha riso. Oh, Franklin, ogni volta che perdo la lucidit sembra soddisfatto.
Lo ammetto, oggi ho cercato di farlo arrabbiare. Ero determinata a farlo sentire piccolo, non pi
l'impenetrabile enigma oscuro della nostra societ contemporanea, ma il bersaglio delle barzellette,
famoso per le sue tare mentali. Perch ogni volta che qualcuno si inchina davanti a Kevin come
all'incarnazione del maligno, nostro figlio si gonfia un po' di pi. Qualunque ingiuria rivolta nei suoi
confronti  nichilista, immorale, depravato, degenerato; o degradato  ne riempie la scarna figura
molto meglio di quanto abbiano mai fatto i miei panini. Non c' da meravigliarsi che si stia
irrobustendo. Si mangia il disprezzo del mondo a colazione. Be', non voglio che si senta
incommensurabile, l'enorme allegoria di una generazione malmostosa; non voglio che rivesta i sordidi
particolari della sua esibizione, volgare, merdosa, boriosa ed emulativa, sotto il manto di una
definizione: giovent alla deriva. Voglio che si senta come uno qualsiasi di quei ragazzi infelici i cui
gesti sono perfettamente comprensibili. Voglio che si senta stupido, piagnucoloso, insignificante, e
l'ultima cosa che desidero lasciar trapelare  tutto il tempo che passo ogni giorno per cercare di capire
che cosa ha fatto scattare la molla in quel ragazzo.
Le mie insinuazioni sul fatto che fosse invaghito di Laura erano campate per aria. Anche se
l'idea che la sua grandiosa atrocit sia stata causata dalla piccolezza di un cuore infranto di certo per lui
 offensiva, e a essere onesta non so quanto la cotta di Kevin per Laura Woolford abbia a che fare con
il gioved. Per quanto ne so io, potrebbe averlo fatto per fare colpo su di lei.
Ma ho studiato quelle vittime, anche se a mio figlio non interessa ripercorrere insieme a me
l'elenco dei nomi. Di primo acchito, sembrerebbe un gruppo disparato, tanto eterogeneo che i loro
nomi paiono estratti a sorte da un cappello: un giocatore di basket, un ispanico studioso, un patito di
cinema, un chitarrista classico, un accolito di Tespi, un hacker, un aspirante ballerino gay, un'attivista
politica, una vacua bellezza, un cameriere part-time e una devota professoressa d'inglese. Scampoli di
vita; l'assemblaggio arbitrario di nove personaggi tirati fuori, volenti o nolenti, dalla cinquantina o gi
di l di persone che hanno avuto la sfortuna di non piacere a nostro figlio.
Ma il non piacere a Kevin non  l'unica cosa che le vittime hanno in comune. Va bene,
togliamo il cameriere della caffetteria, che evidentemente si trovava l per sbaglio: Kevin aveva una
mente ordinata, e senza dubbio avrebbe preferito un gruppo preciso di dieci persone. Ciascuno di loro
era appassionato di qualcosa. Non importa quante possibilit avessero di raggiungere i loro obiettivi:
checch ne dicano i suoi genitori, Soweto Washington non aveva alcuna speranza di diventare
professionista, Denny era (perdonami, Thelma) un attore terribile, e le petizioni di Greer Ulanov ai
membri newyorchesi del Congresso, che avrebbero comunque sostenuto Clinton, erano una perdita di
tempo; nessuno vuole ammetterlo, ma a quanto pare l'ossessione di Joshua Lukronsky per i film era
una rottura per molti studenti, non solo per nostro figlio (non faceva che citare a memoria intere
sequenze di dialoghi delle sceneggiature di Quentin Tarantino e scatenava interminabili discussioni a
pranzo su chi era in grado di citare dieci film con Robert De Niro in ordine cronologico, mentre il resto
della tavolata avrebbe preferito barattare panini con la carne di manzo con fette di torta). Ma Joshua
amava davvero il cinema, e persino la sua molestia non aveva impedito a Kevin di constatare la
profondit di quell'infatuazione. A quanto pare a nostro figlio non importava di cosa fossero patiti:
Soweto Washington amava lo sport, e quantomeno aveva l'illusione di un futuro con i Knicks; Miguel
Espinoza lo studio (sognava Harvard); Jeff Reeves voleva essere come Telemann; Denny Corbitt
adorava Tennessee Williams; Mouse Ferguson avrebbe voluto creare il processore Pentium III; Ziggy
Randolph ballare in West Side Story; Laura Woolford amava se stessa; e Dana Rocco  la pi
imperdonabile  amava Kevin.
Sono sicura che nostro figlio non invidiasse nessuna di queste persone. Per Kevin tutte le
vittime erano ridicole. Si eccitavano per delle sciocchezze, e i loro entusiasmi erano comici. Ma come
era successo con la mia parete ricoperta di mappe, di fronte alle passioni Kevin non rideva, fin dalla
prima infanzia, andava su tutte le furie.
Certo, la maggior parte dei bambini prova gusto a distruggere. Rompere le cose  pi facile che
costruirle; per quanto fosse meticolosa la preparazione del gioved, non avrebbero potuto essere
nemmeno alla lontana faticosa come costruire un'amicizia con quelle persone.
Ho guardato Kevin distruggere i piaceri degli altri per quasi tutta la sua vita. Sono innumerevoli
le volte in cui ha pronunciato la parola preferito durante le nostre discussioni tra madre e figlio: gli
stivali di gomma rossi riempiti di torta all'asilo erano le scarpe preferite di Jason.  probabile che
Kevin avesse sentito che il caftano bianco che aveva schizzato di succo d'uva era il mio abito preferito.
Se per questo, ognuno di quei ragazzi terrorizzati era lo studente preferito di uno dei professori.
Quando Kevin aveva appena compiuto quattordici anni, a una riunione dei genitori mi chiesero
di fare da chaperon al ballo di primavera della terza media. Ricordo che mi aveva un po' sorpreso che
Kevin avesse intenzione di andarci, visto che boicottava la gran parte delle attivit della scuola. La
festa di fine anno rappresentava l'apice nel calendario delle attivit scolastiche, e molti dei suoi
compagni aspettavano con ansia questo esclusivo rito di passaggio fin da quando avevano undici anni.
L'idea era quella di far sperimentare a questi bambini la vita degli adolescenti e permettere loro di
aggirarsi come i re della foresta prima di affrontare le scuole superiori da peones, all'ultimo gradino
della scala sociale.
Comunque, dissi che l'avrei fatto, anche se non ero proprio ansiosa di passare la serata a
confiscare bottiglie di alcolici; conservavo il ricordo delle mie bevute furtive dietro il sipario nel teatro
della William Horlick High School a Racine. Non mi piaceva fare la parte di quella che rovina la festa
e mi chiedevo se non sarebbe stato meglio chiudere un occhio, almeno fin quando i ragazzini sarebbero
rimasti nella decenza e non si fossero sbronzati.
Certo, ero nave, e la birra era l'ultima delle preoccupazioni della direzione. Alla riunione
preparatoria, la settimana precedente alla festa, la prima cosa che insegnarono agli chaperon fu come
riconoscere una dose di crack. E ancora pi grave, il comitato era preoccupato per un paio di incidenti
occorsi all'inizio dell'anno in giro per il paese. Era vero, i ragazzini che si diplomavano dalla terza
media avevano solo quattordici anni, ma Tronneal Mangum ne aveva appena tredici quando quel
gennaio, a West Palm Beach, aveva sparato e ucciso un compagno di classe davanti a tutta la scuola
perch il ragazzo gli doveva quaranta dollari. Solo tre settimane dopo a Bethel, in Alaska, Evan
Ramsey si era impossessato del fucile calibro 12 del padre e aveva assassinato un popolare atleta
scolastico e poi inseguito e fatto fuori il preside.
Certo, in un paese di cinquanta milioni di scolari, gli omicidi erano un dato irrilevante dal punto
di vista statistico, e mi ricordo che dopo quella riunione io tornai a casa e mi lamentai con te della
reazione eccessiva del comitato organizzatore. Si preoccupavano perch il budget era esaurito e non si
poteva acquistare un metal detector, e avevano insegnato a noi chaperon come perquisire i ragazzi
all'ingresso.
Ma non successe niente di cos drammatico, anche se il ricordo di quel ballo  reso pi vivido
dal luogo in cui si svolse.
La palestra. Si tenne in quella palestra.
Siccome l'edificio delle medie e quello delle superiori sorgevano nello stesso campus, i ragazzi
condividevano i servizi. Ed erano dei bei servizi: in parte proprio il fatto che ci fosse una buona scuola
ti aveva convinto a comprare casa in quella zona. Visto che, con tua grande delusione, Kevin snobbava
gli sport, non avevamo mai assistito alle partite di pallacanestro della scuola media, perci quella serata
a controllare i ragazzini rimase l'unica occasione in cui vidi la struttura dall'interno. Era alta pi di un
edificio a due piani, elegante e costosa: penso che potesse persino trasformarsi in uno stadio del
ghiaccio. Quella sera nell'arena riecheggiava la musica del DJ. Erano state tolte tutte le attrezzature
sportive e, mentre alla mia festa del 1961 la palestra era stata addobbata con palloncini e striscioni, ora
pendeva dal soffitto una di quelle palle di vetro che girano e riflettono la luce nella sala.
Sar anche stata una madre schifosa  stai zitto,  vero  ma non ero tanto deplorevole da
rimanere appiccicata a mio figlio alla festa della scuola. Perci mi posizionai sul lato opposto della
palestra, da dove vedevo bene il suo incedere di traverso contro la parete di mattoni. Ero curiosa; non lo
avevo mai visto inserito nel suo contesto sociale. L'unico studente accanto a lui era l'imperturbabile
Leonard Pugh, con il suo viso aguzzo, che persino a cento metri di distanza trasudava un carattere
untuoso, ossequioso, e che faceva il paio con il suo odore di pesce andato a male. Lenny si era da poco
fatto il piercing al naso, e la zona attorno al buco si era infettata: una narice era tutta rossa e grande una
volta e mezzo l'altra; la puzza della crema antibiotica riempiva l'aria. Qualcosa in quel ragazzo mi
faceva pensare alle strisciate marroni nelle mutande.
Kevin aveva da poco iniziato a vestirsi con i suoi abiti striminziti, cosa che (tipico) Lenny
scimmiottava. I jeans neri di nostro figlio gli sarebbero andati bene a undici anni. Arrivavano a met
stinco, e da sotto sbucavano i peli neri del polpaccio; il cavallo, con la cerniera che non si chiudeva
quasi, metteva in bella mostra tutto il suo equipaggiamento. I pantaloni ocra di Lenny con tutta
probabilit sarebbero sembrati altrettanto orribili anche se fossero stati della taglia giusta. Indossavano
tutti e due delle magliette bianche aderenti, della Fruit of the Loom, che come al solito lasciavano
scoperti cinque centimetri di pancia.
Forse era la mia immaginazione, ma ogni volta che un compagno di scuola passava loro
accanto, sembrava che girasse alla larga da quei due. Avrebbe dovuto allarmarmi che nostro figlio
fosse emarginato, anche se i compagni non lo guardavano come fosse un reietto, ma piuttosto con
timore, e se per caso stavano ridendo quando gli passavano davanti, smettevano all'improvviso. In
effetti, quando incrociavano la coppia, gli altri studenti smettevano persino di parlare e riprendevano le
chiacchiere solo quando erano lontani dalle orecchie dei due. Le ragazze passavano erette, in maniera
innaturale, come trattenessero il respiro. Invece che guardare di traverso la brigata dei vestiti
striminziti, persino i ragazzi della squadra di football tenevano gli occhi dritti davanti a loro, e
gettavano un'occhiata furtiva a Kevin e al suo criceto solo quando si sentivano a distanza di sicurezza.
Nel frattempo, mentre tutti gironzolavano attorno alla pista da ballo e affollavano le pareti, lo spazio ai
due lati di nostro figlio e del suo compagno era deserto per tre metri buoni. Nessuno li salutava con un
cenno del capo, sorrideva o si avventurava a chiedere loro come andava, come se temessero... cosa?
Avevo immaginato che la musica mi avrebbe fatto sentire vecchia  gruppi che non avevo mai
sentito, il cui appeal martellante non sarebbe riuscito a coinvolgere noi decrepiti, ma quando il sound
system si mise in azione, mi sorprese riconoscere alcuni degli artisti  come li chiamavamo noi, in
maniera pretenziosa  che tu e io ascoltavamo a vent'anni: gli Stones, i Credence, gli Who; Hendrix,
Joplin, The Band; Franklin, i Pink Floyd! Siccome non avevo molto da fare, e il punch rosso (che
invocava a gran voce una bella spruzzata di vodka) mi disgustava, mi misi a pensare. Mi domandavo se
il fatto che i coetanei di Kevin dondolassero ancora la testa con Crosby, Stills, Nash & Young, i
Grateful Dead e persino i Beatles, rendesse la nostra era particolarmente raffinata, o quella di nostro
figlio particolarmente misera. Quando part Stairway to Heaven  quel vecchio cavallo di battaglia 
dovetti trattenere una risata.
Non mi aspettavo che Kevin ballasse; di certo lo trovava stupido; in un certo senso quel
ragazzino non era cambiato da quando aveva quattro anni. La riluttanza del resto del gruppo a entrare
in pista era pro forma; anche noi eravamo cos, nessuno voleva essere il primo, per paura di attirare
troppa attenzione su di s. Ai miei tempi, ci davamo forza l'un l'altro con grandi bevute, e alla fine
lasciavamo le pareti solo quando avevamo raggiunto un numero minimo di dieci persone. Perci fui
molto colpita quando, con il campo da gioco popolato solo dai puntini luminosi della palla di vetro,
un'anima solitaria entr in pista. Non scelse un angolo buio, ma si mise al centro.
La ragazza, dalla pelle chiara e trasparente, non solo aveva i capelli biondi, ma anche le ciglia e
le sopracciglia erano chiarissime: sembrava quasi scolorita. Il mento tradiva una certa fragilit  era
piccolo e appuntito  e a causa di quei tratti poco ortodossi nessuno l'avrebbe mai considerata carina.
L'altro problema erano i vestiti. La maggior parte delle ragazze aveva scelto di andarci piano, c'erano
molti jeans. I pochi abiti che avevo individuato erano o di pelle nera o eleganti e appariscenti come
quello di Laura Woolford. Ma questa quattordicenne  per comodit chiamiamola Alice  indossava un
vestito che le arrivava quasi alle ginocchia ed era legato sulla schiena con un fiocco. Era a scacchi
rossicci e aveva le maniche a sbuffo. La ragazza portava un nastro nei capelli e le ballerine ai piedi. Era
evidente che fosse stata agghindata da una madre convinta che quello fosse il modo di vestirsi ai balli
della scuola, a prescindere dall'anno in cui si svolgevano.
Era stata Stairway to Heaven a spingerla in mezzo alla pista da ballo. Per quanto tutti noi
riserviamo un piccolo spazio nei nostri cuori per quel classico dei Led Zeppelin, bisogna ammettere che
 terribilmente lento, e io ricordo quel motivo come imballabile. Questo non ferm Alice. Anzi, apr le
braccia e si mise a girare su se stessa, in circoli sempre pi ampi, con gli occhi chiusi. Il suo trasporto
era evidente, ignara del fatto che quel volteggiare entusiasta le scopriva le mutandine. Quando fu
catturata dalla ripetizione ossessiva del basso, i movimenti perdettero qualsiasi somiglianza con il rock
and roll boogie e divennero una via di mezzo tra un balletto classico e la danza sufi.
Non vorrei sembrarti maligna, anzi, ero davvero incantata. La nostra piccola Isadora Duncan era
cos disinibita, cos esuberante! Forse la invidiavo persino un po'. E nonostante avesse almeno otto
anni pi di Celia, qualcosa in quella ragazza, mentre si agitava e piroettava da un lato all'altro della
palestra, mi ricordava nostra figlia. Ero sicura che non lo facesse per esibizionismo, doveva essersi
lanciata in pista perch quella era una delle sue canzoni preferite  ancora quella parola  e perch lo
spazio vuoto rendeva pi semplice lasciarsi andare a quel rapimento estatico.
Sembra sempre interminabile, ma Stairway to Heaven era quasi finita; avrebbe potuto resistere
ancora due minuti. Ma no. Sentii una fitta di terrore quando vidi Kevin che si staccava languido dalla
parete e si dirigeva lungo una linea perfettamente retta verso Alice, puntandola come un missile Patriot
diretto verso uno Scud. Si ferm, proprio sotto la palla di vetro, aveva calcolato che la sucessiva
piroetta di Alice avrebbe portato l'orecchio sinistro della ragazza proprio in linea con la sua bocca.
Eccola. Contatto. Si chin appena e sussurr qualcosa.
Non ho la pretesa di sapere cosa le disse, ma quell'immagine ha riempito tutte le mie successive
ricostruzioni mentali del gioved. Alice si raggel. Il viso si colm dell'imbarazzo che fino ad allora era
stato del tutto assente, gli occhi guardarono a destra e a sinistra, incapaci di trovare un luogo sicuro su
cui posarsi. All'improvviso era diventata consapevole del pubblico, e sembr rendersi conto del gesto
sconsiderato che aveva compiuto; la canzone non era ancora finita, e lei era obbligata a salvare le
apparenze e a muoversi ancora un po'. Per i successivi quaranta secondi, oscill avanti e indietro in una
danza macabra al rallentatore, come Faye Dunaway alla fine di Bonnie and Clyde.
Visto che il DJ era passato a White Rabbit dei Jefferson Airplane, si afferr la gonna a scacchi e
la infil in mezzo alle gambe. Caracoll verso un angolo buio e si strinse i gomiti lungo i fianchi,
mentre ognuna delle due mani cercava riparo sotto l'altra. Ebbi la sensazione che, in un modo assai
doloroso, negli ultimi minuti fosse improvvisamente cresciuta. Ora sapeva che il suo abito era da
sfigata, che il suo mento era fragile. Che sua madre l'aveva tradita. Che non era alla moda; che non
sarebbe mai stata carina. E soprattutto, aveva imparato che non si deve mai, in nessun caso, scendere in
pista per primi.
Non c'ero il gioved, ma due anni prima ero stata testimone, nella stessa palestra, di un
prodromo di quell'evento: una diplomanda della scuola media di Gladstone era stata assassinata.
Eva
2 marzo 2001
Caro Franklin,
alla fine della giornata Ricky, un mio collega, mi ha avvicinata e mi ha fatto la proposta che ha
sfiorato pi da vicino l'innominabile: mi ha invitata a frequentare la sua chiesa. Ero in imbarazzo, e
l'ho ringraziato, ma ho detto in tono vago: Non penso; non ha lasciato perdere, e mi ha domandato
perch. Io mi sono sempre sentita un po' condiscendente verso le persone religiose, come loro si
sentono condiscendenti verso di me, perci ho risposto che mi sarebbe piaciuto aver fede, e a volte ci
provavo davvero con tutte le mie forze, ma niente negli ultimi anni mi aveva portata a credere che
un'entit di qualsiasi genere mi guardasse dall'alto. La risposta di Ricky riguardo alle vie misteriose
non ha convinto n me n lui.
Ripenso spesso alla considerazione che facesti in Riverside Park prima che diventassimo
genitori: Un figlio almeno  la risposta alla grande domanda. Allora mi turb il pensiero che tu ti
ponessi la grande domanda con tanta insistenza. La nostra vita senza figli aveva avuto i suoi alti e
bassi, ma mi ricordo che in quella stessa conversazione tu mi confidasti che secondo te forse eravamo
troppo felici, un eccesso di sicuro meno duro da accettare del vuoto straziante. Forse sono
superficiale, ma tu mi bastavi. Amavo cercare il tuo viso all'arrivo dei voli internazionali, dopo quei
lunghi viaggi che erano molto pi difficili per te che per me, e dormire fino a tardi la mattina dopo, nel
caldo bozzolo delle tue braccia. Mi bastava. Ma noi due soli, a quanto pare, non eravamo abbastanza
per te. E questo mi feriva.
Sollevo questo argomento perch penso che tu ti aspettassi che Kevin rispondesse alla tua
grande domanda, e che lui abbia percepito quell'aspettativa enorme fin dai primi anni di vita. Come?
Piccole cose. La cordialit eccessiva nel tono della voce, sotto la quale annaspava una timida
disperazione. La ferocia degli abbracci, che lui forse trovava soffocanti. La determinazione con cui
ogni week-end ti mettevi totalmente a sua disposizione. Sai, io sospetto che i figli desiderino che i loro
genitori siano impegnati; non vogliono essere costretti a riempire la tua agenda con i loro gretti bisogni.
I figli vogliono sapere che ci sono altre cose da fare, cose importanti; persino pi importanti di loro, in
certe occasioni.
Non dico che si debba essere negligenti. Ma era solo un ragazzino, e da solo avrebbe dovuto
rispondere a quella grande domanda che paralizzava suo padre. Che fardello da imporre a un neonato! I
bambini, come gli adulti, sono tutti diversi quanto a quello che io chiamo l'appetito religioso. Celia era
pi simile a me: un abbraccio, una matita e un biscotto, ed era soddisfatta. Sebbene Kevin sembrasse
non desiderare quasi niente, ora mi rendo conto che era famelico dal punto di vista spirituale.
Tutti e due noi eravamo apostati, perci era naturale che non crescessimo i nostri figli n
secondo i precetti della religione armena ortodossa n secondo quelli della fede presbiteriana. Il fatto
che tu e io fossimo cresciuti con qualcosa da cui discostarci forse ci aveva avvantaggiati, perch
sapevamo cosa c'era dietro, cosa non eravamo. Perci mi domando se anche Kevin non si sarebbe
trovato meglio se gli avessimo soffiato in faccia un sacco di incenso, che poi lui ci avrebbe risputato
addosso.
I professori  con la sola eccezione di Dana Rocco  non riconobbero mai la fame di Kevin;
preferivano inquadrare il nostro piccolo inconcludente come una pi comune vittima della sindrome da
deficienza dell'attenzione. Erano determinati a trovare un guasto meccanico, perch le macchine rotte
si possono aggiustare. Era pi facile confrontarsi con l'incapacit che affrontare il pi spaventoso e
ostinato disinteresse.
 chiaro che la capacit di concentrazione di Kevin fosse straordinaria: ne sono testimoni sia la
meticolosa e impeccabile preparazione del gioved sia il modo in cui si  documentato nei minimi
particolari sulle vite degli assassini di massa.  arrivato a conoscere per filo e per segno le specie dei
pesci che Uyesugi teneva in casa. Kevin non portava a termine i compiti, non perch non riuscisse a
farli, ma perch erano troppo facili.
Non voleva essere costretto a rispondere alla tua grande domanda, Franklin. Voleva una
risposta da te. Quel tuo andare a zonzo, che passava per una fruttuosa esistenza, era apparso cos inutile
a Kevin, fin dalla culla, che con tutta probabilit era davvero convinto di aver fatto un favore a Laura
Woolford uccidendola.
Io invece sono una persona superficiale, persino quando ormai non provavo alcun interesse per i
viaggi, avrei continuato a mangiare gli stessi cibi e a visitare gli stessi luoghi, mi sarebbe bastato poter
continuare a buttarmi tra le tue braccia all'aeroporto Kennedy quando tornavo a casa. Non desideravo
molto di pi. Era stato Kevin a sollevare in me la grande domanda. Prima che arrivasse lui, ero troppo
impegnata a occuparmi di un business fiorente e di un matrimonio meraviglioso per preoccuparmi del
senso della vita. Solo dopo essere rimasta imprigionata in una casa orribile con un figlio annoiato
cominciai a interrogarmi sul valore delle cose.
E dopo il gioved? Le risposte semplici non esistevano pi, non avrei pi potuto ricorrere alle
patetiche frasi fatte sul significato dell'esistenza.
Abbiamo lasciato Kevin all'et di quattordici anni, e comincio a essere ansiosa. Forse ho
indugiato cos a lungo sui primi anni di vita per differire il momento in cui dovr affrontare gli
incidenti pi recenti, che ci hanno messi angosciosamente l'uno contro l'altro. Senza dubbio tutti e due
proviamo terrore al pensiero di rivangare eventi la cui unica caratteristica positiva  che appartengono
al passato. Ma non sono compiuti. Almeno non per me.
Durante il primo semestre del primo anno di superiori di Kevin, nel 1997, ci furono due altre
stragi scolastiche: a Pearl, nel Mississippi e a Paducah, nel Kentucky, entrambe cittadine che non avevo
mai sentito nominare, ora ambedue entrate nel vocabolario americano come sinonimi di violenza
adolescenziale. Il fatto che Luke Woodham a Pearl non solo avesse sparato a dieci ragazzini, tre per
sbaglio, ma avesse ucciso anche sua madre  accoltellandola sette volte e rompendole la mascella con
una mazza da baseball di alluminio  avrebbe dovuto indurmi a una riflessione ulteriore. (In effetti,
quando cominciarono a uscire gli articoli, ricordo che notai: Guarda, parlano solo del fatto che ha
sparato a quei ragazzini, e poi: O, a proposito, ha anche ammazzato sua mamma. A proposito?  ovvio
che tutta questa storia ha a che fare con sua mamma. In termini legali questa affermazione potrebbe
essere qualificata come ammissione contro il proprio interesse.) Comunque, non sono tanto
presuntuosa da sostenere che allora gi presagissi qualcosa, che riconoscessi in quelle tragedie un
inesorabile conto alla rovescia verso le sventure della nostra famiglia. Per niente. Ascoltavo le notizie
allo stesso modo di sempre, come se non avessero nulla a che vedere con me. Che mi piaccia o meno,
mi ero trasformata da un cane sciolto, da una globetrotter, in un'altra di quelle madri bianche e
benpensanti che popolano i sobborghi, e non potevo che essere infastidita dai mortiferi scatti di follia
che si verificavano nella mia trib.
Provavo un pesante disprezzo per quei ragazzi, che non erano capaci di sottomettersi alle
fidanzatine infedeli, ai compagni di classe bisognosi, o alle disattenzioni dei genitori single che
lavoravano, che non potevano sopportare le miserabili giornate trascorse nelle loro miserabili scuole
pubbliche nel modo in cui tutti noi tiravamo avanti, senza che i loro problemi dozzinali si intagliassero
nelle vite delle altre famiglie. Era la stessa vanit insignificante che spingeva i ragazzini, per lo pi sani
di mente, a incidere i loro tristi nomi sui monumenti nazionali. E l'autocommiserazione! Quel tizio
miope, Woodham, a quanto pare aveva consegnato un bigliettino a un amico prima di scatenare
l'inferno con il fucile da caccia del padre: Per tutta la vita sono stato ridicolizzato. Sempre battuto,
sempre odiato. Puoi tu, societ, biasimarmi per quello che ho fatto?. E io pensavo: S, piccola merda!
All'istante.
Michael Carneal, a Paducah, era un tipo simile: sovrappeso, dileggiato, si dibatteva in mezzo
alle sue miserie come se cercasse di fare il bagno in un pantano. Ma non aveva mai avuto problemi
disciplinari in passato; la peggior cosa che era stato sorpreso a fare era guardare Playboy Channel alla
televisione. Carneal si distinse per aver aperto il fuoco su un gruppo di preghiera. Riusc a uccidere tre
studenti e a ferirne cinque, ma a giudicare dalla lettura al funerale (porgi l'altra guancia) e dagli
striscioni misericordiosi alle finestre della classe  in uno dei quali c'era un cuore con dentro non solo
la foto delle vittime ma anche quella di Carneal  i rinati si vendicarono perdonandolo a morte.
La sera di ottobre in cui giunsero le notizie da Pearl, esplosi davanti al Jim Lehrer Newshour.
Ges, qualcuno lo chiama pivello o gli d una spinta in corridoio, e lui all'improvviso se ne esce con i
suoi oh, oh, ora faccio una strage a scuola, mi devo liberare da questa terribile pressione! Da quando
in qua i ragazzini americani sono cos mollaccioni?
Gi, me lo chiedevo anch'io convenisti. Che ne  stato delle scazzottate in cortile?
Rischiano di sporcarsi le manine. Chiamai nostro figlio, che scivolava dietro di noi, diretto in
cucina; aveva origliato, cosa che di regola preferiva, piuttosto che partecipare alle discussioni familiari.
Kevin, i ragazzi alla tua scuola non sistemano mai le divergenze con una buona vecchia scazzottata?
Kevin si ferm a guardarmi; doveva sempre soppesare se quello che gli avevo domandato
meritasse o meno una risposta. La scelta delle armi, disse alla fine  met della battaglia.
Cosa significherebbe?
Woodham  debole, flaccido, impopolare. Se facesse a pugni non avrebbe speranze. Le
mezzeseghe compensano lo svantaggio con una 30 millimetri. Scelta intelligente.
Non troppo intelligente dissi, accalorata. Ha sedici anni. In molti stati  il limite minimo per
essere processato come un adulto. Butteranno via la chiave. (In effetti a Luke Woodham furono
comminati tre ergastoli, e 140 anni extra, per sicurezza.)
E allora? chiese Kevin, con un sorriso distante. La vita del tizio era gi finita. Si  divertito
finch  durata, pi di quanto molti di noi faranno mai. Buon per lui.
Calmati, Eva intervenisti, prima che io saltassi in piedi. Tuo figlio ti sta provocando.
Per la maggior parte della sua vita, i problemi di Kevin, erano stati di poco conto. Era
intelligente ma odiava la scuola; aveva pochi amici, e l'unico che conoscevamo era un ipocrita; c'erano
stati tutti quegli incidenti poco chiari, da Violetta a, continuiamo a chiamarla cos, Alice, che avevano
lanciato l'allarme a un volume che, a quanto pare, solo io riuscivo a sentire. Eppure il carattere si
esprime con notevole uniformit, che si manifesti in un supermercato o su un campo di battaglia. Per
me, tutto quello che riguardava Kevin era parte di un puzzle. Per evitare che le mie teorie sulla sua
predisposizione esistenziale sembrino troppo ampollose, riduciamo il collante delle sue azioni a una
sola parola: ripicca.
Quindi, quando due poliziotti di Orangetown si presentarono alla porta di casa nostra in quella
sera del 1997, con Kevin e il disgustoso Leonard Plugh, tu eri sconvolto, mentre io mi aspettavo quella
visita gi da tempo.
Cosa posso fare per voi, agenti? ti sentii dire.
Signor Katchadourian?
Plaskett correggesti, e non era la prima volta. Ma sono il padre di Kevin.
Stavo aiutando Celia a fare i compiti a casa, e arrivai alle tue spalle, rimanendo nascosta in
corridoio, spinta da un'eccitazione voyeuristica.
Abbiamo ricevuto una segnalazione dalla stradale, e abbiamo trovato vostro figlio e il suo
amico sul cavalcavia. Sono scappati quando ci hanno visti, ma mi sembra evidente che fossero loro i
ragazzini che gettavano dei detriti sulla strada.
Sulle auto? domandasti. O sulla carreggiata vuota?
Non sarebbe stato un bel gioco nemmeno sulla carreggiata vuota ringhi il secondo agente.
Erano solo dei gavettoni, pap! disse Kevin da dietro il poliziotto. So che la sua voce stava
cambiando, Franklin, ma ogni volta che parlava con te, saliva di un'ottava.
Il nostro agente non ha parlato di palloncini d'acqua ribatt il secondo poliziotto, che
sembrava il pi inviperito. Erano pietre. E abbiamo controllato la strada su entrambi i lati del
cavalcavia: era coperta di frammenti di mattoni.
Mi feci avanti preoccupata. Qualcuno  rimasto ferito?
Grazie al cielo nessuno  stato colpito direttamente ammise il primo agente. Questi ragazzi
sono stati davvero molto fortunati.
Non sei certo fortunato, borbott Lenny se ti becca la polizia.
Cerca di non sfidare la fortuna, ragazzo disse il poliziotto con la testa pi calda. Ron, ti dico
che dovremmo...
Senta signor Plastic intervenne il primo poliziotto. Abbiamo passato al computer il nome di
vostro figlio, e abbiamo visto che  incensurato. Da quanto mi sembra viene da una buona famiglia.
(Come  ovvio buona significava ricca.) Perci lasceremo andare il giovanotto con un ammonimento.
Ma prendiamo questo genere di cose molto sul serio...
Cavolo, lo interruppe il collega qualche anno fa uno stronzetto ha lanciato una moneta
contro una donna che andava a cento all'ora. Ha sfondato il parabrezza e l'ha colpita in fronte.
Ron lanci al partner un'occhiata come a dire che non vedeva l'ora di andarsene a bere un caff
da Dunkin' Donuts. Spero che farete una bella ramanzina a questo giovanotto.
Come? domandai.
Penso che non avesse idea dei rischi che stava correndo dicesti tu.
Gi convenne il secondo poliziotto.  questa la cosa divertente di lanciare mattoni dal
cavalcavia. Sembra una cosa innocua.
Apprezzo la sua generosit, signore recit Kevin al primo agente. Ho imparato la lezione,
signore. Non accadr mai pi, signore.
I poliziotti devono essere abituati a sentirsi chiamare signore in quel modo; non sembrarono
esaltarsi troppo. Non saremo altrettanto generosi una seconda volta, amico, disse il poliziotto
scorbutico questo  sicuro.
Kevin si volt verso di lui e lo guard dritto negli occhi, i suoi scintillarono; a quanto pare si
capirono. Sebbene fosse stato preso dalla polizia per la prima volta nella sua vita (almeno per quanto ne
sapevo io), non era affatto sconvolto. E grazie anche per il passaggio a casa. Ho sempre sognato di
fare un giro su un'auto della polizia... signore.
Il piacere  tutto mio rispose il poliziotto con calma. Ma scommetto che non sar il tuo
ultimo giro su una bianca e nera... amico.
Mi eri parso cos tranquillo e cortese durante quello scambio di battute, e quando ti voltasti fui
sorpresa di notare che il tuo volto era livido, acceso dalla rabbia. Afferrasti nostro figlio per il braccio e
gridasti: Avresti potuto provocare un tamponamento a catena. Una strage, cazzo.
Arrossii di soddisfazione, feci un passo indietro e lo lasciai a te. Se uno di quei mattoni avesse
sfondato un parabrezza, il mio piccolo giubilo sarebbe stato rimpiazzato dalla terribile angoscia che,
poco pi tardi, avrei sperimentato abbondantemente. Ma siccome la calamit ci era stata risparmiata,
potevo canticchiare dentro di me, come facevano i bambini al parco giochi, ti hanno beccato,
pa-pa-pero. Perch ero cos esasperata! La sequela interminabile di disavventure che costellavano la
veglia di Kevin, per te non avevano mai nulla a che vedere con lui. Alla fine era arrivata la polizia  a
cui tu, il signor repubblicano amico di Reagan, non potevi non credere  e aveva colto il nostro piccolo
perseguitato con le mani nel sacco, e io mi godevo la vittoria.
Benvenuto nella mia vita, Franklin pensai. Divertiti.
Celia non era abituata a vederti maltrattare suo fratello, e cominci a piagnucolare. La rispedii a
fare i compiti in cucina, dicendole che i poliziotti erano nostri amici e volevano solo assicurarsi che
stessimo bene, mentre tu trascinavi Kevin in camera sua.
Ero cos eccitata che non riuscivo a dedicarmi alla lettura di Celia sugli animali della fattoria.
Le urla svanirono incredibilmente presto; di certo non ti raffreddavi cos in fretta quando eri arrabbiato
con me. Pensai che fossi passato a una disapprovazione controllata, che per molti figli  molto pi
devastante della rabbia. Io avevo tentato di scuotere Kevin sia con la severa gravit che con il
disprezzo, ed ero lieta che ora anche tu sperimentassi quel genere di impotenza. Era l'unica ragione per
cui riuscii a trattenermi dallo scivolare lungo il corridoio e mettermi a origliare dietro l'uscio.
Quando alla fine venisti fuori, ti chiudesti la porta della camera di Kevin dietro le spalle, con
grande solennit, ma la tua espressione, mentre entravi nella zona cucina, era pacifica. Considerai che
tirare fuori tutta quella riprovazione e quel disprezzo forse ti aveva ripulito, e quando ti avvicinasti,
diedi per scontato che mi avresti comunicato che genere di punizione gli avevi inflitto, cos avremmo
fatto squadra per mantenerla. Speravo che avessi individuato qualche castigo nuovo, severo, che
avrebbe punto nostro figlio sul vivo: io non c'ero mai riuscita. Dubitavo che fosse davvero pentito di
aver lanciato quei mattoni, ma magari eri riuscito a persuaderlo che la delinquenza minorile era un
errore strategico.
Senti sussurrasti.  stata un'idea di Lenny, e Kevin l'ha seguito perch pensava che
avrebbero tirato solo qualche gavettone. Pensava che i palloncini sarebbero scoppiati sul vetro, e sai
quanto i ragazzini trovino divertente quel genere di cose. Gli ho detto che anche un palloncino
esplodendo avrebbe potuto spaventare l'automobilista e rivelarsi pericoloso, e lui ha risposto che ora se
ne rende conto.
E... dissi. E... i mattoni?
Be', avevano finito i palloncini. Kevin ha detto che prima che lui se ne accorgesse Lenny ha
preso una pietra  magari era un pezzo di mattone  mentre arrivava una macchina. Kevin ha subito
detto a Lenny di non farlo, che qualcuno poteva farsi male.
Gi dissi, con ironia.  proprio una frase da Kevin.
Immagino che Lenny sia riuscito a tirare un paio di mattoni in strada, prima che Kevin potesse
convincerlo a smetterla. E a questo punto  arrivata la polizia. Pare che fossero ancora l, sai, a
cazzeggiare, quando gli agenti li hanno sorpresi.  stata una cosa molto stupida  l'ha ammesso anche
lui  ma per un ragazzo che non ha mai avuto problemi con la legge, quei lampeggianti blu devono
essere stati davvero spaventosi, e senza contare che...
Hai sempre detto che Kevin  un ragazzo molto intelligente. Qualunque frase usciva dalla
mia bocca risultava greve, ingiuriosa. Secondo me ha pensato, eccome.
Mamma...
Tesoro, interruppi Celia vai a finire i compiti, va bene? Pap sta raccontando alla mamma
una storia proprio carina, e la mamma non vede l'ora di sentire come va a finire.
Comunque, riprendesti sono scappati. Non sono arrivati molto lontano, perch Kevin si 
reso conto che fuggire era una follia e ha afferrato la giacca di Lenny per fermarlo.  venuto fuori che
il nostro amico Lenny Pugh non era incensurato: aveva fatto una volta il vecchio giochetto dello
zucchero nel serbatoio di benzina, o qualcosa del genere. Gli avevano detto che se lo avessero sorpreso
di nuovo a fare qualsiasi cosa, lo avrebbero incriminato. Kev sapeva che lui, visto che aveva la fedina
pulita, sarebbe stato lasciato libero con un ammonimento. Per questo ha detto ai poliziotti di essere
stato lui ad avere l'idea, e di aver tirato soltanto lui i mattoni. Devo dire che, ora che la questione si 
chiarita, mi sento un po' in colpa per averlo aggredito in quella maniera.
Ti guardai con finta ammirazione. E gli hai anche chiesto scusa?
Certo. Alzasti le spalle. I genitori devono avere il coraggio di ammettere quando
commettono un errore.
Mi trascinai fino a una sedia al tavolo della cucina; dovevo sedermi. Ti versasti un bicchiere di
succo di mela, che io rifiutai (perch non avevi il coraggio di dire che avresti voluto bere qualcosa di
forte?). Prendesti una sedia anche tu e ti chinasti verso di me, con fare amichevole, come se tutto quel
fraintendimento fosse destinato a fare di noi una famiglia ancora pi legata, complice: ti ricordi di
quella terribile storia del cavalcavia?
Sai una cosa? dicesti, e prendesti un sorso di succo. Abbiamo avuto una discussione
bellissima, sul valore della lealt, capisci? Quando proteggere gli amici... dove porre il limite se fanno
qualcosa che tu trovi sbagliato... fino a che punto devi essere disposto a sacrificarti per un compagno.
Io l'ho messo in guardia, prendendosi la colpa ha rischiato di finire nei guai. Lo avrebbero potuto
incriminare. Ammiro il gesto, ma non sono sicuro che Lenny Pugh lo meritasse, e gliel'ho detto.
Ragazzi dissi. Non gliele hai mandate a dire.
Girasti la testa verso di me. Sei sarcastica?
Va bene, visto che tu non intendevi prestarmi soccorso, mi sarei versata un po' di vino da sola.
Tornai a sedere e dopo aver svuotato il bicchiere in due sorsi dissi:  una storia molto intricata. Perci
non ti dispiace chiarire un paio di punti?.
Spara.
Lenny cominciai. Lenny  un verme.  davvero un po' stupido. Mi ci  voluto un po' per
capire cosa in lui potesse affascinare Kevin. Poi ci sono arrivata. Sta proprio l il fascino.  uno stupido
verme suggestionabile.
Aspetta, neanche a me piace molto, ma stupido...
Ti ho raccontato che una volta li ho sorpresi in giardino, e Lenny aveva i pantaloni abbassati?
Eva, dovresti sapere come sono i ragazzi nel periodo della pubert. La cosa pu imbarazzarti,
ma sperimentano...
Kevin non aveva i pantaloni abbassati. Lui era completamente vestito.
Be', cosa dovrebbe significare?
Che Lenny non  un suo amico, Franklin. Lenny  il suo schiavo! Lenny fa tutto quello che
Kevin gli ordina di fare, e pi la cosa  degradante, meglio ! Perci la prospettiva che quel miserabile,
rimbambito, leccapiedi possa aver avuto l'idea di fare quello che hanno fatto, che sia stato il capobanda
in quell'impresa e che abbia trascinato il povero e virtuoso Kevin, be',  assolutamente ridicola!
Vuoi abbassare la voce? E non penso che tu abbia bisogno di un altro bicchiere di vino.
Hai ragione. Quello di cui ho bisogno  una bottiglia di gin, ma mi devo accontentare del
Merlot!
Senti, avr anche fatto una stupidaggine, e di questo abbiamo gi discusso, ma per assumersi la
responsabilit ci vuole fegato, e io sono orgoglioso di...
Mattoni lo interruppi. Sono pesanti. Sono grandi. I muratori non conservano i mattoni sui
cavalcavia. Come ci sono arrivati l?
Pezzi di mattone. Ha detto pezzi.
S. Mi caddero le braccia. Sono sicura che Kevin abbia detto pezzi.
Eva,  nostro figlio. Dovremmo avere un po' di fiducia.
Ma la polizia ha sostenuto... Lasciai il pensiero a met, avevo perso ogni entusiasmo. Mi
sentivo come quegli avvocati ostinati che sanno che la giuria  gi a favore della parte avversa, ma che
devono continuare comunque a fare il loro lavoro.
La maggior parte dei genitori, dicesti si sforza dicapire i figli, e non di appellarsi a
qualsiasi...
Io cerco di capirlo. La rabbia mi port ad alzare la voce; dall'altra parte del muro divisorio
Celia si mise a piagnucolare. Vorrei che lo facessi anche tu!
Certo, vai a tranquillizzare Celia borbottasti quando mi alzai. Vai ad asciugare gli occhi di
Celia e ad accarezzare i capelli d'oro di Celia, e vai a fare i compiti con Celia, perch non voglia il
cielo che impari a fare qualcosa da sola. Nostro figlio  stato appena fermato dalla polizia per qualcosa
che non ha fatto, ed  piuttosto scosso, ma non importa, perch Celia deve avere il suo latte con i
biscotti.
Giusto ribattei. Perch uno dei nostri figli sta imparando a scrivere il nome degli animali
della fattoria, mentre l'altro tira i mattoni alle macchine dai cavalcavia.  ora che cominci a riconoscere
la differenza.
Ero molto arrabbiata per quella serata, e sprecai la giornata successiva alla AWAP,
chiedendomi tra me e me come avessi fatto a sposare un completo imbecille. Scusa. Sono stata
meschina, ma non ti ho mai detto cosa scoprii per caso quel pomeriggio. Forse ero solo imbarazzata, o
forse troppo orgogliosa.
La frustrazione e la rabbia mi impedivano di fare alcunch, cos approfittai di essere il capo e
me ne andai a casa prima. Quando arrivai e mandai via il baby-sitter di Celia, Robert, sentii delle voci
in fondo al corridoio. Sembrava che lo stupido verme suggestionabile non avesse avuto nemmeno il
buon senso di starsene alla larga per un paio di giorni, perch riconobbi la sua vocina nasale, querula,
che usciva dalla camera di Kevin. Stranamente, la porta era aperta; ma del resto sarei dovuta tornare
due ore pi tardi. Quando mi diressi verso il bagno, non stavo proprio origliando, ma... oh, s, lo
ammetto, origliavo. La voglia di ascoltare da dietro quella porta si era impossessata di me la sera prima,
e ora persisteva.
Ehi, hai visto che il culo grasso di quel poliziotto penzolava dentro i pantaloni? rievocava
Lenny. Scommetto che se quel tizio prende una buca mentre corre, gli salta la cintura.
Kevin non pareva condividere gli schiamazzi di Lenny. Gi, be' disse. Gli  andata bene che
c'era il signor Plastic. Ma avresti dovuto vedere la scena qua dentro, Pugh. Sembrava uscita da
Dawson's Creek. Nauseante, cazzo. Pensavo che sarei scoppiato a piangere prima della pubblicit.
Ehi, sei bravo amico, come con quei due poliziotti. Sei stato cos forte, amico, pensavo che
quel grassone di merda ti avrebbe portato da qualche parte e ti avrebbe preso a calci in culo, perch lo
stavi facendo andare fuori di testa, cazzo. Signore, le ripeto con maggior convinzione che mi  venuta a me...
 venuta a me, non mi  venuta a me, ritardato. E ricordati, testa di cavolo, mi devi un favore.
Certo, fratello. Ti devo un gran favore. Mi hai tolto dai guai, come un supereroe, come... come Ges!
Dico sul serio, tipo. Questa storia ti coster una cifra disse Kevin. Perch il tuo numero di
bassa lega rischia di danneggiare seriamente la mia reputazione. Io ho degli standard. Tutti sanno che
ho degli standard. Ti ho salvato il culo questa volta, ma non aspettarti il sequel, tipo Ti salvo il culo,
parte II. Non mi piace essere associato a questa merda. Sassi dal cavalcavia.  una stronzata trita. Non
ha classe,  trita, cazzo.
Eva.
...
.
...
FINE Parte 2.